Cronaca di un evento annunciato: approvato il Decreto Gelmini

Università, il decreto Gelmini è legge:

ecco tutte le novità

ROMA (8 gennaio) – Trasparenza nei concorsi, stop alle baronie, più spazio ai giovani, premi agli atenei con bilanci virtuosi e giro di vite per quelli in rosso: il decreto a firma Maria Stella Gelmini è legge. Con 281 voti a favore, 196 contrari (Pd e Idv), e 28 astenuti (Udc), l’aula di Montecitorio ha approvato in via definitiva il testo in materia di Università. Il ministro dell’Istruzione nega di aver ceduto alle pressioni dell’opposizione: sul maestro unico, dice, «nessuna marcia indietro».

continua su: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=41300&sez=HOME_SCUOLA

Università, è legge il decreto Gelmini

Il ministro: «Merito, trasparenza e gestione virtuosa: cambio così». Il Pd: non riforma ma tagli

ROMA – La Camera (281 sì e 196 voti contrari) ha approvato in via definitiva il decreto Gelmini sul riordino del sistema universitario. Sul decreto, contro il quale in novembre si era mobilitata la protesta di studenti e docenti, il governo aveva chiesto la fiducia. Voto a favore della maggioranza, no di Pd e Italia dei Valori, con dure critiche basate sulla stima dei tagli che il decreto comporta mentre l’Udc si è astenuta «per offrire un’apertura di credito nei confronti del ministro Mariastella Gelmini». Che , dal canto suo, è naturalmente soddisfatta del risultato raggiunto: «L’università oggi cambia: valorizzato il merito, premiati i giovani, affermata la gestione virtuosa degli atenei e introdotta più trasparenza nei concorsi all’Università per diventare professori o ricercatori. Da questi tre pilastri non si potrà prescindere». Ecco i punti principali del decreto.

continua su : http://www.corriere.it/politica/09_gennaio_08/universita_gelmini_013f6532-dda2-11dd-9758-00144f02aabc.shtml

8 Gennaio 2009

Riforma universitaria: Governo di baroni


Sono passati solo pochi mesi dal ddl Gelmini sulla riforma scolastica e ci ritroviamo nelle stesse condizioni iniziali: uno spot elettorale. Il lupo perde il pelo ma non il vizio! Questo Governo continua a manifestare con i fatti l’espressione più ampia della libertà dell’uomo: l’incoerenza! Questa riforma universitaria l’hanno definita un passo avanti verso la meritocrazia. Ma in che maniera può esserlo, se l’unico cambiamento in materia universitaria è quello di portare da tre a cinque i membri della commissione esaminatrice per i concorsi di prima fascia? Se ci fosse stata davvero la volontà di dare un’innovazione autentica all’università italiana, che langue sui bassi fondi delle classifiche europee, avrebbero dovuto prevedere i concorsi su base nazionale e non locale; avrebbero dovuto riformare il criterio della valutazione dei titoli ed inficiare le pubblicazioni con 10/20 nomi che servono solo a traghettare persone estranee alla ricerca nell’Olimpo dei più famosi scrittori. Bamboccioni onniscienti che spaziano nelle più svariate discipline, risultando sempre presenti in ogni lavoro. La riforma non prevede alcuna verifica che attesti che gli studi siano avvenuti realmente, né quale sia il contributo di ciascun autore. Non è prevista l’abolizione dei profili professionali di comodo, quelli che in gergo universitario vengono definiti “medaglioni” cuciti su misura sui candidati destinati a vincere i concorsi. Persiste l’eccessiva frammentazione dei settori scientifico disciplinari che conferiscono autonomia e potere a comunità piccolissime di studiosi, altro che i “macro-settori” da noi auspicati! La nuova normativa ignora totalmente gli studiosi europei esperti e scienziati nel settore per la valutazione dei candidati, limita la selezione oggettiva del candidato e conferisce uno strapotere tutto italiano ai professori di prima fascia che, nel giro di tre o quattro concorsi ritornano ad essere i giudici indiscussi di tutte le competizioni che avvengono nei nostri Atenei: “questa volta ti sistemo il figlio di Tizio, la prossima volta mi fai vincere il figlio di Caio!”
Queste sono solo alcune delle modifiche sostanziali necessarie a cambiare in meglio la nostra università che ci saremmo aspettati, e quella dell’Idv, non è una critica pregiudiziale al provvedimento di questo Governo che, anche nel campo dell’università e della ricerca ha inteso per la nona volta porre la fiducia.
È necessario convincersi che bisogna per prima cosa stroncare il fenomeno del nepotismo, se vogliamo davvero aprire le nostre università ai più virtuosi ed intercettare il merito. Nelle università italiane si perpetuano da anni sempre gli stessi cognomi e si effettuano le programmazioni concorsuali ad hoc, prima ancora che il rampollo di turno giunga alla laurea. Da più parti d’Italia ci segnalano che già durante la scuola di specializzazione i figli della baronia al potere vincono il concorso per ricercatore. Discenti e docenti allo stesso tempo! È qualcosa di incredibile! Sarebbe bastato inserire un solo articolo nel provvedimento, che ora si è trasformato in legge attraverso la fiducia, per vietare l’accesso al ruolo di ricercatore a chiunque non abbia effettuato un dottorato post-specializzazione. Ma purtroppo questo non è stato fatto e ancora oggi dovremo assistere al fenomeno, solo italiano, che gli specializzandi-ricercatori di chirurgia insegnino chirurgia nelle nostre facoltà di medicina pur non avendo nessuna esperienza chirurgica. Oppure, sarebbe bastato impedire, con un altro articolo, la partecipazione ai concorsi nelle università ai candidati che hanno un parente stretto che riveste un ruolo apicale in quell’ateneo . Ma nulla di fatto! Ancora oggi, dopo l’approvazione di questo decreto legge, i trucchi per vincere i concorsi universitari sono tutti possibili: il predestinato vincitore, non appena laureato, viene inserito in tutte le pubblicazioni scientifiche, gli si fortifica il curriculum e quando le carte sono a posto gli viene bandito il concorso. Un concorrente per un solo posto!
Non è questa la strada per intercettare il merito, cari signori del Pdl, e quello della riforma universitaria appare più un mero spot elettorale che una reale volontà di cambiare le cose da parte di questo Governo… di baroni!

fonte: http://italiadeivalori.antoniodipietro.com/articoli/informazione/riforma_universitaria_governo.php

Da leggere ASSOLUTAMENTE il libro:

Roberto Perotti
L’università truccata
Gli scandali del malcostume accademico. Le ricette per rilanciare l’università

La fotografia impietosa di una catastrofe educativa che pesa sul futuro dell’Italia. Ma anche la coraggiosa proposta di alcune riforme semplici e radicali, per rompere definitivamente con decenni di palliativi.

«Dalle umiliazioni inflitte ai giovani “cervelli” messi in fuga agli ipocriti bla-bla a favore della ricerca, dalle carriere spettacolari a dispetto del merito agli stipendi che mortificano i più bravi in nome dell’anzianità, dal familismo accademico all’incapacità di rinnovarsi, confrontarsi, attirare studenti e professori dall’estero. Un libro che, senza concedere nulla alla demagogia, è il più duro atto di accusa contro l’università italiana. Vista dall’interno».

Gian Antonio Stella

L’università italiana è malata da tempo, prigioniera di interminabili diatribe su ogni minuzia normativa e di inutili appelli al civismo e alla magistratura. Un luogo ingiusto, che favorisce i privilegiati e non incoraggia i più meritevoli. Un’organizzazione che non può funzionare, priva com’è di adeguati incentivi e meccanismi di sanzione. Perché nelle aule universitarie italiane nessuno viene premiato se ha successo nella ricerca e nell’insegnamento. E nessuno paga per i propri fallimenti. Il libro di Perotti è la fotografia impietosa di una catastrofe educativa che pesa sul futuro dell’Italia. Ma anche la coraggiosa proposta di alcune riforme semplici e radicali, per rompere definitivamente con decenni di palliativi.

Praticamente ogni ministro ha legato il proprio nome a una rivoluzione dell’università italiana, suscitando dibattiti infiniti su ogni comma di legge. Ma un osservatore esterno che guardasse ai risultati invece che ai mille rivoli delle normative non si accorgerebbe di nulla, eccetto che di un aumento esponenziale della regolamentazione e del clientelismo.
Il tema essenziale di questo libro è che l’università italiana non si riforma con nuove ondate di regole, prescrizioni e controlli, né con gli inutili appelli al civismo e alla magistratura. Ciò che serve è una cosa sola: abbandonare l’illusione di poter controllare tutto dal centro e introdurre invece un sistema di incentivi e disincentivi efficaci. Dove sia nell’interesse stesso degli individui cercare di fare buona ricerca e buona didattica ed evitare comportamenti clientelari. Un sistema in cui ogni ateneo possa fare quello che vuole, ma dove chi sbaglia sia chiamato a pagare. Un sistema che elimini la straordinaria iniquità attuale, in cui le tasse di tutti finanziano l’università gratuita dei più abbienti. �

fonte: http://www.einaudi.it/einaudi/ita/catalogo/scheda.jsp?isbn=978880619360&ed=87

Recensioni di DoctorGray su:

https://doctorgray.wordpress.com/2008/11/23/luniversita-truccata-di-rperotti/

Anche su Anobii :

http://www.anobii.com/books/LUniversit%C3%A0_truccata/9788806193607/01c91adca53ec2d42f/

Recensione del libro su:
http://moloch981.splinder.com/post/19328695/L%27universit%C3%A0+truccata

http://moloch981.blogspot.com/2008/12/luniversit-truccata.html

http://controcorrente.ilcannocchiale.it/post/2090817.html

http://www.campus.it/blog/2008/10/15/luniversita-e-truccata/

Non mi esprimo al riguardo in quanto TUTTI gli STUDENTI univeristari hanno l’obbligo di informarsi circa l’argomento.
In un Paese come l’Italia nel quale alcuni articoli della Costituzione vengono continuamente “ridicolizzati” da condotte che ci vengono fatte apparire come “virtuose”, l’unica cosa da fare (non mi stancherò mai di ripeterlo!!) é:

a)Aprire gli occhi ; sicuramente non piazzarli davanti alla TV in modo acritico… e ricordiamoci che il diverso non è sempre male!!

b)Accendere il CERVELLO, attivando il programma : ANALISI CRITICA di qualsiasi fonte di informazione (giornali, TV, web, libri,ecc.)

c) Accettare un confronto costruttivo; ognuno ha il diritto di esprimere la propria opinione.

d)Informatevi, informatevi, informatevi!!

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Ultim’ora : Notizie sulla Riforma Gelmini

fonte: http://news.google.it/news?hl=it&q=universit%C3%A0&um=1&ie=UTF-8&sa=N&tab=wn


Corriere della Sera
Università, il decreto Gelmini approvato al Senato senza l’Udc
Corriere della Sera – 49 minuti fa
Blocco turn-over per atenei in rosso e nuove regole per l’assunzione di docenti ROMA – Il Senato ha approvato il decreto Gelmini sull’Università. il
Senato, via libera al decreto sull’Università. Il Pd: «Manchevole L’Unità
UNIVERSITA‘: GELMINI, PRIMA VOLTA AGGANCIAMENTO A MERITO La Repubblica
Università, in decreto al Senato entrano norme “anti-baroni” Reuters Italia
Il TempoCorriere della Sera
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Corriere della Sera
UNIVERSITA‘: AULA MAGNA OCCUPATA ALLA SAPIENZA, FRATI SE NE VA
La Repubblica – 30 minuti fa
Con un autentico blitz gli studenti che protestavano all’interno della Sapienza hanno trovato un varco e sono riusciti ad entrare nell’Aula magna dove si
UNIVERSITA‘: RETTORE FRATI IRRITATO PER INTERRUZIONE STUDENTI AGI – Agenzia Giornalistica Italia
Il rettore costretto a lasciare l’aula La Stampa
Università. Bloccata l’inaugurazione dell’anno accademico alla (ami) Agenzia Multimediale Italiana
RomagnaOggi.itCorriere della Sera
e altri 67 articoli simili »

Appunti sulla situazione Universitaria

Art. 16.

Facoltà di trasformazione in fondazioni delle università

1. In attuazione dell’articolo 33 della Costituzione, nel rispetto delle leggi vigenti e dell’autonomia didattica, scientifica, organizzativa e finanziaria, le Università pubbliche possono deliberare la propria trasformazione in fondazioni di diritto privato. La delibera di trasformazione e’ adottata dal Senato accademico a maggioranza assoluta ed e’ approvata con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze. La trasformazione opera a decorrere dal 1° gennaio dell’anno successivo a quello di adozione della delibera.

2. Le fondazioni universitarie subentrano in tutti i rapporti attivi e passivi e nella titolarità del patrimonio dell’Università. Al fondo di dotazione delle fondazioni universitarie e’ trasferita, con decreto dell’Agenzia del demanio, la proprietà dei beni immobili già in uso alle Università trasformate.

3. Gli atti di trasformazione e di trasferimento degli immobili e tutte le operazioni ad essi connesse sono esenti da imposte e tasse.

4. Le fondazioni universitarie sono enti non commerciali e perseguono i propri scopi secondo le modalità consentite dalla loro natura giuridica e operano nel rispetto dei principi di economicità della gestione. Non e’ ammessa in ogni caso la distribuzione di utili, in qualsiasi forma. Eventuali proventi, rendite o altri utili derivanti dallo svolgimento delle attività previste dagli statuti delle fondazioni universitarie sono destinati interamente al perseguimento degli scopi delle medesime.

5. I trasferimenti a titolo di contributo o di liberalità a favore delle fondazioni universitarie sono esenti da tasse e imposte indirette e da diritti dovuti a qualunque altro titolo e sono interamente deducibili dal reddito del soggetto erogante. Gli onorari notarili relativi agli atti di donazione a favore delle fondazioni universitarie sono ridotti del 90 per cento.

6. Contestualmente alla delibera di trasformazione vengono adottati lo statuto e i regolamenti di amministrazione e di contabilità delle fondazioni universitarie, i quali devono essere approvati con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze. Lo statuto può prevedere l’ingresso nella fondazione universitaria di nuovi soggetti, pubblici o privati.

7. Le fondazioni universitarie adottano un regolamento di Ateneo per l’amministrazione, la finanza e la contabilità, anche in deroga alle norme dell’ordinamento contabile dello Stato e degli enti pubblici, fermo restando il rispetto dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario.

8. Le fondazioni universitarie hanno autonomia gestionale, organizzativa e contabile, nel rispetto dei principi stabiliti dal presente articolo.

9. La gestione economico-finanziaria delle fondazioni universitarie assicura l’equilibrio di bilancio. Il bilancio viene redatto con periodicità annuale. Resta fermo il sistema di finanziamento pubblico; a tal fine, costituisce elemento di valutazione, a fini perequativi, l’entità dei finanziamenti privati di ciascuna fondazione.

10. La vigilanza sulle fondazioni universitarie e’ esercitata dal Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze. Nei collegi dei sindaci delle fondazioni universitarie e’ assicurata la presenza dei rappresentanti delle Amministrazioni vigilanti.

11. La Corte dei conti esercita il controllo sulle fondazioni universitarie secondo le modalità previste dalla legge 21 marzo 1958, n. 259 e riferisce annualmente al Parlamento.

12. In caso di gravi violazioni di legge afferenti alla corretta gestione della fondazione universitaria da parte degli organi di amministrazione o di rappresentanza, il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca nomina un Commissario straordinario, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, con il compito di salvaguardare la corretta gestione dell’ente ed entro sei mesi da tale nomina procede alla nomina dei nuovi amministratori dell’ente medesimo, secondo quanto previsto dallo statuto.

13. Fino alla stipulazione del primo contratto collettivo di lavoro, al personale amministrativo delle fondazioni universitarie si applica il trattamento economico e giuridico vigente alla data di entrata in vigore del presente decreto.

14. Alle fondazioni universitarie continuano ad applicarsi tutte le disposizioni vigenti per le Università statali in quanto compatibili con il presente articolo e con la natura privatistica delle fondazioni medesime.

fonte: http://www.camera.it/parlam/leggi/08133l.htm

Fondazione (ente)

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Una Fondazione, secondo l’ European Foundation Centre [1] di Bruxelles, è “un ente privato senza finalità di lucro”, che ha a disposizione un patrimonio da destinare a determinati scopi. La fondazione è costituita da un fondatore, ma anche da più persone congiuntamente o da più persone giuridiche. Le fondazioni vengono solitamente costituite per l’amministrazione di lasciti, da parte di persone facoltose, che verranno poi impiegati secondo le volontà del mecenate che le ha costituite. La fondazione è un ente che è dotato di una propria organizzazione e di propri organi di governo; usa le proprie risorse finanziarie per scopi culturali, educativi, religiosi, sociali, scientifici o altri scopi di utilità pubblica; un esempio a tutti noto di fondazione è quella realizzata dal fisico Alfred Nobel, l’inventore della dinamite, che ogni anno insignisce del premio omonimo personaggi che si sono distinti nel campo delle arti, delle scienze e per il bene dell’umanità. Come ogni organizzazione anche la fondazione deve dotarsi di uno statuto, ovvero, un insieme di norme che ne regolino l’attività.

La disciplina giuridica delle fondazioni, per quanto riguarda l’Italia, è esposta principalmente nel Primo libro del Codice civile, art. 14 e seguenti.

fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Fondazione_(ente)

Dalle fondazioni universitarie alle università fondazione: variazioni su un medesimo tema?

Alessandro Somma

“Questa trasformazione radicale è la facoltà di trasformazione degli atenei in fondazioni:
soluzione elaborata da un ministro interessato a contenere la spesa pubblica e non anche
ad individuare le linee si sviluppo del sapere e della ricerca. Un ministro che ciò
nonostante si muove secondo uno schema politico e culturale tanto definito quanto
pericoloso e quindi da contrastare con decisione: lo schema per cui privato è bello.
Si badi però: esso non è il frutto di elaborazioni che provengono dal centro destra.
All’avanzata del privato hanno fornito un contributo rilevante anche gli esecutivi di
centro sinistra: l’attuale accanimento contro l’università pubblica ha radici bipartisan.
È tempo di rendersene conto ed è tempo di elaborare soluzioni alternative e di
individuare il modo di renderle patrimonio della società.”

“È difficile individuare un criterio tecnico certo per comprendere se un certo intervento
normativo incentiva o meno la privatizzazione. Troppo complesse e difficilmente
intelleggibili sono le formule giuridiche utilizzate per riformare la vita di enti – o di
porzioni di essi – che prima era facile qualificare come pubblici o privati.
Dalle difficoltà si può uscire solo adottando un criterio politico, che potrebbe suonare
all’incirca nel modo seguente: è pubblico il soggetto la cui vita dipende da scelte operate
all’interno della sua comunità di riferimento secondo criteri di tipo democratico, mentre è
privato il soggetto le cui scelte sono sottratte al vaglio di quella comunità. In base a
questo criterio, ad esempio, è privato il servizio di erogazione dell’acqua se gestito da chi
risponde ad azionisti – pubblici o privati che siano – in quanto tali interessati
all’incremento degli utili. Non lo è invece se il servizio risponde ai cittadini, i quali ben
possono avere interesse ad attività incapaci di produrre utili, ma pur sempre idonee a
soddisfare diritti di cittadinanza.
Come vedremo è sulla base del criterio politico che entrambe l’istituzione di fondazioni
universitarie e la nascita di università fondazione costituiscono ipotesi di privatizzazione
degli atenei: soluzione in linea con l’idea – una vera e propria ideologia – secondo cui il
meccanismo di mercato consente di ottenere risultati più apprezzabili rispetto a quelli
assicurati dal meccanismo democratico.
2
Questa ideologia, applicata al mondo del sapere e della ricerca, sottrae il controllo sulle
scelte dell’università alla sua comunità di riferimento – personale tecnico amministrativo,
personale docente, studenti, cittadini, realtà culturali ed economiche del territorio – e lo
affida ai soggetti che provvedono al suo finanziamento. In tal modo si realizza un
ridimensionamento della spesa pubblica: questo è indubbio. Ma si realizza anche uno
snaturamento di ciò che è e deve restare un bene comune – il sapere e la ricerca appunto –
se vuole continuare ad assolvere alle funzioni che la Costituzione italiana gli ha affidato.
Solo quando l’arte e la scienza sono libere (art. 33) l’istruzione è realmente aperta a tutti
(art. 34). E solo a queste condizioni il sapere e la cultura sono elementi di crescita
democratica e non invece fredde voci di bilancio dell’ente che le amministra.”

“Certo contrapporsi ad un simile disegno non è cosa facile. La Conferenza dei Rettori
delle Università italiane ha espresso una contrarietà netta ai tagli di bilancio, ma è rimasta
ambigua sulla facoltà di trasformazione degli atenei in fondazioni private (evidentemente
pesa ancora la spaccatura provocata dal cosiddetto club dei diciannove atenei d’élite).
Impedire la privatizzazione sarà difficile anche perché i decreti legge devono essere
convertiti in legge dal Parlamento entro sessanta giorni (art. 77 Cost.): quindi – nel caso
del D.L. 112 – entro il 24 agosto. E questo è un tempo troppo ristretto per poter
concordare un nuovo testo con la maggioranza: è un tempo appena sufficiente a
pianificare un’opposizione intransigente.
Ma anche dopo l’estate ci sarà da lottare e discutere in modo condiviso e magari anche di
ciò che l’università ha per troppo tempo trascurato: il suo essere una componente della
società. L’università pubblica o è questo o non è.”
( continua all’indirizzo/fonte: http://www.unife.it/comunicazione/materiali/manovra-economica-2008-e-universita-di-ferrara/relazioni-assemblea-generale-di-ateneo-8-luglio-2008/Fondazioni%208%20luglio%202008%20Alessandro%20Somma%20.pdf )

Costituzione Italiana

Art. 33.

L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento.

La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi.

Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.

La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali.

È prescritto un esame di Stato per l’ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi e per l’abilitazione all’esercizio professionale.

Le istituzioni di alta cultura, università ed accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato.

Art. 34.

La scuola è aperta a tutti.

L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita.

I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.

La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.

fonte: http://www.quirinale.it/costituzione/costituzione.htm

“Mozione CRUI sul DL 112/2008

MOZIONE APPROVATA DALL’ASSEMBLEA GENERALE
Roma, 24 luglio 2008

L’Assemblea della CRUI, riunita il 24 luglio 2008, presa visione della versione del decreto legge 112/2008 predisposto dal Governo e appena votato dalla Camera dei Deputati, ribadisce la valutazione fortemente negativa già espressa lo scorso 3 luglio sul significato complessivo del provvedimento e in particolare sui tagli progressivi del FFO collegati alla limitazione del turn over e al riassorbimento delle risorse derivanti dalle cessazioni dal servizio. Valutazione che ha trovato ampio riscontro nelle numerose prese di posizione, istituzionali e spontanee, del mondo universitario.

Il Paese deve sapere che con tale misura, se mantenuta e non modificata, si determinerà una condizione finanziaria del tutto incontrollabile e ingestibile, con effetti dirompenti per gli atenei. Si renderà sempre più difficile l’ingresso nei ruoli di giovani di valore; peggiorerà il livello di funzionalità delle Università, anche come conseguenza dell’ulteriore mortificazione delle condizioni retributive del personale tecnico e amministrativo; diventerà sempre più difficile se non impossibile reggere alla concorrenza/collaborazione in atto a livello internazionale; si annullerà di fatto il fondamento stesso dell’autonomia universitaria, come definita negli anni ‘90, basata sulla gestione responsabile dei budget.”
fonte: http://www.crui.it/HomePage.aspx?ref=1539


Università : Protesta contro DL Gelmini n°133

Riporto una serie di articoli inerenti la protesta “quasi nazionale” in merito alle nuove riforme in materia Universitaria.

SCUOLA: FIRENZE, 5MILA IN PIAZZA, UN NECROLOGIO APRE IL CORTEO

(AGI) – Firenze, 10 ott. – Una bara nera, all’interno un necrologio: “Qui giace l’Universita’ pubblica”, ha aperto il corteo di stamane che ha visto sfilare per le vie del centro di Firenze circa 5mila studenti..

A TORINO IN PIAZZA 20MILA STUDENTI E RICERCATORI

Studenti e ricercatori insieme in piazza a Torino per protestare contro la riforma Gelmini.

UNIVERSITA’

Studenti a lezione a Ponte Vecchio
per protestare contro i tagli del Governo

Tra gli archi del Corridoio vasariano, i negozi di oreficeria famosi nel mondo e la curiosità dei turisti, un centinaio di studenti del Polo di Scienze ha fatto lezione per protestare contro i tagli all’Università previsti dal Governo. Dopo Ponte Vecchio le lezioni si sono spostate in piazza Pitti e in piazza della Signoria

“I ricercatori di Scienze erano stati i primi a partire, presentando le famose «rinunce» rifiutandosi di tenere regolarmente i loro corsi. Al centro di tutto, la Legge 133, i suoi tagli all’università pubblica — 1,5 miliardi di euro — il blocco delle assunzioni e la possibilità data alle facoltà di trasformarsi da enti pubblici a fondazioni private.”

UNIVERSITA’: DONZELLI “PROTESTE PREVENTIVE PER TUTELARE LA CASTA”

“Il Ministro Gelmini che ha portato una ventata di efficienza e trasparenza nella scuola, terrorizza la casta accademica. Se la scuola stava rischiando di trasformarsi in un ammortizzatore sociale, l’università italiana rappresenta da tempo la palude della meritocrazia, le sabbie mobili dell’efficienza e la negazione della trasparenza. La casta accademica, autoreferenziale e scelta per cooptazione, vede come fumo negli occhi l’ipotesi che in Italia si scoperchi la pentola dei privilegi accademici. Per questo pochi e potenti professori stanno manovrando gruppetti di studenti un po’ ruffiani e molto faziosi nell’occupare le facoltà e ad inventare proteste. Si tratta solo di proteste preventive, di messaggi intimidatori al Governo.” Dichiara Giovanni Donzelli, presidente nazionale di Azione Universitaria e componente l’esecutivo nazionale di AN-PDL.”

Considerazioni sul suo blog di uno studente univeristario: http://dottorbarbieri.blogspot.com/2008/10/mio-dio.html

Decreto (Gelmini) legge 137/2008

Decreto Legge 137/2008

Fonte: Sito del Parlamento Italiano

Art. 7.
Sostituzione dell’articolo 2, comma 433, della legge 24 dicembre 2007, n. 244.

1. Il comma 433 dell’articolo 2 della legge 24 dicembre 2007, n. 244, e’ sostituito dal seguente:

«433. Al concorso per l’accesso alle scuole di specializzazione mediche, di cui al decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 368, e successive modificazioni, possono partecipare tutti i laureati in medicina e chirurgia. I laureati di cui al primo periodo, che superino il concorso ivi previsto, sono ammessi alle scuole di specializzazione a condizione che conseguano l’abilitazione per l’esercizio dell’attività professionale, ove non ancora posseduta, entro la data di inizio delle attività didattiche di dette scuole immediatamente successiva al concorso espletato.».

Articoli Correlati

Tutte le novità in arrivo
per la scuola e l’università

di Nicoletta Cottone

“Arriva una precisazione anche per l’accesso alle scuole di specializzazione medica: l’abilitazione alla professione medica deve essere conseguita entro l’inizio delle attività didattiche della scuola. Ecco, voce per voce, le novità contenute negli 8 articoli del decreto legge.

Accesso alle scuole di specializzazione medica (articolo 7). Al concorso per l’accesso alle scuole di specializzazione mediche possono partecipare tutti i laureati in medicina e chirurgia. Questi laureati sono ammessi alle scuole di specializzazione a condizione che conseguano l’abilitazione per l’esercizio dell’attività professionale, se non ancora posseduta, entro la data di inizio delle attività didattiche delle scuole immediatamente successiva al concorso espletato.”

fonte: Il Sole 24 Ore

“Muro contro muro della regione toscana contro la riforma Gelmini

Sulla scuola muro duro della Regione Toscana contro le nuove riforme del ministro Gelmini. La giunta regionale ha espresso la volontà di fare ricorso alla Corte Costizionale contro il decreto 112 del governo per quanto riguarda l’organizzazione della rete scolastica. L’ha annunciato l’assessore all’istruzione, formazione e lavoro Gianfranco Simoncini, dopo aver incontrato i sindacati scuola (Cgil, Cisl, Snals, Gilda-Unams) per cercare di far chiarezza sui nuovi provvedimenti.”

fonte: Panorama

Vedi anche

fonte: http://www.gopetition.com/online/19725.html

Richiesta di modifica delle regole dei concorsi a ricercatore

Published by petizione-ricercatori on Jun 03, 2008
Closed on Jun 20, 2008
Category: Education
Region: Italy
Target: Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca