Rassegna Stampa Estera su Riforma Università

Il decreto legge sull’università

Pubblicato Giovedì 13 Novembre 2008 in Svizzera

[La Pagina]

Archiviato il decreto sulla scuola divenuto legge dello Stato, con una serie di “ritorni” (voti, voto in condotta, maestro unico o prevalente, educazione civica, durata di almeno cinque anni per i libri di testo) ma anche con una serie di polemiche e proteste che hanno coinvolto opposizioni, studenti, genitori e docenti, mischiando tutto, scuola elementare e Università, enfatizzando i tagli – pur necessari, visti gli enormi sprechi – e minimizzando i problemi dell’Università (baronie, scarsa formazione, nepotismo, stipendifici vari, eccetera), ecco un altro decreto della Gelmini, questa volta sull’Università, preceduto da un metodo diverso.

Le proteste esplose qualche settimana fa (e che ancora non si sono placate) avevano messo in luce che non si protestava contro un provvedimento di riforma, che non c’era, ma contro i tagli che ci saranno in misura lieve nel 2009 e più pesante nel 2010 e 2011, tagli peraltro decisi dalla Finanziaria approvata in luglio e definiti da Giulio Tremonti necessari per lottare contro gli sprechi e contro la crisi, per procedere ad una razionalizzazione delle risorse e all’affermazione del merito e della qualità.

Ebbene, per evitare un “errore” di comunicazione e di metodo (coinvolgimento delle opposizioni e delle parti interessate), il ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, raccogliendo suggerimenti e proposte – tra l’altro apparse sulla stampa e provenienti sia da esponenti delle opposizioni che da singole personalità di opposte tendenze (come Francesco Giavazzi sul Corriere della Sera o Stefano Zecchi su Il Giornale) – ha convinto il Consiglio dei ministri ad approvare un decreto legge sulle linee guida e su alcuni punti urgenti della materia e, successivamente, dei disegni di legge di riforma dell’Università.

Questi metodi hanno determinato l’apertura delle opposizioni (“Queste linee guida sono assolutamente condivisibili. Ne prendo atto con soddisfazione”, ha detto Antonio Rusconi, capogruppo Pd in commissione Istruzione) e l’inizio di una svolta nella politica sull’Università. In attesa dunque dei disegni di legge, in fase di preparazione, il decreto della svolta contiene alcuni punti ritenuti importanti.

Il primo riguarda i concorsi già banditi per circa 4-5000 posti e di cui, a detta di varie personalità che operano nell’Università, già si conoscono i vincitori, che sono poi docenti e ricercatori “protetti” e spesso entrati senza alcun vaglio.

Siccome non è possibile annullare i concorsi, secondo i suggerimenti pubblicati sulla stampa, i membri delle commissioni verranno sorteggiati tra una rosa di docenti eletti. Ciò che dovrebbe fornire una migliore (certamente non totale) garanzia d’imparzialità. Il secondo punto è che a partire dal 2009 per ogni docente che va in pensione verranno assunti due ricercatori che dovrebbero assicurare il ricambio generazionale.
Il terzo punto riguarda il finanziamento di 500 milioni di euro destinati alla ricerca, ma non a tutte le Università, solo a quelle con una riconosciuta produzione scientifica. Il quarto punto prevede che le Università con bilanci in perdita non possano bandire concorsi per l’assunzione di personale docente e amministrativo.

Infine, stanziati 150 milioni per borse di studio a studenti meritevoli e senza mezzi.

fonte: http://italiadallestero.info/archives/1955