Caso Eluana Englaro: analisi attraverso gli articoli di giornale

Oltre allo scontro ideologic che ha visto contrapporsi religiosi contro laici, politici contro altri politici, a completare il quadro si inserisce anche un presunto “impeachment” Campidoglio/Palazzo Chigi.

Ed Eluana è sempre meno rispettata, in tutto e per tutto.

3 Febbraio 2009

Eluana, un calvario lungo 17 anni


DICIASSETTE anni tra la vita e la morte. Di seguito, le tappe che hanno segnato la lunga e drammatica vicenda di Eluana Englaro.

18 gennaio 1992 – Dopo un incidente d’auto, Eluana, vent’anni, entra in uno stato vegetativo. E’ ricoverata a Lecco.

1993 – A un anno dall’incidente, la regione superiore del cervello di Eluana è andata incontro a una degenerazione definitiva. I medici non lasciano alcuna speranza di ripresa.

continua su Repubblica.it

fonte: http://www.repubblica.it/2009/01/sezioni/cronaca/eluana-eutanasia-6/eluana-tappe-vicenda/eluana-tappe-vicenda.html

la scheda

Coma, stato vegetativo, morte cerebrale
tutti i termini della fine della vita

Le definizioni spesso sono male utilizzate anche dalla classe medica. Ecco il glossario corretto

ROMA – Chiarezza sui termini. Sulle parole che definiscono condizioni di vita paragonabili a quelle di Eluana Englaro, da 17 anni in stato vegetativo. Proprio così. Stato vegetativo e nient’altro. Dal 2002 infatti a livello internazionale non si usa più aggiungere gli aggettivi “permanente” e “persistente”. Viene semplicemente indicato da quanto tempo questa situazione è in atto. Nel caso di Eluana dunque si dovrebbe dire “in stato vegetativo da 17 anni”. Continua la confusione, invece. In una vicenda tanto drammatica, mentre una donna è al centro di una contesa che ha coinvolto i vertici dello Stato, si ricorre a una terminologia spesso errata. Anche giovedì il responsabile del centro nazionale trapianti del ministero del Welfare, Alessandro Nanni Costa, è dovuto intervenire con un lungo comunicato dove si precisava, a proposito di alcune affermazioni riportate da organi di stampa e televisione, la differenza profonda tra il coma, lo stato vegetativo e la morte cerebrale. Proprio per riportare ordine lo scorso novembre la commissione sugli stati vegetativi nominata da Eugenia Roccella, sottosegretario al Welfare, aveva divulgato un glossario di termini spesso male utilizzati anche dalla classe medica. Cerchiamo di fare chiarezza.

COMA – E’ una condizione clinica che deriva da un’alterazione del regolare funzionamento del cervello. Lo stato di coscienza è compromesso. Anche nei casi più gravi di coma le cellule cerebrali sono vive ed emettono un segnale elettrico che viene rilevato dall’elettroencefalogramma e altre metodiche. Esistono diversi stadi di coma, un processo dinamico che può regredire o progredire, e che dalla fase acuta può prolungarsi fino allo stato vegetativo. Siamo in presenza di pazienti vivi che devono ricevere ogni cura.

STATO VEGETATIVO – Le cellule cerebrali sono vive e mandano segnali elettrici evidenziati dall’elettroencefalogramma. Il paziente può respirare in modo autonomo, mantiene vivacità circolatoria, respiratoria e metabolica. Lo stato vegetativo non è mai irreversibile.

[ Anche in questo caso l’autrice, peccando di presunzione, vuol passare davanti a chi l’anatomo-fisiologia del sistema nervoso centrale l’ha studiata. Basta leggere un qualsiasi libro di neuroscienze per sapere che, nello stato vegetativo, le cellule piu corticali del telencefalo , e non tutte le cellule dell’encefalo, sono morte. Inoltre l’elettroencefalografia riesce a comprendere l’andamento delle cellule in toto del cervello.]

MORTE CEREBRALE – Le cellule cerebrali sono morte, non mandano segnale elettrico e l’elettroencefalogramma risulta piatto. Nella morte cerebrale il paziente perde in modo irreversibile la capacità di respirare e tutte le funzioni cerebrali, quindi non ha controllo delle funzioni vegetative (temperatura corporea, pressione arteriosa, diuresi).. Questa condizione coincide con la morte della persona.


<!–
OAS_AD(‘Bottom1’);
//–>

LO STATO DI ELUANA – Lo chiarisce Alessandro Nanni Costa: «Il suo cervello pur avendo perso gran parte delle funzioni mantiene vitalità tale da rendere possibili la respirazione autonoma, l’attività circolatoria, quella metabolica e un controllo delle cosiddette funzioni vegetative (temperatura corporea, pressione arteriosa, diuresi)».

Margherita De Bac
06 febbraio 2009

fonte: http://www.corriere.it/cronache/09_febbraio_06/eluana_scheda_termini_be372e2c-f47c-11dd-952a-00144f02aabc.shtml

2 Febbraio 2009

Eluana trasferita a Udine nella notte

Il neurologo: «Il sondino non verrà staccato per i primi tre giorni». Davanti alla clinica esponenti di associazioni


<!–
OAS_AD(‘Bottom1’);
//–>

MILANO – Eluana Englaro alle 5,30 è giunta in ambulanza alla casa di cura La Quiete di Udine. Il padre, che è arrivato in Friuli nel pomeriggio, aveva chiesto e ottenuto l’autorizzazione per portare via la figlia dalla clinica Beato Talamoni di Lecco dove era ricoverata e dare corso al decreto dei giudici milanesi che avevano autorizzato nello scorso luglio a interrompere alimentazione e idratazione artificiali della giovane.

fonte: http://www.corriere.it/cronache/09_febbraio_02/eluana_englaro_via_clinica_2b9264b2-f164-11dd-b48f-00144f02aabc.shtml

2 Febbraio 2009
CASO ENGLARO Eluana a Udine per morire
18.00  –  Barragan: «Inconcepibile ucciderla così»
È «inconcepibile pensare di uccidere una persona in questo modo»: lo ha affermato il presidente del Pontificio consiglio per gli operatori sanitari, Javier Lozano Barragan riferendosi  all’interruzione dell’idratazione e dell’alimentazione per Eluana Englaro. «Quanto sta accadendo – ha aggiunto il cardinale – è un atto di antiumanesimo».

17.20  –  Popolo della vita, a Roma candele accese tutta la notte
«Non permettiamo di spegnere la speranza, non permettiamo di spegnere una vita». È quanto dichiara Alfredo Iorio al margine del presidio per la speranza contro il “viaggio della morte” di Eluana che si è svolto alle 16 a P.zza Montecitorio da parte di militanti e simpatizzanti del Popolo della Vita. Al grido “Lasciatela vivere” numerosi partecipanti hanno manifestato contro il distacco del sondino e la sospensione dell’alimentazione ad Eluana che avverrà fra tre giorni presso la clinica La Quiete di Udine dove Eluana è stata trasferita oggi da Lecco. Alla chiusura del sit-in il Popolo della Vita lancia un appello. «Mettere una candela sul davanzale delle nostre finestre e tenerle accesa tutta la notte. Un atto per fare luce nelle menti di chi si sta apprestando a sancire per Eluana la prima esecuzione capitale nella storia della nostra Repubblica».

17.00  –  Beppino Englaro: «Non parlerò più»
«Fino alla fine di questa vicenda  non parlerò più. Poi si vedrà se avrà un senso parlare oppure no»: lo ha detto in serata, a Udine, Beppino Englaro, papà di Eluana.

16.35  –  Schifani: «Serve una legge, non lasciare sole le famiglie»
«È il momento della vicinanza, della riflessione e della responsabilita». Lo ha dichiarato il Presidente del Senato, Renato Schifani, in merito agli ultimi sviluppi della vicenda di Eluana. «Quanto sta avvenendo pone ormai con drammaticità la necessità di un intervento legislativo che sappia prevenire e affrontare situazioni davanti alle quali le famiglie e le persone non possono essere lasciate sole. E apprezzo pienamente il lavoro che, con convinzione e prudenza, il Senato sta portando avanti per giungere al più presto a un risultato concreto sul tema del testamento biologico». Il Presidente del Senato ha proseguito invitando tutti a mettere da parte le diverse visioni politiche, per risolvere in breve tempo un problema «che lascia ciascuna coscienza divisa e incerta, qualunque sia la decisione che ritenga giusta». »L’immagine di Eluana – ha concluso Schifani – qualunque siano le convinzioni personali di ciascuno di noi, ci angoscia e rimane davanti a nostri occhi».

15.43  –  Napolitano: «Ora serve una legge sul testamento biologico»
In Italia nessuno parla di introdurre l’eutanasia, ma il caso di Eluana Englaro impone una pronta approvazione della legge sul testamento biologico che regoli i momenti finali della vita. Giorgio Napolitano, in visita di stato nel Granducato del Lussemburgo, sottolinea che si tratta di «questioni delicate» che necessitano di una «discussione pacata». Tutto questo «nulla ha a che vedere con l’eutanasia». Il caso Englaro nasce attorno al fatto che «la Cassazione ha colmato un vuoto legislativo, il quale deve essere colmato in modo definitivo dal Parlamento».

15.26  –  Beppino Englaro è giunto a Udine
Beppino Englaro è giunto a Udine alle 15.26. Ha raggiunto lo studio dell’avvocato Giuseppe Campeis per un colloquio. Englaro è arrivato da solo con la sua Bmw grigio metallizzata.

15.07  –  Una decina di esposti alla procura di Udine: «Lasciarla morire è reato»
Una diecina di esposti sono giunti oggi alla Procura della Repubblica di Udine e alla Questura del capoluogo friulano perchè intervengano per evitare l’interruzione dell’alimentazione e dell’idratazione di Eluana Englaro. Fra i vari esposti vi è quello inviato dall’avv. Paolo Panucci di Lecco e da un gruppo di legali lombardi alle Procure e alle Questure di udine e Lecco. Nell’esposto, ora all’esame dei magistrati friulani, i legali chiedono “di intervenire per evitare che si commetta un reato, che – ha spiegato l’avv.Panucci – sarebbe quello di omicidio in una delle sue diverse configurazioni giuridiche”. Secondo i legali, che – ha spiegato Panucci – hanno promosso l’iniziativa a titolo personale – il decreto della Corte di Appello di Milano “autorizza il padre di Eluana a interrompere l’alimentazione e l’idratazione forzata, ma non esonera i medici dall’obbligo di intervenire per evitare la morte della donna». Per Panucci e gli altri legali, inoltre, «il consenso alla sospensione deve essere personale, certo, attuale e permanente sino alla data dell’intervento sanitario, cosa che – a loro parere – non si configura nel caso di Eluana».

15.02  –  Scienza & Vita: «Invochiamo una vera e propria ingerenza umanitaria»

«Dinanzi alla tragedia che si sta consumando a Udine e alla decisione di togliere l’acqua e il cibo a Eluana Englaro, invochiamo una vera e propria ingerenza umanitaria, in nome di un sacrosanto principio di precauzione che solo per lei non si vuole applicare». Così si esprime l’Associazione Scienza & Vita che da sempre sostiene che «la giovane Eluana è una persona in condizione di massima fragilità, un grande disabile, a cui si dovrebbe sentire l’urgenza di garantire il necessario per continuare a vivere, ovvero l’idratazione e l’alimentazione che non dovrebbero mai essere negate alle persone, e sono migliaia in Italia, che versano nelle stesse condizioni». Scienza & Vita pertanto annuncia che metterà in essere ogni tentativo, anche sul territorio friulano, perché emerga «il dissenso popolare rispetto alla scelta della magistratura italiana». «Siamo convinti – aggiunge l’Associazione – che il sentimento popolare diffuso sia quello per la salvaguardia della vita e che la fuga in avanti della magistratura, che ha rafforzato le convinzioni della famiglia, rappresenti un gravissimo strappo alla coesione sociale del nostro Paese». «L’ingerenza umanitaria – precisa Scienza & Vita – dovrà trovare forme rispettose sia delle leggi, delle sentenze come della sensibilità della famiglia. Ma non ci si può chiedere il silenzio dinanzi ad un atto, togliere l’acqua e il cibo a un disabile, che è semplicemente disumano. Noi continueremo a dare voce a chi ritiene la vita un bene supremo indisponibile e che la medicina debba curare e non dare la morte».

14.02  –  Formigoni: «Amarezza, ma almeno non siamo stati complici»
Resta «l’amarezza e la compassione nei confronti di Eluana che viene portata verso un esito tragico» ma il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, ha aggiunto che c’è anche la «consapevolezza di aver fatto tutto il possibile per evitare la tragedia». Preso atto del trasferimento di Eluana Englaro, in coma vegetativo da 17 anni, verso una clinica di Udine dove verrà assistita nella sospensione dell’alimentazione, Formigoni ha commentato: «Volevano che fossimo complici in questa cosa terribile, ma non l’hanno ottenuto. Volevano che il sistema sanitario regionale e quello nazionale fossero gli esecutori di questa sentenza. Non l’hanno ottenuto. Hanno dovuto agire loro ed Eluana non è in questo momento sotto la responsabilità del sistema sanitario nazionale. Questa – per Formigoni – è una cosa importante».

14.00  –  Fini non ha certezze né religiose né scientifiche: «Rispetto i genitori»
«Invidio chi ha certezze sul caso Englaro. Personalmente non ne ho, nè religiose nè scientifiche. Ho solo dubbi, uno su tutti: qual è e dov’è il confine tra un essere vivente e un vegetale? Penso che solo i genitori di Eluana abbiano il diritto di fornire una risposta. E avverto il dovere di rispettarla». È quanto afferma il Presidente della Camera dei deputati, Gianfranco Fini.

13.48  –  Il Sottosegretario Roccella: «Sentenza incompatibile con il servizio sanitario nazionale»
C’è una «incompatibilità oggettiva tra il Servizio sanitario nazionale e l’applicazione del decreto della Corte d’appello di Milano» che autorizza la sospensione dei trattamenti di nutrizione e idratazione artificiale ad Eluana Englaro. Lo ha affermato il sottosegretario alla salute Eugenia Roccella. «Chiederemo informazioni dettagliate alla Clinica La Quiete di Udine, sul protocollo e le modalità amministrative, e chiederemo se è vero che Eluana Englaro non è stata ricoverata a scopo di cura. Vigileremo e, come ministero – ha detto Roccella – faremo in modo di assicurare che siano rispettate le regole del Ssn».

13.19  –  La Cei: «Al di là delle intenzioni, questa è un atto di eutanasia»
Togliere il sondino a Eluana Englaro, «al di là delle intenzioni», rappresenta un atto di eutanasia. Lo ha ribaddito il segretario della Cei, mons. Mariano Crociata, esprimendo però vivinanaza agli Englaro, una famiglia «così duramente provata». «È a tutti evidente – ha spiegato il vescovo – che qualsiasi azione volta a interrompere idratazione e alimentazione si configura come un atto di eutanasia, quali che siano le intenzioni. Da parte nostra – ha aggiunto – osiamo ancora sperare nella forza della preghiera che vinece le resistenze più nascoste e siam vicini alla famiglia, così duramente provata, e alle suore di Lecco che hanno amorevolmente assistito Eluana».

10.22   –  Il ministro Sacconi «Stiamo valutando la situazione»
«Stiamo valutando la situazione, anche dal punto di vista formale, alla luce delle situazioni di fatto e di diritto che saranno esaminate. Ma ben al di là di queste valgono interrogativi che mi auguro tutti vogliano porsi senza assolute certezze e con il rispetto di tutte le posizioni». Lo ha detto il ministro del Welfare Maurizio Sacconi in merito a eventuali provvedimenti sul caso Englaro, intervenendo a Panorama del Giorno, condotto da Maurizio Belpietro su canale 5. «Io credo che da un lato sia doverosa la comprensione verso il dramma della famiglia – ha proseguito il ministro – dall’altro è doveroso un diffuso interrogativo nella nostra società e nelle nostre istituzioni circa il senso della vita e della morte e circa anche le caratteristiche di questa specifica vicenda».

Eluana, ha spiegato il ministro, «si trova in uno stato vegetativo, non in una condizione di morte cerebrale tanto che nessuno ha ipotizzato l’espianto degli organi per lei nell’attuale condizione, che non è sottoposta a un accanimento terapeutico, ma piuttosto ad alimentazione e idratazione attraverso un sondino in quanto non è in grado di provvedere a se stessa, che è in una condizione di molti disabili, e non ha espresso una volontà che deve essere acclarata da una certificazione, come probabilmente chiederà la nuova legislazione».

«Di fronte a tutto questo – ha concluso Sacconi – ho pensato che fosse giusto adottare un principio di cautela, un principio di prudenza, in assenza di una legislazione specifica».

10. 05  –  È già pronta l’équipe che la farà morire
Sarà l’associazione “Per Eluana” – composta dal primario Amato De Monte e da altri medici e tecnici specializzati – ad attuare, alla Quiete di Udine il protocollo di distacco del sondino che tiene in vita Eluana Englaro. Lo ha detto oggi l’avvocato Giuseppe Campeis che assiste la famiglia Englaro. L’associazione è stata costituita con atto notarile la scorsa settimana a Udine. Ha stilato un’intesa con Beppino Englaro e, sulla base della sentenza della Corte d’Appello di Milano, anche un rigido protocollo che porterà gradualmente al distacco del sondino. Eluana, per tre giorni, continuerà infatti ad essere alimentata, come a Lecco.

Solo in un secondo tempo sarà attuato il protocollo. Campeis – che non è voluto entrare nella diatriba morale e politica della vicenda – si è solo limitato a dire che «lo stato di irreversibilità della donna era stato acclarato tre anni dopo l’incidente. Ed è stato confermato da 14 anni di stato vegetativo. Insomma – ha detto Campeis – una prognosi che ha trovato riscontro nella realtà». All’associazione ‘Per Eluanà è stato delegato – in base all’accordo con papà Beppino – l’aspetto sanitario del protocollo che prevede «tutta una serie di procedure e di particolari  – ha concluso Campeis – che in parte erano stati già previsti nel protocollo con la clinica «Città di Udine».

Ieri sera. Ha lasciato la sua casa, quella che l’ha accolta e curata negli ultimi quindici anni, di notte. A nulla sono valsi gli appelli delle suore, che così tanto avevano pregato perché fosse loro lasciata, perché potessero continuare a darle l’amore – solo quello, oltre al cibo e all’acqua – che chiedeva. Eluana Englaro è giunta all’alba alla casa di cura “La Quiete” di Udine, in ambulanza. Lo ha riferito oggi un dipendente della struttura sanitaria precisando che l’ambulanza che trasportava la donna è arrivata qualche minuto prima delle 6 del mattino ed è entrata da un ingresso secondario, ma senza fornire altri dettagli.

Appena appresa la notizia le diverse associazioni che hanno da sempre difeso il diritto alla vita di Eluana si sono date appuntamento davanti alla clinica per una manifestazioni di solidarietà.

A Udine Eluana era sola con il medico. Il padre Beppino si è fermato a Bergamo. Il protocollo per farla morire ora prevede il prosieguo dell’alimentazione forzata per tre giorni, poi l’avvio della procedura di distacco del sondino attraverso il quale la ragazza viene alimentata. Eluana in queste condizioni potrebbe sopravvivere per più di due settimane.

Flick (Corte costituzionale): preoccupazione per il conflitto politico

Cei: «Eluana, è eutanasia. Ora si preghi»
Fini: «Rispettare decisione dei genitori»

No comment di Berlusconi. Monsignor Crociata «È il momento di tacere».
Sacconi: «Stiamo valutando il caso»


OAS_AD(‘Bottom1’);

ROMA – La Cei e il Vaticano tornano all’attacco sulla vicenda di Eluana Englaro, la ragazza in stato vegetativo da 17 anni che è stata trasferita nella clinica di Udine dove sarà staccato il sondino che la tiene in vita. «Interrompere alimentazione e idratazione è eutanasia – dice monsignor Crociata -. Ora è il momento di tacere. Chi crede, prega». È «inconcepibile pensare di uccidere una persona in questo modo», ha aggiunto il presidente del Pontificio consiglio per gli operatori sanitari, Javier Lozano Barragan. E mentre il premier, Silvio Berlusconi, preferisce non intervenire sulla vicenda, a parlare per il governo è il sottosegretario alla Salute, Eugenia Roccella: «C’è una incompatibilità oggettiva – dice – tra il Servizio sanitario nazionale e l’applicazione del decreto della Corte d’appello di Milano» che autorizza la sospensione dei trattamenti di nutrizione e idratazione artificiali. «Chiederemo informazioni dettagliate alla clinica La Quiete di Udine sul protocollo e le modalità amministrative e chiederemo se è vero che Eluana Englaro non è stata ricoverata a scopo di cura – ha aggiunto Roccella -. Vigileremo e faremo in modo di assicurare che siano rispettate le regole del Ssn»

<!–


–> <!–


–>FINI – Una voce decisamente fuori dal coro è quella del presidente della Camera, Gianfranco Fini: «Invidio chi ha certezze sul caso Englaro. Personalmente non ne ho, né religiose né scientifiche. Ho solo dubbi, uno su tutti: qual è e dov’è il confine tra un essere vivente e un vegetale? Penso che solo i genitori di Eluana abbiano il diritto di fornire una risposta. E avverto il dovere di rispettarla».

SACCONI – Il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi – che a dicembre aveva emanato un atto di indirizzo che impediva di fatto a tutte le strutture sanitarie pubbliche di dare corso alla sentenza sullo stop dell’alimentazione forzata – ha però reso noto che sta valutando il caso «anche dal punto di vista formale, alla luce della situazione di fatto e diritto. Ma oltre a questo, valgono gli interrogativi che dobbiamo porci nell’assoluto rispetto di tutte le posizioni». Il ministro, oltre a ritenere doverosa la comprensione «verso il dramma della famiglia», considera altrettanto doveroso che società e istituzioni riflettano sul senso della vita e dalla morte, «nel caso specifico di una persona che si trova in stato vegetativo, non è in una condizione di morte cerebrale tanto che nessuno ha ipotizzato l’espianto degli organi, che nell’attuale condizione non è sottoposta ad accanimento terapeutico ma piuttosto ad alimentazione e idratazione attraverso un sondino in quanto non è in grado di provvedere a se stessa, che è in una condizione di molti disabili e non ha espresso una volontà che deve essere acclarata da una certificazione come probabilmente chiederà la nuova legislazione».

<!–


–> <!–


–>VELTRONI – Per Walter Veltroni, la politica deve restare fuori da vicende così delicate. ««Io ho solo due certezze – spiega il leader del Pd. – La prima è che i genitori di Eluana sono persone che hanno dentro questo dramma e credo possano testimoniare la volontà della loro fede». La seconda certezza è che «ci sono ripetute e diverse sentenze ed è giusto che siano rispettate». Conclude Veltroni: «Più la politica si tiene fuori da vicende come questa e si impegna in Parlamento, come ha detto Napolitano, per una legge sul testamento biologico e meglio è».

FLICK – Anche il presidente della Corte costituzionale, Giovanni Maria Flick, è intervenuto sul caso Englaro. Parlando agli studenti di un istituto del Milanese ha detto di essere preoccupato perché «un problema drammatico di questo tipo è diventato oggetto di un conflitto politico ideologico di contrapposizione che sarebbe meglio non ci fosse». Flick ha detto di avere «profonda pena» per la famiglia Englaro e, in particolare, per il padre Beppino. «È diventato un tema su cui tutta l’Italia dibatte – ha osservato Flick – e penso allo strazio del padre. Credo che si debba riconoscere maggiore riservatezza e rispetto del dramma che sta vivendo».

VERONESI – Interviene anche Umberto Veronesi: «La vicenda di Eluana è giunta a un epilogo inevitabile» ha detto l’ex ministro della Salute. «Questa era la volontà di Eluana, e la volontà della persona sulle scelte che la riguardano va rispettata sempre e comunque».

03 febbraio 2009

fonte: http://www.corriere.it/politica/09_febbraio_03/sacconi_englaro_valore_vita_42648488-f1cb-11dd-9d2c-00144f02aabc.shtml

3 Febbraio 2009
La speranza non s’arrende
A Udine per vivere
In Italia non esiste la pena di morte

Non hanno voluto ascoltare la voce delle suore che, ripetuta­mente, li hanno supplicati di lasciar loro quella che dopo tanti anni di cu­re amorevoli, quotidiane, esemplari sentivano come figlia. Figlia, certo, perché si è figli di un amore, non di una sentenza, nemmeno se confer­mata dai bolli di cento tribunali e dai ragionamenti astratti di toghe che del diritto hanno fatto un teorema effe­rato.
[ Si può essere figli del padre gentico?? Un padre non è più padre se combatte una battaglia in nome della volontà della figlia? NdR ]
Sancendo la prima condanna a morte dell’Italia repubblicana. Che Eluana abbia bisogno di essere figlia di un legame vitale, in queste o­re nelle quali il suo destino si è ri­messo drammaticamente in movi­mento, appare con un’evidenza dif­ficile da respingere.

Certo, un padre c’è: ma è quello che la sottrae a ma­ni generose e care per consegnarla – pare – a un drappello di volontari del­la morte, comandati da un’ideologia disumana e da forze che nemmeno hanno il coraggio di dichiararsi. Chi avrebbe il cuore di sospenderle cibo e acqua, anche solo per rispettare u­na volontà mai davvero verificata co­me giustizia vera comanda? [ Come comanda la giustizia vera?Forse non è sufficiente ascoltare i testimoni più vicini alla persona, parenti ed amici? Certo, servirebbe una legge….ma non è colpa di Eluana se tale legge non c’è!]
In questa cornice fattasi nuovamen­te così cupa non si capisce tanta o­stinazione nel voler portare a termi­ne il disegno di soppressione di una vita misteriosa ma presente. In nome di questa vita, che la scienza ci mo­stra ogni giorno di più come terra an­cora tutta incognita, anche noi vo­gliamo essere ostinati, se occorre contro ogni evidenza: ci ostiniamo a pensare che Eluana venga trasferita altrove ma per essere curata anche là, per continuare a vivere.

continua su : http://www.avvenire.it/NR/exeres/7BBB5C98-0C66-4971-A7F5-8381779CE81A,frameless.htm?NRMODE=Published

L’ipotesi: Anticipare il provvedimento sul testamento biologico

Eluana, Berlusconi in campo
Il governo ora pensa al decreto

Il premier a sorpresa: stiamo lavorando per intervenire. E’ lite sulla clinica di Udine. Il ministero: «Non è idonea»


<!–
OAS_AD(‘Bottom1’);
//–>

ROMA – L’annuncio arriva a notte inoltrata ed è di quelli destinati a fare rumore. Il governo vuole intervenire sul caso di Eluana Englaro. L’ha spiegato il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, lasciando Palazzo Odescalchi dove ha partecipato a una festa organizzata dalla principessa Nicoletta. «Stiamo lavorando per intervenire», ha detto il Cavaliere.

L’IPOTESI DECRETO – Il governo starebbe pensando ad anticipare per decreto una parte del disegno di legge sul testamento biologico. Nelle prossime 48 ore sarà presa una decisione finale, ma è chiaro – riferiscono alcune fonti vicino all’esecutivo – che «al momento si sta monitorando la situazione per poi capire cosa fare». Il fatto è – aggiungono le stesse fonti – che la vicenda di Eluana creerebbe un precedente e la legge sul testamento biologico con il suo percorso naturale alle Camere non vedrebbe la luce prima dell’estate. Per questo motivo il governo avrebbe l’intenzione di anticipare il provvedimento. Da vagliare con cura è anche la posizione del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che non più tardi di martedì aveva auspicato sul tema l’intervento del Parlamento . Dal Colle si chiede un testo condiviso al quale partecipi anche l’opposizione.

L’AVVOCATO DELLA FAMIGLIA ENGLARO – Fino a quando saremo nella legalità non ci fermeremo»: lo ha detto l’avvocato Giuseppe Campeis, interpellato sui risultati dell’incontro fra il sottosegretario al Welfare e l’assessore regionale alla sanità del Friuli. «Noi – ha spiegato Campeis – ci fermeremo nel momento in cui c’è qualcosa di illegittimo o di illegale nella procedura o se, per ipotesi assurda, uscisse un provvedimento normativo che qualifica la condotta che stiamo tenendo come penalmente rilevante». «A quel punto – ha aggiunto Campeis – mi fermo, è chiaro: io non vado a violare assolutamente una legge, ma oggi come oggi, dalle valutazioni che abbiamo fatto, non esiste una violazione di legge. Se ci convincono che esiste, noi ovviamente ci adegueremo alla regola, specifica o generale. Viviamo o riteniamo di vivere in un Paese di diritto: se una norma ce lo vieta e siamo convinti che ce lo vieta, ci fermiamo».

IL NEUROLOGO– Intanto partirà da giovedì o venerdì la progressiva riduzione dei nutrienti per Eluana. Lo ha detto il neurologo che segue la Englaro, Carlo Alberto Defanti. «Il protocollo – ha detto Defanti – è partito nel momento del ricovero e prevede che la quantità di nutrienti venga ridotta dopo tre giorni». La riduzione dei nutrienti sarà «discrezionale», ha proseguito il neurologo, ma molto probabilmente «prevederà inizialmente una riduzione drastica, di circa il 50%, e poi sempre più graduale. Non sarà un processo brutale». Contemporaneamente ad Eluana saranno somministrate piccole dosi di sedativi «a garanzia che non provi alcuna sofferenza». Difficile prevedere il tempo di sopravvivenza: «in media questo è di due settimane, ma possono subentrare imprevisti o possono rivelarsi fibre eccezionalmente resistenti. In ogni caso è probabile che il tempo complessivo sia vicino a tre settimane».

BOSSI – Sul caso Eluana è intervenuto anche Umberto Bossi, dicendosi contrario a una legge sul testamento biologico, auspicata martedì dal presidente Napolitano. «L’appello di Napolitano a fare una legge lo capisco – spiega il leader della Lega -, ma il Parlamento non può decidere sulla nascita e sulla morte, altrimenti tutto diventa scientismo». Quanto alla vicenda personale di Eluana Englaro e del padre, «io non avrei il coraggio di staccare la spina – dice Bossi -. Io padre non avrei il coraggio di farlo. Certo tutto dipende, se non tutto, dalla fede e dalla speranza che ha un padre. Magari aspetta un miracolo del Signore, oppure che tra un anno esca un farmaco».

[ Certo, come se la situazione di Eluana fosse curabile con un farmaco…..e se uno non crede? Il Miracolo del Signore non potrà mai arrivare. Odio le prese di posizione a tutti i costi.I politici non dovrebbero parlare adducendo ideologie personali, ma fatti dimostrati ed oggettivi.]

BAGNASCO – «Se la vicenda di Eluana Englaro arriverà alla sua conclusione vuol dire che l’Italia sta scivolando verso una deriva eutanasica» ha dichiarato invece il presidente della Cei il cardinale Angelo Bagnasco. Quello attuale, ha osservato ancora Bagnasco, è «un momento grave e triste tanto più perchè la nostra cultura è impregnata, da sempre, della difesa della vita soprattutto nelle sue forme più fragili, dal suo inizio, il concepimento, alla naturale conclusione».

04 febbraio 2009(ultima modifica: 05 febbraio 2009)

fonte: http://www.corriere.it/cronache/09_febbraio_04/eluana_sacconi_idoneita_clinica_quiete_udine_2568d436-f295-11dd-8878-00144f02aabc.shtml


L’esecutivo ha messo a punto un provvedimento urgente per impedire
di fermare l’alimentazione. Sacconi: “Volontà della paziente è presunta”

Eluana, pronto il decreto del governo
Beppino: “Contro di lei violenza inaudita”

I legali: “L’ipotesi di un dl è una scelta costituzionalmente abnorme, mai successo prima”
Inchiesta a Udine sulle intenzioni espresse dalla donna. La Procura acquisisce cartella clinica

UDINE – E’ sempre più scontro sulla sospensione dell’alimentazione a Eluana Englaro. E’ pronto il decreto del governo che anticipa il testo del disegno di legge sul testamento biologico che vieta di fermare alimentazione e idratazione dei pazienti in stato vegetativo. Ma se il ministro del Welfare Sacconi alza il tiro e parla di “volontà presunta” della ragazza, il capo dello Stato avrebbe espresso dubbi sul provvedimento, così come il presidente della Camera, Gianfranco Fini. Beppino Englaro accusa: “Contro mia figlia violenza inaudita”. I suoi legali definiscono l’ipotesi di un decreto “una scelta costituzionalmente abnorme”.

La Procura della Repubblica di Udine potrebbe adottare un provvedimento cautelare che impedirebbe l’interruzione dell’alimentazione: ne ha parlato in serata uno dei legali della famiglia Englaro, l’avvocato Giuseppe Campeis che, fra le varie ipotesi, ha prospettato anche quella di un sequestro preventivo, che potrebbe riguardare la stanza dove si trova Eluana o la strumentazione utilizzata dall’equipe medica. Proprio in serata i magistrati della città friulana hanno acquisito la cartella clinica di Eluana: i carabinieri, su delega del procuratore Antonio Biancardi, hanno preso la documentazione sanitaria che si trovava nella casa di riposo “La Quiete”. Gli ostacoli all’attuazione della sentenza che permette lo stop dell’alimentazione si collocano dunque su più fronti. E se l’ipotesi del decreto tramonta dopo le perplessità del Quirinale, rimangono le strade amministrative: Sacconi potrebbe decidere di mandare gli ispettori a “La Quiete”. “Valutiamo la possibilità di fare ispezioni nella clinica”, sono state le parole del sottosegretario Roccella.

<!–
OAS_RICH(‘Middle’);
//–>


La bozza.
Il provvedimento contiene un solo articolo: “Disposizioni urgenti in materia di alimentazione e idratazione”. In attesa dell’approvazione della legge – recita il testo – “l’alimentazione e l’idratazione, in quanto forme di sostegno vitale e fisiologicamente finalizzate ad alleviare le sofferenze, non possono in alcun caso essere rifiutate dai soggetti interessati o sospese da chi assiste soggetti non in grado di provvedere a se stessi”. Il provvedimento è pronto, l’orientamento del governo, però, sarebbe sempre più prudente. Con tutta probabilità, le perplessità espresse dal Capo dello Stato, finiranno per lasciarlo a livello di bozza. Difficilmente, verrà davvero approvato dal Consiglio dei ministri che è in programma domani e che non lo vede all’ordine del giorno.

Veltroni: “Inaccettabile”.

Il cardinal Martino: “Ben venga un decreto”. La Chiesa caldeggia un intervento del governo. “Qualunque cosa si faccia per salvare la vita a un innocente è benvenuta”, dice il cardinale Martino, presidente del Pontificio consiglio di Giustizia e Pace.

Beppino: “Contro Eluana violenza inaudita”.
“Quando Eluana non ci sarà più, rientrerò in una dimensione umana, finora ho vissuto in una dimensione disumana. Mia figlia è stata violentata, continuamente invasa nel suo corpo, oggetto di una violenza che lei avrebbe definito inaudita, inconcepibile e inaccettabile”. Così si è espresso Beppino Englaro in un’intervista a Telecamere, trasmissione della Rai in onda domenica prossima.

I legali: “Scelta abnorme”.


L’annuncio.
Il neurologo Carlo Aberto De Fanti, che ha in cura Eluana, annuncia che inizierà da domani la progressiva diminuzione dei nutrienti. “L’evidenza scientifica dice che Eluana non soffrirà – spiega – morire per disidratazione in pazienti con compromissione più o meno grave del cervello è uno dei modi più dolci che si conoscano”.

Il protocollo. E’ stato messo a punto dalla casa di riposo La Quiete, dall’Azienda sanitaria Medio Friuli e dall’associazione Per Eluana (composta dal dottor De Monte, altri medici e una decina di infermieri specializzati). Un percorso sul quale Sacconi intende vedere chiaro per verificarne la legittimità o l’eventuale contrasto con i principi del servizio sanitario nazionale. Il ministero intende verificare la validità della struttura per stabilire se sia in grado di accogliere una persona in “pericolo di vita”. Secondo Sacconi e i suoi tecnici, La Quiete non avrebbe i requisiti. Per questo, ieri, è stato convocato a Roma l’assessore Kosic che si è recato nella capitale contro la volontà del governatore del Friuli Venezia Giulia, Renzo Tondo notoriamente favorevole alle posizioni di Beppino Englaro sulla sorte della donna.

(5 febbraio 2009)

Parti tratte da : Repubblica.it


L’esecutivo ha messo a punto un provvedimento urgente per impedire
di fermare l’alimentazione e l’idratazione forzata. Dubbi di Napolitano

Eluana, pronto il decreto del governo
Beppino: “Contro di lei violenza inaudita”

I legali: “L’ipotesi di un dl è una cosa abnorme, mai successo prima”
Inchiesta a Udine sulle intenzioni espresse dalla donna. Sacconi: “Sua volontà presunta”

L’ingresso della clinica di Udine

UDINE – Si fa sempre più duro lo scontro sulla sospensione dell’alimentazione a Eluana Englaro. Mentre è pronto il decreto del governo che anticipa il testo del disegno di legge sul testamento biologico che vieta di fermare alimentazione e idratazione dei pazienti in stato vegetativo – “una scelta costituzionalmente abnorme” l’hanno definita i legali della famiglia – il ministro della Salute alza il tiro e parla di “volontà presunta” della ragazza. Il capo dello Stato avrebbe congelato il decreto, mentre il padre della Englaro accusa: “Contro mia figlia violenza inaudita”.
fonte: Repubblica

«l’iter giudiziario? i parlamentari non sono stati capaci di affrontare il problema»

«Mia figlia oggetto di violenza inaudita»

L’ultima intervista rilasciata da Beppino Englaro prima che Eluana fosse trasferita a Udine

ROMA – «Mia figlia è stata violentata, continuamente invasa nel suo corpo, oggetto di una violenza che lei avrebbe definito inaudita, inconcepibile e inaccettabile». Così Beppino Englaro, padre di Eluana, durante un’intervista rilasciata alla trasmissione della Rai Telecamere e che andrà in onda domenica prossima. Mentre si discute del decreto che il governo ha preparato per vietare l’interruzione dell’alimentazione e dell’idratazione della donna in coma da 17 anni,Telecamere rende noto il contenuto dell’intervista che Beppino Englaro ha rilasciato prima che la figlia fosse trasferita alla clinica La Quiete di Udine. «Quando Eluana non ci sarà più, rientrerò in una dimensione umana, perché finora ho vissuto in una dimensione disumana. . . » ha detto Englaro.

«PARLAMENTARI INCAPACI» – Nell’intervista Englaro ha parlato delle difficoltà affrontate in tutti questi anni, da quando il 18 gennaio del 1992 sua figlia è rimasta vittima di un incidente stradale. «Ho iniziato questo iter giudiziario – ha detto – perché i parlamentari non sono stati capaci di affrontare il problema. Una legge sul testamento biologico, come ha anche detto Giovanni Flick, è indispensabile e deve garantire gli stessi diritti alle persone che sono capaci di intendere e di volere e a chi non lo è».


<!–
OAS_AD(‘Bottom1’);
//–>

«MAI PENTITO» – Alla domanda se abbia mai avuto qualche ripensamento in tutto questo tempo, Englaro ha risposto di no. «Non mi potrei mai pentire – ha continuato – a tutti ho detto che andrò fino in fondo. non è niente avere tutto il mondo contro rispetto ad avere se stessi contro. Non avessi fatto quello che ho fatto non me lo sarei mai perdonato, perchè avrei avuto contro me stesso». Quello che i coniugi Englaro hanno trovato «inconcepibile» in tutta questa vicenda è stata la difficoltà a far capire «che la libertà è fondamentale e che lasciarsi morire fa parte del diritto dell’autodeterminazione».

05 febbraio 2009

fonte: http://www.corriere.it/cronache/09_febbraio_05/eluana_intervista_beppino_98e2b318-f3a4-11dd-a8aa-00144f02aabc.shtml

Il presidente della Repubblica ha sempre detto di volere un “dibattito non frettoloso”
sulla vicenda. Con la legiferazione d’urgenza si aprirebbe un conflitto fra poteri

Eluana, i dubbi di Napolitano
Anche Fini perplesso sul decreto

Difficilmente verrà davvero messo in pista dal governo

ROMA – Il presidente della Repubblica Napolitano avrebbe espresso dubbi sul decreto legge sul testamento biologico, che di fatto bloccherebbe la procedura che porterà alla morte Eluana Englaro. L’indiscrezione è stata lanciata dall’agenzia Agi. E la stessa agenzia parla di forti perplessità anche da parte del presidente della Camera Gianfranco Fini.

La bozza di decreto c’è già e prevede il divieto di sospendere alimentazione e idratazione, ma è difficile che arrivi al Quirinale da cui sono già emersi dubbi e perplessità sull’opportunità di scegliere la strada del decreto legge.

Continua su : http://www.repubblica.it/2009/02/sezioni/cronaca/eluana-englaro/napolitano-dubbi/napolitano-dubbi.html

5 Febbraio 2009
L’appello di suor Albina
«Guardatela, vi accorgerete che vive»
«A scoltate il battito del cuore di Eluana, osservate il suo respiro, accarezzatela. Vi accorgerete che è viva, che è una persona viva. Non un caso clinico». L’ultimo appello per Eluana Suor Albina Corti lo indirizza ai sanitari della casa di riposo «La Quiete» di Udine, dove la giovane donna è stata ricoverata dopo che il padre l’ha prelevata dalla casa di cura «Beato Talamoni» di Lecco. Una replica indiretta ad Amato De Monte, il medico che ha viaggiato verso Udine in ambulanza insieme alla giovane per poche ore, ma evidentemente sufficienti per fargli dichiarare che Eluana Englaro è morta 17 anni fa, nella notte del terribile incidente stradale che le procurò gravi lesioni cerebrali.

Commento e Articolo nel Post https://doctorgray.wordpress.com/2009/02/06/semplicemente/

Il neurologo della Englaro, Defanti: basta con argomenti clinici pretestuosi
Ha predisposto con due colleghi il protocollo che accompagnerà la donna alla fine

“Ma lei avrà una morte dolcissima
la disidratazione non è dolorosa”

UDINE – Morire per disidratazione “è uno dei modi più dolci che si conoscano”. Ed Eluana non soffrirà. Carlo Alberto Defanti, il neurologo di Eluana, che insieme ad altri due medici, Gian Domenico Borasio, ordinario all’università di Monaco di Baviera, e Antonio De Monte, il primario di rianimazione che guida l’équipe della clinica friulana, ha predisposto il protocollo che dovrà accompagnarla fino all’ultimo giorno, risponde così a chi, come la comunità “Papa Giovanni XXIII” fondata da Don Oreste Benzi, ritiene che “la morte sarà consumata atrocemente”.

Professore, molti temono che Eluana andrà incontro a delle grandi sofferenze dopo la sospensione della nutrizione artificiale che, in base al vostro protocollo, dovrebbe iniziare, gradualmente, a cominciare da domani.
“Purtroppo la continua disinformazione che alcuni riversano sul caso di Eluana rende impossibile, almeno a me, una risposta puntuale ad ogni intervento. Mi limiterò perciò a ribadire, d’accordo con il professor Borasio, che è un’autorità internazionale nel campo delle cure palliative, una semplice verità, ben nota a quanti si occupano di malati terminali: che cioè il morire per disidratazione, beninteso in pazienti con compromissione più o meno grave del cervello, è uno dei modi più dolci che si conoscano”.

Può fare un esempio?
“Ricorderò solo un fatto abbastanza noto a chi ha un familiare ospite di una casa di riposo. Accade spesso, soprattutto durante la stagione calda, che un anziano con una demenza anche non grave, appaia improvvisamente assopito, e difficilmente risvegliabile. Il medico, che si interroga su che cosa stia accadendo, scopre che nei giorni precedenti il malato, che ha perso a causa della sua patologia il senso della sete, non ha bevuto a sufficienza. In altre parole, la disidratazione, anziché con il tormentoso senso della sete, si manifesta semplicemente con l’assopimento”.

Questo vale per tutti?

<!–
OAS_RICH(‘Middle’);
//–>

“Se vale per i malati con demenza, che hanno una vigilanza intatta, a maggior ragione accade per pazienti molto più gravemente compromessi, come coloro che si trovano in stato vegetativo. Dunque, nessuna grave sofferenza, nessuno spasimo”.

E nessuna crudeltà?
“Ma come possono pensare i nostri avversari che noi medici che ci occupiamo di Eluana, e tanto meno il padre, abbiamo l’intenzione di infliggerle sofferenze così gravi come quelle che descrivono? Ci credono davvero così crudeli? La realtà è un’altra”.

Quale?
“Coloro che affermano di voler difendere Eluana, in realtà stanno difendendo una tesi morale del tutto rispettabile, ma che non è affatto condivisa, e oggi probabilmente è minoritaria nella nostra società: la tesi secondo cui nessuno può disporre della propria vita. È assolutamente legittimo sostenere e difendere questa tesi, come fa il Magistero cattolico, ma essa va difesa con argomenti morali e non con argomenti clinici pretestuosi”.

Eluana quindi non soffrirà?
“Non sarà mai possibile sapere se Eluana soffrirà. È infatti impossibile poter avere una certezza assoluta in questo senso. Io so se uno soffre solo se me lo racconta. Dobbiamo stare perciò a quelle che sono le evidenze scientifiche. E l’evidenza scientifica ci dice che Eluana non soffrirà”.

(5 febbraio 2009)

In mattinata la lettera che invitava il governo a non deliberare

Eluana, Napolitano non arretra
‘Non firmo, seguo la Costituzione”

La replica negativa dell’esecutivo. Il capo dello Stato insiste sul no al decreto

ROMA – Non arretra. E riafferma, con forza, la volontà di non dare il via libera al decreto del governo su Eluana Englaro. E’ altissima la tensione tra il Quirinale e il premier. Con quest’ultimo che sfida apertamente Giorgio Napolitano e con il presidente che resta fermo sulla sua posizione: “Non firmo, il testo approvato non supera le obiezioni di incostituzionalità“, come scritto in una breve nota alla fine del consiglio dei Ministri che ha varato il provvedimento d’urgenza.

Napolitano: ecco perché non firmerò

Il testo della lettera che il capo dello Stato ha inviato
a Berlusconi prima che il CdM approvasse il decreto

Signor Presidente,
lei certamente comprenderà come io condivida le ansietà sue e del Governo rispetto ad una vicenda dolorosissima sul piano umano e quanto mai delicata sul piano istituzionale.

Io non posso peraltro, nell’esercizio delle mie funzioni, farmi guidare da altro che un esame obiettivo della rispondenza o meno di un provvedimento legislativo di urgenza alle condizioni specifiche prescritte dalla Costituzione e ai principi da essa sanciti.

I temi della disciplina della fine della vita, del testamento biologico e dei trattamenti di alimentazione e di idratazione meccanica sono da tempo all’attenzione dell’opinione pubblica, delle forze politiche e del Parlamento, specialmente da quando sono stati resi particolarmente acuti dal progresso delle tecniche mediche.

Non è un caso se in ragione della loro complessità, dell’incidenza su diritti fondamentali della persona costituzionalmente garantiti e della diversità di posizioni che si sono manifestate, trasversalmente rispetto agli schieramenti politici, non si sia finora pervenuti a decisioni legislative integrative dell’ordinamento giuridico vigente.

Già sotto questo profilo il ricorso al decreto legge – piuttosto che un rinnovato impegno del Parlamento ad adottare con legge ordinaria una disciplina organica – appare soluzione inappropriata. Devo inoltre rilevare che rispetto allo sviluppo della discussione parlamentare non è intervenuto nessun fatto nuovo che possa configurarsi come caso straordinario di necessità ed urgenza ai sensi dell’art. 77 della Costituzione se non l’impulso pur comprensibilmente suscitato dalla pubblicità e drammaticità di un singolo caso. Ma il fondamentale principio della distinzione e del reciproco rispetto tra poteri e organi dello Stato non consente di disattendere la soluzione che per esso è stata individuata da una decisione giudiziaria definitiva sulla base dei principi, anche costituzionali, desumibili dall’ordinamento giuridico vigente.

Decisione definitiva, sotto il profilo dei presupposti di diritto, deve infatti considerarsi, anche un decreto emesso nel corso di un procedimento di volontaria giurisdizione, non ulteriormente impugnabile, che ha avuto ad oggetto contrapposte posizioni di diritto soggettivo e in relazione al quale la Corte di cassazione ha ritenuto ammissibile pronunciarsi a norma dell’articolo 111 della Costituzione: decreto che ha dato applicazione al principio di diritto fissato da una sentenza della Corte di cassazione e che, al pari di questa, non è stato ritenuto invasivo da parte della Corte costituzionale della sfera di competenza del potere legislativo.

Desta inoltre gravi perplessità l’adozione di una disciplina dichiaratamente provvisoria e a tempo indeterminato, delle modalità di tutela di diritti della persona costituzionalmente garantiti dal combinato disposto degli articoli 3, 13 e 32 della Costituzione: disciplina altresì circoscritta alle persone che non siano più in grado di manifestare la propria volontà in ordine ad atti costrittivi di disposizione del loro corpo.

Ricordo infine che il potere del Presidente della Repubblica di rifiutare la sottoscrizione di provvedimenti di urgenza manifestamente privi dei requisiti di straordinaria necessità e urgenza previsti dall’art. 77 della Costituzione o per altro verso manifestamente lesivi di norme e principi costituzionali discende dalla natura della funzione di garanzia istituzionale che la Costituzione assegna al Capo dello Stato ed è confermata da più precedenti consistenti sia in formali dinieghi di emanazione di decreti legge sia in espresse dichiarazioni di principio di miei predecessori (si indicano nel poscritto i più significativi esempi in tal senso).

Confido che una pacata considerazione delle ragioni da me indicate in questa lettera valga ad evitare un contrasto formale in materia di decretazione di urgenza che finora ci siamo congiuntamente adoperati per evitare.

Continua con il POSCRITTO sul sito Corriere.it (vedi sotto)

fonte: http://www.corriere.it/politica/09_febbraio_06/napolitano_decreto_eluana_englaro_475d05a4-f465-11dd-952a-00144f02aabc.shtml

“Art. 77.

Il Governo non può, senza delegazione delle Camere, emanare decreti che abbiano valore di legge ordinaria.

Quando, in casi straordinari di necessità e d’urgenza, il Governo adotta, sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge, deve il giorno stesso presentarli per la conversione alle Camere che, anche se sciolte, sono appositamente convocate e si riuniscono entro cinque giorni.

I decreti perdono efficacia sin dall’inizio, se non sono convertiti in legge entro sessanta giorni dalla loro pubblicazione. Le Camere possono tuttavia regolare con legge i rapporti giuridici sorti sulla base dei decreti non convertiti.”

Altri Articoli Citati

Art. 3.
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.


Art. 13.
La libertà personale è inviolabile. Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell’autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge.
In casi eccezionali di necessità ed urgenza, indicati tassativamente dalla legge, l’autorità di pubblica sicurezza può adottare provvedimenti provvisori, che devono essere comunicati entro quarantotto ore all’autorità giudiziaria e, se questa non li convalida nelle successive quarantotto ore, si intendono revocati e restano privi di ogni effetto.
È punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà.
La legge stabilisce i limiti massimi della carcerazione preventiva.

Art. 32.

La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.
Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge.
La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.

Dopo l’approvazione del dl il premier attacca il capo dello Stato
In serata nuovo cmd. Lunedì il testo arriverà al Senato

Eluana, Berlusconi sfida Napolitano
E minaccia: “Cambio la Costituzione”

Il capo dell’esecutivo: La Englaro “è una persona viva, respira
in modo autonomo e potrebbe anche avere un figlio”

ROMA – Sulla vicenda – delicatissima – di Eluana Englaro, Silvio Berlusconi sfida il Quirinale, ingaggiando una sfida senza precedenti tra governo e presidenza della Repubblica. Il premier decide infatti di ignorare la lettera inviatagli oggi da Giorgio Napolitano, che esprimeva la sua contrarietà verso il decreto legge e lo avvisava di fatto che non lo avrebbe controfirmato perché incostituzionale, e coi suoi ministri dà comunque il via libera al provvedimento. Ma non basta. Perché in conferenza stampa il presidente del Consiglio annuncia la sua volontà di cambiare la Costituzione. E sfida apertamente il Quirinale.

fonte: http://www.repubblica.it/2009/02/sezioni/cronaca/eluana-englaro/berlusconi-dl/berlusconi-dl.html

La verità di Pietro Crisafulli ex amico del papà di Eluana e fratello di un uomo in coma

«Quella sera a Lecco Englaro
mi disse che si era inventato tutto»

«Eravamo al ristorante e mi confidò che non ce la faceva più a vedere la figlia in quelle condizioni»

MILANO – «Beppino Englaro si è inventato tutto». Cosa si è inventato? «La storia che la figlia avrebbe detto di non voler vivere nel caso in cui si fosse ridotta a un vegetale». È convinto Pietro Crisafulli al telefono (ascolta l’audio) quando ribadisce questa sua verità. Pietro Crisafulli è il fratello di Salvatore, 38 anni, catanese, che nel 2005 si risvegliò dallo stato vegetativo nel quale si trovava in seguito ad un incidente. Ora Salvatore attraverso un sofisticato computer ha svelato che quando era in coma sentiva e capiva tutto. Anzi piangeva per la disperazione. Durante la conferenza stampa in cui motivava il decreto su Eluana Englaro, il presidente del Consiglio ha citato la storia della famiglia Crisafulli.

La natura e il suo corso

di Ernesto Galli Della Loggia

E così alla fine il governo è intervenuto in prima persona con un provvedimento d’urgenza nella vicenda di Eluana Englaro. È giusto comprenderne le indubbie motivazioni di carattere umanitario, ma non per questo si può passare sotto silenzio il vulnus che il governo stesso, se questa sua decisione avesse avuto corso, avrebbe inferto alle regole dello Stato costituzionale di diritto. Un cui principio fondamentale, come fin dall’inizio ha giustamente ricordato il presidente Napolitano, è che l’esecutivo non può emanare decreti con lo scopo di modificare o rendere nullo quanto deciso in via definitiva da un tribunale.

…A suscitare forti dubbi è proprio il fondamento stesso della decisione finale presa dalla magistratura e cioè l’asserita volontà (ricostruita ex post su base totalmente indiziaria; ripeto: totalmente indiziaria) di Eluana; la quale, si sostiene, piuttosto che vivere nelle condizioni in cui da diciotto anni le è toccato di vivere, avrebbe certamente preferito morire.

L’altissima opinabilità di questa ricostruzione è dimostrata dal semplice fatto che in precedenza per ben due volte (Tribunale di Lecco nel 2005, Corte d’appello di Milano nel 2006) le conclusioni dei giudici erano andate in direzione opposta a quella successiva: allora, infatti, essi sostennero che non esistevano prove vere e affidabili per stabilire la reale volontà della ragazza, intesa come «personale, consapevole e attuale determinazione volitiva, maturata con assoluta cognizione di causa». Poi la sentenza terremoto della Corte di cassazione; prove simili non furono più ritenute necessarie: per decidere della vita e della morte di Eluana, stabiliscono i giudici, basta adesso tener conto «della sua personalità, del suo stile di vita, delle sue inclinazioni, dei suoi valori di riferimento e delle sue convinzioni etiche, religiose, culturali e filosofiche» (si sta parlando, lo si ricordi sempre, di una persona che all’età dell’incidente aveva diciotto anni).

…..Dunque si proceda pure alla sua eliminazione. Mi sembra appropriato il commento di un giurista di vaglia, Lorenzo D’Avack, sull’Avvenire di giovedì: «Giovani liberi, tendenzialmente anticonformisti, un poco anarchici, dinamici, attivi, con qualche entusiasmo per lo sport, diventano così per la Corte i soggetti ideali per un presunto dissenso, ora per allora, verso terapie di sostegno vitale ». C’è o non c’è, mi chiedo, motivo di qualche perplessità? Tanto più che contemporaneamente, come fa notare sempre d’Avack, la stessa Cassazione, in un caso di rifiuto delle cure da parte di un Testimone di Geova, stabilisce, invece, che a tale rifiuto i medici devono sì ottemperare, ma solo se esso è contenuto «in una dichiarazione articolata, puntuale ed espressa, dalla quale inequivocabilmente emerga detta volontà». Ma guarda un po’! Torno a chiedermi: c’è o non c’è motivo di qualche perplessità, forse anzi più d’una?

Pezzi tratti dall’articolo (consiglio di leggerlo) : http://www.corriere.it/editoriali/09_febbraio_07/della_loggia_la_natura_e_il_suo_corso_a95011ce-f4de-11dd-a70d-00144f02aabc.shtml

Il caso Englaro e la necessità di una legge sul testamento biologico

Quando si nega il diritto di morire

di LUCA e FRANCESCO CAVALLI-SFORZA

OAS_RICH(‘Left’);

SE uno di noi volesse negare a un altro il diritto di vivere (a una donna di partorire, per esempio, o a chiunque di esistere), tutti insorgeremmo, si spera, e cercheremmo, potendo, di impedirglielo. Tant’è vero che in Italia e in Europa non ammettiamo la pena di morte. Ma se qualcuno rivendica il diritto di morire, glielo si nega, anzi si va a qualunque estremo per rifiutarglielo. Il caso di Eluana Englaro ci getta in faccia con evidenza macroscopica, anzi spaventosa, questo dato di fatto. Perché una persona non dovrebbe avere il diritto di morire?

L’onda emotiva della vicenda di Eluana rischia di sviare l’attenzione dal cuore del problema
L’ordinamento del nostro paese prevede per tutti il diritto di rifiutare i trattamenti

Distinguere il possibile dall’impossibile

di UMBERTO VERONESI

LA forte ondata emotiva che accompagna la vicenda di Eluana rischia di sviare l’attenzione dal cuore del problema. L’ordinamento del nostro Paese prevede per tutti il diritto di rifiutare i trattamenti. Anche i trattamenti cosiddetti “di sostegno”, come la nutrizione artificiale o la trasfusione di sangue, ma ora si vorrebbe calpestare questa norma fondamentale, violando il diritto di autoderminazione delle persone, che è sacrosanto per ognuno di noi.

continua su : http://www.repubblica.it/2009/02/sezioni/cronaca/eluana-englaro/veronesi-trattamenti/veronesi-trattamenti.html

Riporto il testo del gruppo “PETIZIONE A SOSTEGNO DELLA SCELTA DI ELUANA ENGLARO” su FaceBook

“Ringraziamo il sindaco di Udine, Furio Honsell ed il presidente della Regione Renzo Tondo che col loro civile, umano e coraggioso comportamento hanno consento alla famiglia Englaro di rispettare l’ultimo desiderio di Eluana. Un grazie particolare va ai dirigenti della clinica La Quiete, che hanno sfidato le circolari ministeriali, e all’associazione “Per Eluana” composta dal primario di terapia intensiva dell’ospedale di Udine Amato De Monte e da altri medici e tecnici specializzati che, a titolo volontario e gratuito, attuerà il protocollo di distacco del sondino che tiene in vita Eluana. Il trasferimento dalla clinica di Lecco ad Udine, e stato caratterizzato da reazioni di intolleranza e da dichiarazioni da parte di politici che non fanno onore ad uno stato che, sulla carta, dovrebbe essere laico, civile e democratico, sulle quali non riteniamo che, ora, sia opportuno soffermarsi e discutere. In questo momento invitiamo tutti, per primi i cattolici che giustamente predicano l’humana pietas, a tacere ed a rispettare il dramma umano della famiglia Englaro. Al Presidente della Repubblica Napolitano, ricordiamo che quando firma un Decreto Legge, lo fa in nome di tutti i cittadini, anche del grandissimo numero di coloro che non accetterebbero i contenuti del decreto “Blocca Eluana”. La volontà di imporre per legge scelte etiche attinenti la sfera strettamente personale è tipica degli stati teocratici, cosa che l’Italia, per fortuna, ancora non è. D’altronde, proprio Lui ha affermato più volte la necessità di una legge sul “fine vita” condivisa e che le sentenze della Magistratura vanno attuate. Confidiamo nel Suo alto senso dello stato perché la sentenza della Corte di Cassazione a favore della scelta di Eluana non venga annullata per Decreto Legge, sarebbe un precedente veramente grave da cui non si sa cosa potrebbe scaturire. Pensiamo che tutti siamo consci del dolore che attanaglia Beppino e la Moglie, gravemente malata, nell’accompagnare Eluana nel suo ultimo viaggio. Peraltro non siamo certi che il fatto di averla assistita amorevolmente in uno stato di coma vegetativo e fatto battaglie perché la sua volontà fosse rispetta, per più di 17 anni, attenui il i loro sentimenti. Immaginiamo che, in questo lungo periodo di tempo, siano stati sostenuti dalla volontà di portare a termine la loro coraggiosa battaglia, ma ora che sono arrivati alla fine del dramma, pensiamo e temiamo che possano realizzarlo in tutta la sua tragicità, la perdita definitiva di una figlia tanto amata. Ciò ci spinge a trasmettergli tutto il nostro affetto e rispetto e a fargli sapere che non sono soli.

Roma, 5 febbraio 2009”

Vi prego di aderire in migliaia. La vostra adesione ha valore di sottoscrizione dell’appello di cui sopra.

fonte: http://www.facebook.com/group.php?gid=121807525541&ref=nf

Il Sondaggio su http://temi.repubblica.it/micromega-online/sondaggio-chi-ha-il-diritto-di-decidere-sulla-tua-vita/

Chi ha il diritto di decidere sulla tua vita?

<!–

–>

Chi ha il diritto di decidere sulla tua vita?
La Chiesa (28 voti) 1%

(28 voti) - 1%
La maggioranza parlamentare (15 voti) 1%

(15 voti) - 1%
Tu stesso (2625 voti) 98%

(2625 voti) - 98%
2668 voti alle 11:57. Sondaggio aperto alle 17:41 del 05.02.2009
AVVERTENZA
Questo sondaggio non ha, ovviamente, un valore statistico. Si tratta di una rilevazione aperta a tutti, non basata su un campione elaborato scientificamente. Ha quindi l’unico scopo di permettere ai lettori di esprimere la propria opinione su un tema di attualità. Le percentuali non tengono conto dei valori decimali. In alcuni casi, quindi, la somma può risultare superiore a 100.
Annunci

Cronaca di un evento annunciato: approvato il Decreto Gelmini

Università, il decreto Gelmini è legge:

ecco tutte le novità

ROMA (8 gennaio) – Trasparenza nei concorsi, stop alle baronie, più spazio ai giovani, premi agli atenei con bilanci virtuosi e giro di vite per quelli in rosso: il decreto a firma Maria Stella Gelmini è legge. Con 281 voti a favore, 196 contrari (Pd e Idv), e 28 astenuti (Udc), l’aula di Montecitorio ha approvato in via definitiva il testo in materia di Università. Il ministro dell’Istruzione nega di aver ceduto alle pressioni dell’opposizione: sul maestro unico, dice, «nessuna marcia indietro».

continua su: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=41300&sez=HOME_SCUOLA

Università, è legge il decreto Gelmini

Il ministro: «Merito, trasparenza e gestione virtuosa: cambio così». Il Pd: non riforma ma tagli

ROMA – La Camera (281 sì e 196 voti contrari) ha approvato in via definitiva il decreto Gelmini sul riordino del sistema universitario. Sul decreto, contro il quale in novembre si era mobilitata la protesta di studenti e docenti, il governo aveva chiesto la fiducia. Voto a favore della maggioranza, no di Pd e Italia dei Valori, con dure critiche basate sulla stima dei tagli che il decreto comporta mentre l’Udc si è astenuta «per offrire un’apertura di credito nei confronti del ministro Mariastella Gelmini». Che , dal canto suo, è naturalmente soddisfatta del risultato raggiunto: «L’università oggi cambia: valorizzato il merito, premiati i giovani, affermata la gestione virtuosa degli atenei e introdotta più trasparenza nei concorsi all’Università per diventare professori o ricercatori. Da questi tre pilastri non si potrà prescindere». Ecco i punti principali del decreto.

continua su : http://www.corriere.it/politica/09_gennaio_08/universita_gelmini_013f6532-dda2-11dd-9758-00144f02aabc.shtml

8 Gennaio 2009

Riforma universitaria: Governo di baroni


Sono passati solo pochi mesi dal ddl Gelmini sulla riforma scolastica e ci ritroviamo nelle stesse condizioni iniziali: uno spot elettorale. Il lupo perde il pelo ma non il vizio! Questo Governo continua a manifestare con i fatti l’espressione più ampia della libertà dell’uomo: l’incoerenza! Questa riforma universitaria l’hanno definita un passo avanti verso la meritocrazia. Ma in che maniera può esserlo, se l’unico cambiamento in materia universitaria è quello di portare da tre a cinque i membri della commissione esaminatrice per i concorsi di prima fascia? Se ci fosse stata davvero la volontà di dare un’innovazione autentica all’università italiana, che langue sui bassi fondi delle classifiche europee, avrebbero dovuto prevedere i concorsi su base nazionale e non locale; avrebbero dovuto riformare il criterio della valutazione dei titoli ed inficiare le pubblicazioni con 10/20 nomi che servono solo a traghettare persone estranee alla ricerca nell’Olimpo dei più famosi scrittori. Bamboccioni onniscienti che spaziano nelle più svariate discipline, risultando sempre presenti in ogni lavoro. La riforma non prevede alcuna verifica che attesti che gli studi siano avvenuti realmente, né quale sia il contributo di ciascun autore. Non è prevista l’abolizione dei profili professionali di comodo, quelli che in gergo universitario vengono definiti “medaglioni” cuciti su misura sui candidati destinati a vincere i concorsi. Persiste l’eccessiva frammentazione dei settori scientifico disciplinari che conferiscono autonomia e potere a comunità piccolissime di studiosi, altro che i “macro-settori” da noi auspicati! La nuova normativa ignora totalmente gli studiosi europei esperti e scienziati nel settore per la valutazione dei candidati, limita la selezione oggettiva del candidato e conferisce uno strapotere tutto italiano ai professori di prima fascia che, nel giro di tre o quattro concorsi ritornano ad essere i giudici indiscussi di tutte le competizioni che avvengono nei nostri Atenei: “questa volta ti sistemo il figlio di Tizio, la prossima volta mi fai vincere il figlio di Caio!”
Queste sono solo alcune delle modifiche sostanziali necessarie a cambiare in meglio la nostra università che ci saremmo aspettati, e quella dell’Idv, non è una critica pregiudiziale al provvedimento di questo Governo che, anche nel campo dell’università e della ricerca ha inteso per la nona volta porre la fiducia.
È necessario convincersi che bisogna per prima cosa stroncare il fenomeno del nepotismo, se vogliamo davvero aprire le nostre università ai più virtuosi ed intercettare il merito. Nelle università italiane si perpetuano da anni sempre gli stessi cognomi e si effettuano le programmazioni concorsuali ad hoc, prima ancora che il rampollo di turno giunga alla laurea. Da più parti d’Italia ci segnalano che già durante la scuola di specializzazione i figli della baronia al potere vincono il concorso per ricercatore. Discenti e docenti allo stesso tempo! È qualcosa di incredibile! Sarebbe bastato inserire un solo articolo nel provvedimento, che ora si è trasformato in legge attraverso la fiducia, per vietare l’accesso al ruolo di ricercatore a chiunque non abbia effettuato un dottorato post-specializzazione. Ma purtroppo questo non è stato fatto e ancora oggi dovremo assistere al fenomeno, solo italiano, che gli specializzandi-ricercatori di chirurgia insegnino chirurgia nelle nostre facoltà di medicina pur non avendo nessuna esperienza chirurgica. Oppure, sarebbe bastato impedire, con un altro articolo, la partecipazione ai concorsi nelle università ai candidati che hanno un parente stretto che riveste un ruolo apicale in quell’ateneo . Ma nulla di fatto! Ancora oggi, dopo l’approvazione di questo decreto legge, i trucchi per vincere i concorsi universitari sono tutti possibili: il predestinato vincitore, non appena laureato, viene inserito in tutte le pubblicazioni scientifiche, gli si fortifica il curriculum e quando le carte sono a posto gli viene bandito il concorso. Un concorrente per un solo posto!
Non è questa la strada per intercettare il merito, cari signori del Pdl, e quello della riforma universitaria appare più un mero spot elettorale che una reale volontà di cambiare le cose da parte di questo Governo… di baroni!

fonte: http://italiadeivalori.antoniodipietro.com/articoli/informazione/riforma_universitaria_governo.php

Da leggere ASSOLUTAMENTE il libro:

Roberto Perotti
L’università truccata
Gli scandali del malcostume accademico. Le ricette per rilanciare l’università

La fotografia impietosa di una catastrofe educativa che pesa sul futuro dell’Italia. Ma anche la coraggiosa proposta di alcune riforme semplici e radicali, per rompere definitivamente con decenni di palliativi.

«Dalle umiliazioni inflitte ai giovani “cervelli” messi in fuga agli ipocriti bla-bla a favore della ricerca, dalle carriere spettacolari a dispetto del merito agli stipendi che mortificano i più bravi in nome dell’anzianità, dal familismo accademico all’incapacità di rinnovarsi, confrontarsi, attirare studenti e professori dall’estero. Un libro che, senza concedere nulla alla demagogia, è il più duro atto di accusa contro l’università italiana. Vista dall’interno».

Gian Antonio Stella

L’università italiana è malata da tempo, prigioniera di interminabili diatribe su ogni minuzia normativa e di inutili appelli al civismo e alla magistratura. Un luogo ingiusto, che favorisce i privilegiati e non incoraggia i più meritevoli. Un’organizzazione che non può funzionare, priva com’è di adeguati incentivi e meccanismi di sanzione. Perché nelle aule universitarie italiane nessuno viene premiato se ha successo nella ricerca e nell’insegnamento. E nessuno paga per i propri fallimenti. Il libro di Perotti è la fotografia impietosa di una catastrofe educativa che pesa sul futuro dell’Italia. Ma anche la coraggiosa proposta di alcune riforme semplici e radicali, per rompere definitivamente con decenni di palliativi.

Praticamente ogni ministro ha legato il proprio nome a una rivoluzione dell’università italiana, suscitando dibattiti infiniti su ogni comma di legge. Ma un osservatore esterno che guardasse ai risultati invece che ai mille rivoli delle normative non si accorgerebbe di nulla, eccetto che di un aumento esponenziale della regolamentazione e del clientelismo.
Il tema essenziale di questo libro è che l’università italiana non si riforma con nuove ondate di regole, prescrizioni e controlli, né con gli inutili appelli al civismo e alla magistratura. Ciò che serve è una cosa sola: abbandonare l’illusione di poter controllare tutto dal centro e introdurre invece un sistema di incentivi e disincentivi efficaci. Dove sia nell’interesse stesso degli individui cercare di fare buona ricerca e buona didattica ed evitare comportamenti clientelari. Un sistema in cui ogni ateneo possa fare quello che vuole, ma dove chi sbaglia sia chiamato a pagare. Un sistema che elimini la straordinaria iniquità attuale, in cui le tasse di tutti finanziano l’università gratuita dei più abbienti. �

fonte: http://www.einaudi.it/einaudi/ita/catalogo/scheda.jsp?isbn=978880619360&ed=87

Recensioni di DoctorGray su:

https://doctorgray.wordpress.com/2008/11/23/luniversita-truccata-di-rperotti/

Anche su Anobii :

http://www.anobii.com/books/LUniversit%C3%A0_truccata/9788806193607/01c91adca53ec2d42f/

Recensione del libro su:
http://moloch981.splinder.com/post/19328695/L%27universit%C3%A0+truccata

http://moloch981.blogspot.com/2008/12/luniversit-truccata.html

http://controcorrente.ilcannocchiale.it/post/2090817.html

http://www.campus.it/blog/2008/10/15/luniversita-e-truccata/

Non mi esprimo al riguardo in quanto TUTTI gli STUDENTI univeristari hanno l’obbligo di informarsi circa l’argomento.
In un Paese come l’Italia nel quale alcuni articoli della Costituzione vengono continuamente “ridicolizzati” da condotte che ci vengono fatte apparire come “virtuose”, l’unica cosa da fare (non mi stancherò mai di ripeterlo!!) é:

a)Aprire gli occhi ; sicuramente non piazzarli davanti alla TV in modo acritico… e ricordiamoci che il diverso non è sempre male!!

b)Accendere il CERVELLO, attivando il programma : ANALISI CRITICA di qualsiasi fonte di informazione (giornali, TV, web, libri,ecc.)

c) Accettare un confronto costruttivo; ognuno ha il diritto di esprimere la propria opinione.

d)Informatevi, informatevi, informatevi!!

Libro: “Con Cura” di Atul Gawande

Con Cura” di Atul Gawande

Editore: Einaudi, Anno 2008, prezzo 18,00€, ISBN: 8806191462

Immagine di Con cura

“Ogni Medico vive la propria vita (soprattutto professionale)in modo diverso, perseguendo obiettivi diversi percorrendo strade diverse.

Ci sono Medici e Medici; medici che tengono più al portafoglio, medici che non dormono la notte per pensare ai propri pazienti, a come migliorarsi e come migliorare l’equipe.
Accomunati da un unico credo (quello di curare il prossimo), odiano ogni tipo di errore, vogliono essere sempre al top.

Atul Gawande è un Chirurgo Generale che ha impostato la sua vita su tre semplici concetti: scrupolosità, fare la cosa giusta, ingegnosità.

Attraverso una serie di racconti vengono analizzate tali concetti, che in Medicina divengono quotidiano metodo di azione, “protocollo d’attività”.

Nel libro si legge di Chirurghi che inviano in patria Soldati con ferite aperte all’addome; Medici che controllano ogni casa di un piccolo paese Indiano per verificare che tutti i bambini siano stati vaccinati contro la polio.

Vengono quindi presentati Medici che si domandano se sia “la cosa giusta da fare” per ogni azione, anche routinaria, che attuano, quale far spogliare un paziente femmina, se applicare o meno la pena di morte iniettando il Sodium Trienthotal,ecc.

Nell’ultima parte l’ingegnosità mette in risalto il lato intelligente del Medico.
Si legge di Ginecologi che attuano tecniche migliori pur andando contro standard operativi consolidati, Pneumologi che non si fermano mai e voglio che il paziente affetto da fibrosi cistica respiri al 110%; anche un punto percentuae di meno vuol dire mesi in meno di vita.

Leggendo questo libro si capisce che non tutti i Medici sono pessimi, scontrosi, incapaci.

Nel mondo ci sono fantastiche eccelenze, protettori della Salute competenti, intelligenti, preparati, sensibili.

Nel mondo ci sono ancora i Medici Scienziati con un gran cuore, che cercano di migliorare la Salute di tutti.
E questo è un bene per tutti noi.

Sicuramente da leggere.”

Commento postato da DoctorGray N.H.I. su : http://www.anobii.com/books/Con_cura/9788806191467/018c25c96750d6ef20/

Libro

La scheda del libro sul sito dell’editore Einaudi : http://www.einaudi.it/einaudi/ita/catalogo/scheda.jsp?isbn=978880619146&ed=87

I libri di A.Gawande sul sito Feltrinelli.it : http://www.lafeltrinelli.it/catalogo/aut/716697.html

Il Prof.Gawande sul Web:

Wikipedia: http://en.wikipedia.org/wiki/Atul_Gawande

Harvard University Site: http://www.hsph.harvard.edu/faculty/atul-gawande/

Sito Internet del Prof. : http://www.gawande.com/

Biografia: http://www.gawande.com/bio.htm

Vaticano : “Dignitas personae. Su alcune questioni di bioetica”

Riporto alcuni articoli e l’Istruzione “Dignitas Personae” senza alcun commento.
Nei prossimi giorni mi esprimerò al riguardo.

fonte: http://www.ansa.it/opencms/export/site/notizie/rubriche/altrenotizie/visualizza_new.html_843793772.html

VATICANO: EMBRIONE HA DIGNITA’ PERSONA FIN DA INIZIO CITTA’ DEL VATICANO – ”L’embrione umano ha fin dall’inizio la dignita’ propria della persona”. Lo afferma ”Dignitas personae”, la Istruzione della Congregazione per la dottrina della fede pubblicata oggi che aggiorna la ”Donum vitae” dell’87, nella quale gli esperti vaticani avevano deciso di non definire che ”l’embrione e’ persona, per non impegnarsi in una affermazione di indole filosofica”. Il testo odierno ha deciso questa ulteriore precisazione, dopo sviluppi delle tecniche di fecondazione, riproduzione, clonazione, etc.

“La realtà dell’essere umano, infatti, per tutto il corso della sua vita, prima e dopo la nascita – afferma il documento della Congregazione per la dottrina della fede – non consente di affermare né un cambiamento di natura né una gradualità di valore morale, poiché possiede una piena qualificazione antropologica ed etica. L’embrione umano, quindi , – prosegue il testo – ha fin dall’inizio la dignità propria della persona”. Questa definizione era stata già in certa misura prefigurata nel discorso che Benedetto XVI ha fatto alla Congregazione per la dottrina della fede il 31 gennaio 2008.

TUTTI I NO ALLA RICERCA SU FECONDAZIONE E STAMINALI
No alla fecondazione assistita sia omologa che eterologa, no alla eliminazione volontaria degli embrioni nel contesto delle tecniche di fecondazione in vitro, no a quella variante della fecondazione in vitro che è la Intra Cytoplasmic Sperm Injection (ICSI), no al congelamento di embrioni, no al congelamento di ovociti, no alla riduzione embrionale, forti dubbi sulla diagnosi pre-impiantatoria per le evidenti ricadute eugenetiche, no alle forme di intercezione e contragestazione, no alle proposte terapeutiche che comportano la manipolazione dell’embrione o del patrimonio genetico umano, no alla clonazione, no ai tentativi di ibridazione, no all’uso delle staminali embrionali a fini di ricerca, no all’uso per la ricerca di “materiale biologico” umano di origine illecita, cioé embrioni o linee cellulari che sono “il risultato di un intervento illecito contro la vita o l’integrità fisica dell’essere umano”. Tutti questi “no” sono definiti e argomentati nella Istruzione della Congregazione per la dottrina della fede, “Dignitas personae”, presentata oggi in Vaticano, approvata dal Papa lo scorso giugno e firmata dal prefetto della Congregazione, card. William Levada e dal segretario, mons. Luis Ladaria.
fonte: http://www.avvenire.it/Chiesa/documento+embrioni.htm

12 Dicembre 2008
DOCUMENTO VATICANO
«Un grande sì alla vita»

«L’embrione umano ha fin dall’inizio la dignità propria della persona». Lo afferma Dignitas personae, la Istruzione della Congregazione per la dottrina della fede pubblicata oggi che aggiorna la Donum vitae dell’87, nella quale gli esperti vaticani avevano deciso di non definire che «l’embrione è persona, per non impegnarsi in una affermazione di indole filosofica». Tuttavia, aggiunge «ha rilevato che esiste un nesso intrinseco tra la dimensione ontologica e il valore specifico di ogni essere umano». «Anche se la presenza di un’anima spirituale non può essere rilevata dall’osservazione di nessun dato sperimentale, sono le stesse conclusioni della scienza sull’embrione umano a fornire un’indicazione preziosa» in questo senso. Infatti, prosegue la Dignitas personae al punto 5, «la realtà dell’essere umano, per tutto il corso della sua vita, prima e dopo la nascita, non consente di affermare nè un cambiamento di natura nè una gradualità di valore morale, poichè possiede una piena qualificazione antropologica ed etica». «L’embrione umano – è la conclusione – ha fin dall’inizio la dignità propria della persona».

fonte: http://magisterobenedettoxvi.blogspot.com/2008/12/istruzione-dignitas-personae-su-alcune.html

SINTESI DELL’ISTRUZIONE “DIGNITAS PERSONAE. SU ALCUNE QUESTIONI DI BIOETICA” A CURA DELLA CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, 12.12.2008

SINTESI IN LINGUA ITALIANA

A PROPOSITO DELL’ISTRUZIONE DIGNITAS PERSONAE

Scopo

Negli ultimi anni le scienze biomediche hanno fatto enormi progressi, che aprono nuove prospettive terapeutiche, ma suscitano anche seri interrogativi non esplicitamente affrontati dall’Istruzione Donum vitae (22 febbraio 1987). La nuova Istruzione, che porta la data dell’8 settembre 2008, Festa della Natività della Beata Vergine Maria, intende proporre risposte ad alcune nuove questioni di bioetica, che provocano attese e perplessità in vasti settori della società. In tal modo si cerca di «promuovere la formazione delle coscienze» (n. 10) e di incoraggiare una ricerca biomedica rispettosa della dignità di ogni essere umano e della procreazione.

Titolo

L’Istruzione inizia con le parole Dignitas personae – la dignità della persona, che va riconosciuta ad ogni essere umano, dal concepimento alla morte naturale. Questo principio fondamentale «esprime un grande “sì” alla vita umana», che «deve essere posto al centro della riflessione etica sulla ricerca biomedica» (n. 1).

Valore

Si tratta di una «Istruzione di natura dottrinale» (n. 1), emanata dalla Congregazione per la Dottrina della Fede e approvata espressamente dal Santo Padre Benedetto XVI. L’Istruzione, quindi, appartiene ai documenti che «partecipano al Magistero ordinario del Successore di Pietro» (Istruzione Donum veritatis, n. 18), da accogliere dai fedeli con «l’assenso religioso del loro spirito» (Istruzione Dignitas personae, n. 37).

Preparazione

Da diversi anni la Congregazione per la Dottrina della Fede studia le nuove questioni biomediche per apportare un aggiornamento all’Istruzione Donum vitae. Nel procedere all’esame di tali nuove questioni, «si è inteso sempre tenere presenti gli aspetti scientifici, giovandosi dell’analisi della Pontificia Accademia per la Vita e di un gran numero di esperti, per confrontarli con i principi dell’antropologia cristiana. Le Encicliche Veritatis splendor ed Evangelium vitae di Giovanni Paolo II ed altri interventi del Magistero offrono chiare indicazioni di metodo e di contenuto per l’esame dei problemi considerati» (n. 2).

Destinatari

L’Istruzione «si rivolge ai fedeli e a tutti coloro che cercano la verità» (n. 3). Nel proporre principi e valutazioni morali per la ricerca biomedica sulla vita umana, la Chiesa, infatti, «attinge alla luce sia della ragione sia della fede, contribuendo ad elaborare una visione integrale dell’uomo e della sua vocazione, capace di accogliere tutto ciò che di buono emerge dalle opere degli uomini e dalle varie tradizioni culturali e religiose, che non raramente mostrano una grande riverenza per la vita» (n. 3).

Struttura

L’Istruzione «comprende tre parti: la prima richiama alcuni aspetti antropologici, teologici ed etici di importanza fondamentale; la seconda affronta nuovi problemi riguardanti la procreazione; la terza prende in esame alcune nuove proposte terapeutiche che comportano la manipolazione dell’embrione o del patrimonio genetico umano» (n. 3).

Prima parte:

aspetti antropologici, teologici ed etici della vita e della procreazione umana

I due principi fondamentali

«L’essere umano va rispettato e trattato come una persona fin dal suo concepimento e, pertanto, da quello stesso momento gli si devono riconoscere i diritti della persona, tra i quali anzitutto il diritto inviolabile di ogni essere umano innocente alla vita» (n. 4).

«L’origine della vita umana… ha il suo autentico contesto nel matrimonio e nella famiglia, in cui viene generata attraverso un atto che esprime l’amore reciproco tra l’uomo e la donna. Una procreazione veramente responsabile nei confronti del nascituro deve essere il frutto del matrimonio» (n. 6).

Fede e dignità umana

«È convinzione della Chiesa che ciò che è umano non solamente è accolto e rispettato dalla fede, ma da essa è anche purificato, innalzato e perfezionato» (n. 7). Dio ha creato ogni uomo a sua immagine; nel suo Figlio incarnato ha rivelato pienamente il mistero dell’uomo; il Figlio fa sì che noi possiamo diventare figli di Dio. «A partire dall’insieme di queste due dimensioni, l’umana e la divina, si comprende meglio il perché del valore inviolabile dell’uomo: egli possiede una vocazione eterna ed è chiamato a condividere l’amore trinitario del Dio vivente» (n. 8).

Fede e vita matrimoniale

«Queste due dimensioni di vita, quella naturale e quella soprannaturale, permettono anche di comprendere meglio in quale senso gli atti che consentono all’essere umano di venire all’esistenza, nei quali l’uomo e la donna si donano mutuamente l’uno all’altra, sono un riflesso dell’amore trinitario. Dio, che è amore e vita, ha inscritto nell’uomo e nella donna la vocazione a una partecipazione speciale al suo mistero di comunione personale e alla sua opera di Creatore e di Padre… Lo Spirito Santo effuso nella celebrazione sacramentale (del matrimonio) offre agli sposi cristiani il dono di una comunione nuova d’amore che è immagine viva e reale di quella singolarissima unità, che fa della Chiesa l’indivisibile Corpo mistico del Signore Gesù» (n. 9).

Magistero ecclesiastico e autonomia della scienza

«La Chiesa, giudicando della valenza etica di taluni risultati delle recenti ricerche della medicina concernenti l’uomo e le sue origini, non interviene nell’ambito proprio della scienza medica come tale, ma richiama tutti gli interessati alla responsabilità etica e sociale del loro operato. Ricorda loro che il valore etico della scienza biomedica si misura con il riferimento sia al rispetto incondizionato dovuto ad ogni essere umano, in tutti i momenti della sua esistenza, sia alla tutela della specificità degli atti personali che trasmettono la vita» (n. 10).

Seconda Parte:

nuovi problemi riguardanti la procreazione

Le tecniche di aiuto alla fertilità

Tra le tecniche volte a superare l’infertilità sono attualmente poste in atto:

«tecniche di fecondazione artificiale eterologa» (n. 12): «volte a ottenere artificialmente un concepimento umano a partire da gameti provenienti almeno da un donatore diverso dagli sposi, che sono uniti in matrimonio» (nota 22);

«tecniche di fecondazione artificiale omologa» (n. 12): volte a ottenere artificialmente «un concepimento umano a partire dai gameti di due sposi uniti in matrimonio» (nota 23);

«tecniche che si configurano come un aiuto all’atto coniugale e alla sua fecondità» (n. 12);

«interventi che mirano a rimuovere gli ostacoli che si oppongono alla fertilità naturale» (n. 13);

«la procedura dell’adozione» (n. 13).

Al riguardo, sono lecite tutte le tecniche che rispettano «il diritto alla vita e all’integrità fisica di ogni essere umano», «l’unità del matrimonio, che comporta il reciproco rispetto del diritto dei coniugi a diventare padre e madre soltanto l’uno attraverso l’altro» e «i valori specificamente umani della sessualità, che esigono che la procreazione di una persona umana debba essere perseguita come il frutto dell’atto coniugale specifico dell’amore tra gli sposi» (n. 12).
Sono quindi «ammissibili le tecniche che si configurano come un aiuto all’atto coniugale e alla sua fecondità… L’intervento medico è in questo ambito rispettoso della dignità delle persone, quando mira ad aiutare l’atto coniugale sia per facilitarne il compimento sia per consentirgli di raggiungere il suo fine, una volta che sia stato normalmente compiuto» (n. 12).
Sono «certamente leciti gli interventi che mirano a rimuovere gli ostacoli che si oppongono alla fertilità naturale» (n. 13).

È «auspicabile incoraggiare, promuovere e facilitare… la procedura dell’adozione dei numerosi bambini orfani». È importante incoraggiare «le ricerche e gli investimenti dedicati alla prevenzione della sterilità» (n. 13).

Fecondazione in vitro ed eliminazione volontaria di embrioni

L’esperienza degli ultimi anni ha dimostrato che nel contesto delle tecniche di fecondazione in vitro «il numero di embrioni sacrificati è altissimo» (n. 14): al di sopra dell’80% nei centri più sviluppati (cf. nota 27). «Gli embrioni prodotti in vitro che presentano difetti vengono direttamente scartati»; molte coppie «ricorrono alle tecniche di procreazione artificiale con l’unico scopo di poter operare una selezione genetica dei loro figli»; tra gli embrioni prodotti in vitro «un certo numero è trasferito nel grembo materno, e gli altri vengono congelati»; la tecnica del trasferimento multiplo, cioè «di un numero maggiore di embrioni rispetto al figlio desiderato, nella previsione che alcuni vengano perduti…, comporta di fatto un trattamento puramente strumentale degli embrioni» (n. 15).

«La pacifica accettazione dell’altissimo tasso di abortività delle tecniche di fecondazione in vitro dimostra eloquentemente che la sostituzione dell’atto coniugale con una procedura tecnica… contribuisce ad indebolire la consapevolezza del rispetto dovuto ad ogni essere umano. Il riconoscimento di tale rispetto viene invece favorito dall’intimità degli sposi animata dall’amore coniugale… Di fronte alla strumentalizzazione dell’essere umano allo stadio embrionale, occorre ripetere che l’amore di Dio non fa differenza fra il neoconcepito ancora nel grembo di sua madre, e il bambino, o il giovane, o l’uomo maturo o l’anziano. Non fa differenza perché in ognuno di essi vede l’impronta della propria immagine e somiglianza… Per questo il Magistero della Chiesa ha costantemente proclamato il carattere sacro e inviolabile di ogni vita umana, dal suo concepimento sino alla sua fine naturale» (n. 16).

L’Intra Cytoplasmic Sperm Injection (ICSI)

L’Intra Cytoplasmic Sperm Injection (ICSI) è una variante della fecondazione in vitro, in cui «la fecondazione non avviene spontaneamente in provetta, bensì mediante l’iniezione nel citoplasma dell’ovocita di un singolo spermatozoo precedentemente selezionato o, talora, mediante l’iniezione di elementi immaturi della linea germinale maschile» (nota 32).
Tale tecnica è moralmente illecita: «opera una completa dissociazione tra la procreazione e l’atto coniugale», «è attuata al di fuori del corpo dei coniugi mediante gesti di terze persone la cui competenza e attività tecnica determinano il successo dell’intervento», «affida la vita e l’identità dell’embrione al potere dei medici e dei biologi e instaura un dominio della tecnica sull’origine e sul destino della persona umana» (n. 17).

Il congelamento di embrioni

«Per non ripetere i prelievi di ovociti nella donna, si procede a un unico prelievo plurimo di ovociti, seguito dalla crioconservazione di una parte importante degli embrioni ottenuti in vitro, in previsione di un secondo ciclo di trattamento, nel caso di insuccesso del primo, ovvero nel caso in cui i genitori volessero un’altra gravidanza» (n. 18). Il congelamento o la crioconservazione in riferimento agli embrioni «è un procedimento di raffreddamento a bassissime temperature al fine di consentirne una lunga conservazione» (nota 35).
«La crioconservazione è incompatibile con il rispetto dovuto agli embrioni umani: presuppone la loro produzione in vitro; li espone a gravi rischi di morte o di danno per la loro integrità fisica, in quanto un’alta percentuale non sopravvive alla procedura di congelamento e di scongelamento; li priva almeno temporaneamente dell’accoglienza e della gestazione materna; li pone in una situazione suscettibile di ulteriori offese e manipolazioni» (n. 18)
Per quanto riguarda il gran numero di embrioni congelati già esistenti si pone la domanda: che fare di loro? Al riguardo, tutte le proposte avanzate (usare tali embrioni per la ricerca o destinarli a usi terapeutici; scongelarli e, senza riattivarli, usarli per la ricerca come se fossero dei normali cadaveri; metterli a disposizione di coppie infertili, come “terapia dell’infertilità”; procedere ad una forma di “adozione prenatale”) pongono problemi di vario genere. «Occorre costatare, in definitiva, che le migliaia di embrioni in stato di abbandono determinano una situazione di ingiustizia di fatto irreparabile. Perciò Giovanni Paolo II lanciò un appello alla coscienza dei responsabili del mondo scientifico ed in modo particolare ai medici perché venga fermata la produzione di embrioni umani, tenendo conto che non si intravede una via d’uscita moralmente lecita per il destino umano delle migliaia e migliaia di embrioni “congelati”, i quali sono e restano pur sempre titolari dei diritti essenziali e quindi da tutelare giuridicamente come persone umane» (n. 19).

Il congelamento di ovociti

«Per evitare i gravi problemi etici posti dalla crioconservazione di embrioni, è stata avanzata nell’ambito delle tecniche di fecondazione in vitro la proposta di congelare gli ovociti» (n. 20).

Al riguardo, la crioconservazione di ovociti, non di per sé immorale e prospettata anche in altri contesti che qui non vengono considerati, «in ordine al processo di procreazione artificiale è da considerare moralmente inaccettabile» (n. 20).

La riduzione embrionale

«Alcune tecniche usate nella procreazione artificiale, soprattutto il trasferimento di più embrioni al grembo materno, hanno dato luogo ad un aumento significativo della percentuale di gravidanze multiple. Perciò si è fatta strada l’idea di procedere alla cosiddetta riduzione embrionale. Essa consiste in un intervento per ridurre il numero di embrioni o feti presenti nel seno materno mediante la loro diretta soppressione» (n. 21). «Dal punto di vista etico, la riduzione embrionale è un aborto intenzionale selettivo. Si tratta, infatti, di eliminazione deliberata e diretta di uno o più esseri umani innocenti nella fase iniziale della loro esistenza, e come tale costituisce sempre un disordine morale grave» (n. 21).

La diagnosi pre-impiantatoria

«La diagnosi pre-impiantatoria è una forma di diagnosi prenatale, legata alle tecniche di fecondazione artificiale, che prevede la diagnosi genetica degli embrioni formati in vitro, prima del loro trasferimento nel grembo materno. Essa viene effettuata allo scopo di avere la sicurezza di trasferire nella madre solo embrioni privi di difetti o con un sesso determinato o con certe qualità particolari» (n. 22).

«Diversamente da altre forme di diagnosi prenatale…, alla diagnosi pre-impiantatoria segue ordinariamente l’eliminazione dell’embrione designato come “sospetto” di difetti genetici o cromosomici, o portatore di un sesso non voluto o di qualità non desiderate. La diagnosi pre-impiantatoria… è finalizzata di fatto ad una selezione qualitativa con la conseguente distruzione di embrioni, la quale si configura come una pratica abortiva precoce… Trattando l’embrione umano come semplice “materiale di laboratorio”, si opera un’alterazione e una discriminazione anche per quanto riguarda il concetto stesso di dignità umana… Tale discriminazione è immorale e perciò dovrebbe essere considerata giuridicamente inaccettabile» (n. 22).

Nuove forme di intercezione e contragestazione

Esistono mezzi tecnici che agiscono dopo la fecondazione, quando l’embrione è già costituito.

«Queste tecniche sono intercettive, se intercettano l’embrione prima del suo impianto nell’utero materno» (n. 23), ad esempio attraverso «la spirale… e la cosiddetta “pillola del giorno dopo”» (nota 42).

Esse sono «contragestative, se provocano l’eliminazione dell’embrione appena impiantato» (n. 23), ad esempio attraverso «la pillola RU 486» (nota 43).

Sebbene gli intercettivi non provochino un aborto ogni volta che vengono assunti, anche perché non sempre dopo il rapporto sessuale avviene la fecondazione, si deve notare «che in colui che vuol impedire l’impianto di un embrione eventualmente concepito, e pertanto chiede o prescrive tali farmaci, l’intenzionalità abortiva è generalmente presente». Nel caso della contragestazione «si tratta dell’aborto di un embrione appena annidato… L’uso dei mezzi di intercezione e di contragestazione rientra nel peccato di aborto ed è gravemente immorale» (n. 23).

Terza parte:

Nuove proposte terapeutiche che comportano la manipolazione dell’embrione
o del patrimonio genetico umano

La terapia genica

Per terapia genica si intende «l’applicazione all’uomo delle tecniche di ingegneria genetica con una finalità terapeutica, vale a dire, con lo scopo di curare malattie su base genetica» (n. 25).

La terapia genica somatica «si propone di eliminare o ridurre difetti genetici presenti a livello delle cellule somatiche» (n. 25).

La terapia genica germinale mira «a correggere difetti genetici presenti in cellule della linea germinale, al fine di trasmettere gli effetti terapeutici ottenuti sul soggetto all’eventuale discendenza del medesimo» (n. 25).

Dal punto di vista etico vale quanto segue:

Quanto agli interventi di terapia genica somatica, essi «sono in linea di principio moralmente leciti… Dato che la terapia genica può comportare rischi significativi per il paziente, bisogna osservare il principio deontologico generale secondo cui, per attuare un intervento terapeutico, è necessario assicurare previamente che il soggetto trattato non sia esposto a rischi per la sua salute o per l’integrità fisica, che siano eccessivi o sproporzionati rispetto alla gravità della patologia che si vuole curare. È anche richiesto il consenso informato del paziente o di un suo legittimo rappresentante» (n. 26).
Quanto alla terapia genica germinale, «i rischi legati ad ogni manipolazione genetica sono significativi e ancora poco controllabili» e, pertanto, «allo stato attuale della ricerca non è moralmente ammissibile agire in modo che i potenziali danni derivanti si diffondano nella progenie» (n. 26).
Quanto all’ipotesi di applicare l’ingegneria genetica per presunti fini di miglioramento e potenziamento della dotazione genetica, si deve osservare che tali manipolazioni favorirebbero «una mentalità eugenetica» e introdurrebbero «un indiretto stigma sociale nei confronti di coloro che non possiedono particolari doti e enfatizzano doti apprezzate da determinate culture e società, che non costituiscono di per sé lo specifico umano. Ciò contrasterebbe con la verità fondamentale dell’uguaglianza tra tutti gli esseri umani, che si traduce nel principio di giustizia, la cui violazione, alla lunga, finirebbe per attentare alla convivenza pacifica tra gli individui… Si deve rilevare infine che nel tentativo di creare un nuovo tipo di uomo si ravvisa una dimensione ideologica, secondo cui l’uomo pretende di sostituirsi al Creatore» (n. 27).

La clonazione umana

Per clonazione umana si intende «la riproduzione asessuale e agamica dell’intero organismo umano, allo scopo di produrre una o più “copie” dal punto di vista genetico sostanzialmente identiche all’unico progenitore» (n. 28). Le tecniche proposte per la clonazione umana sono la fissione gemellare, che consiste «nella separazione artificiale di singole cellule o gruppi di cellule dall’embrione, nelle prime fasi dello sviluppo, e nel successivo trasferimento in utero di queste cellule, allo scopo di ottenere, in modo artificiale, embrioni identici» (nota 47), e il trasferimento di nucleo, che consiste «nell’introduzione di un nucleo prelevato da una cellula embrionaria o somatica in un ovocita precedentemente denucleato, seguita dall’attivazione di questo ovocita che, di conseguenza, dovrebbe svilupparsi come embrione» (nota 47). La clonazione viene proposta con due scopi: riproduttivo, cioè per ottenere la nascita di un bambino clonato, e terapeutico o di ricerca.
La clonazione è «intrinsecamente illecita, in quanto… intende dare origine ad un nuovo essere umano senza connessione con l’atto di reciproca donazione tra due coniugi e, più radicalmente, senza legame alcuno con la sessualità. Tale circostanza dà luogo ad abusi e a manipolazioni gravemente lesive della dignità umana» (n. 28).
Quanto alla clonazione riproduttiva, essa «imporrebbe al soggetto clonato un patrimonio genetico preordinato, sottoponendolo di fatto – come è stato affermato – ad una forma di schiavitù biologica dalla quale difficilmente potrebbe affrancarsi. Il fatto che una persona si arroghi il diritto di determinare arbitrariamente le caratteristiche genetiche di un’altra persona, rappresenta una grave offesa alla dignità di quest’ultima e all’uguaglianza fondamentale tra gli uomini… Ognuno di noi incontra nell’altro un essere umano che deve la propria esistenza e le proprie caratteristiche all’amore di Dio, del quale solo l’amore tra i coniugi costituisce una mediazione conforme al disegno del Creatore e Padre celeste» (n. 29).
Quanto alla clonazione terapeutica, occorre precisare che «creare embrioni con il proposito di distruggerli, anche se con l’intenzione di aiutare i malati, è del tutto incompatibile con la dignità umana, perché fa dell’esistenza di un essere umano, pur allo stadio embrionale, niente di più che uno strumento da usare e distruggere. È gravemente immorale sacrificare una vita umana per una finalità terapeutica» (n. 30).
Come alternativa alla clonazione terapeutica, alcuni hanno proposto nuove tecniche, che sarebbero capaci di produrre cellule staminali di tipo embrionale senza presupporre la distruzione di veri embrioni umani, ad esempio, attraverso il trasferimento di un nucleo alterato (ANT) o la riprogrammazione assistita dell’ovocita (OAR). Al riguardo sono però ancora da chiarire i dubbi «riguardanti soprattutto lo statuto ontologico del “prodotto” così ottenuto» (n. 30).

L’uso terapeutico delle cellule staminali

«Le cellule staminali sono cellule indifferenziate che possiedono due caratteristiche fondamentali: a) la capacità prolungata di moltiplicarsi senza differenziarsi; b) la capacità di dare origine a cellule progenitrici di transito, dalle quali discendono cellule altamente differenziate, per esempio, nervose, muscolari, ematiche. Da quando si è verificato sperimentalmente che le cellule staminali, se trapiantate in un tessuto danneggiato, tendono a favorire la ripopolazione di cellule e la rigenerazione di tale tessuto, si sono aperte nuove prospettive per la medicina rigenerativa, che hanno suscitato grande interesse tra i ricercatori di tutto il mondo» (n. 31).

Per la valutazione etica occorre considerare soprattutto i metodi impiegati per la raccolta delle cellule staminali.

«Sono da considerarsi lecite quelle metodiche che non procurano un grave danno al soggetto da cui si estraggono le cellule staminali. Tale condizione si verifica, generalmente, nel caso di prelievo a) dai tessuti di un organismo adulto; b) dal sangue del cordone ombelicale, al momento del parto; c) dai tessuti di feti morti di morte naturale» (n. 32).

«Il prelievo di cellule staminali dall’embrione umano vivente… causa inevitabilmente la sua distruzione, risultando di conseguenza gravemente illecito. In questo caso la ricerca… non si pone veramente a servizio dell’umanità. Passa infatti attraverso la soppressione di vite umane che hanno uguale dignità rispetto agli altri individui umani e agli stessi ricercatori» (n. 32).

«L’utilizzo di cellule staminali embrionali, o cellule differenziate da esse derivate, eventualmente fornite da altri ricercatori, sopprimendo embrioni, o reperibili in commercio, pone seri problemi dal punto di vista della cooperazione al male e dello scandalo» (n. 32).

Si rileva comunque che numerosi studi tendono ad accreditare alle cellule staminali adulte dei risultati più positivi se confrontati con quelle embrionali.

Tentativi di ibridazione

«Recentemente sono stati utilizzati ovociti animali per la riprogrammazione di nuclei di cellule somatiche umane… , al fine di estrarre cellule staminali embrionali dai risultanti embrioni, senza dover ricorrere all’uso di ovociti umani» (n. 33). «Dal punto di vista etico simili procedure rappresentano una offesa alla dignità dell’essere umano, a causa della mescolanza di elementi genetici umani ed animali capaci di turbare l’identità specifica dell’uomo» (n. 33).

L’uso di “materiale biologico” umano di origine illecita

Per la ricerca scientifica e per la produzione di vari prodotti talora vengono utilizzati embrioni o linee cellulari che sono il risultato di un intervento illecito contro la vita o l’integrità fisica dell’essere umano.
Quanto alla sperimentazione sugli embrioni, essa «costituisce un delitto nei riguardi della loro dignità di esseri umani, che hanno diritto al medesimo rispetto dovuto al bambino già nato e ad ogni persona. Queste forme di sperimentazione costituiscono sempre un disordine morale grave» (n. 34).
Quanto all’impiego da parte di ricercatori di “materiale biologico” di origine illecita che è stato prodotto fuori dal loro centro di ricerca o che si trova in commercio, vale sempre «l’esigenza morale che non vi sia stata complicità alcuna con l’aborto volontario e che sia evitato il pericolo di scandalo. A tale proposito è insufficiente il criterio dell’indipendenza formulato da alcuni comitati etici, vale a dire, affermare che sarebbe eticamente lecito l’utilizzo di “materiale biologico” di illecita provenienza, sempre che esista una chiara separazione tra coloro che da una parte producono, congelano e fanno morire gli embrioni e dall’altra i ricercatori che sviluppano la sperimentazione scientifica». Va precisato che «il dovere di rifiutare quel “materiale biologico”… scaturisce dal dovere di separarsi, nell’esercizio della propria attività di ricerca, da un quadro legislativo gravemente ingiusto e di affermare con chiarezza il valore della vita umana. Perciò il sopra citato criterio di indipendenza è necessario, ma può essere eticamente insufficiente» (n. 35).
«Naturalmente all’interno di questo quadro generale esistono responsabilità differenziate, e ragioni gravi potrebbero essere moralmente proporzionate per giustificare l’utilizzo del suddetto “materiale biologico”. Così, per esempio, il pericolo per la salute dei bambini può autorizzare i loro genitori a utilizzare un vaccino nella cui preparazione sono state utilizzate linee cellulari di origine illecita, fermo restando il dovere da parte di tutti di manifestare il proprio disaccordo al riguardo e di chiedere che i sistemi sanitari mettano a disposizione altri tipi di vaccini. D’altra parte, occorre tener presente che nelle imprese che utilizzano linee cellulari di origine illecita non è identica la responsabilità di coloro che decidono dell’orientamento della produzione rispetto a coloro che non hanno alcun potere di decisione» (n. 35).

Riporto di seguito il testo completo dell’istruzione ( fonte: http://www.zenit.org/article-16493?l=italian )

Istruzione “Dignitas personae. Su alcune questioni di bioetica”

A cura della Congregazione per la Dottrina della Fede

CITTA’ DEL VATICANO, venerdì, 12 dicembre 2008 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito l’Istruzione “Dignitas personae. Su alcune questioni di bioetica”, a cura della Congregazione per la Dottrina della Fede, presentata questo venerdì in Sala Stampa vaticana.

* * *

INTRODUZIONE

1. Ad ogni essere umano, dal concepimento alla morte naturale, va riconosciuta la dignità di persona. Questo principio fondamentale, che esprime un grande “sì” alla vita umana, deve essere posto al centro della riflessione etica sulla ricerca biomedica, che riveste un’importanza sempre maggiore nel mondo di oggi. Il Magistero della Chiesa è già intervenuto più volte, al fine di chiarire e risolvere i relativi problemi morali. Di particolare rilevanza in questa materia è stata l’Istruzione Donum vitae. A vent’anni dalla sua pubblicazione è emersa nondimeno l’opportunità di apportare un aggiornamento a tale documento.

L’insegnamento di detta Istruzione conserva intatto il suo valore sia per i principi richiamati sia per le valutazioni morali espresse. Nuove tecnologie biomediche, tuttavia, introdotte in questo ambito delicato della vita dell’essere umano e della famiglia, provocano ulteriori interrogativi, in particolare nel settore della ricerca sugli embrioni umani e dell’uso delle cellule staminali a fini terapeutici nonché in altri ambiti della medicina sperimentale, così da sollevare nuove domande che richiedono altrettante risposte. La rapidità degli sviluppi in ambito scientifico e la loro amplificazione tramite i mezzi di comunicazione sociale provocano attese e perplessità in settori sempre più vasti dell’opinione pubblica. Al fine di regolamentare giuridicamente tali problemi, le Assemblee legislative sono spesso sollecitate a prendere decisioni, coinvolgendo talora anche la consultazione popolare.Queste ragioni hanno portato la Congregazione per la Dottrina della Fede a predisporre una nuova Istruzione di natura dottrinale, che affronta alcune problematiche recenti alla luce dei criteri enunciati nell’Istruzione Donum vitae e riprende in esame altri temi già trattati, ma ritenuti bisognosi di ulteriori chiarimenti.

2. Nel procedere a questo esame, si è inteso sempre tenere presenti gli aspetti scientifici, giovandosi dell’analisi della Pontificia Accademia per la Vita e di un gran numero di esperti, per confrontarli con i principi dell’antropologia cristiana. Le Encicliche Veritatis splendor ed Evangelium vitae di Giovanni Paolo II ed altri interventi del Magistero offrono chiare indicazioni di metodo e di contenuto per l’esame dei problemi considerati.Nel variegato panorama filosofico e scientifico attuale è possibile constatare di fatto una ampia e qualificata presenza di scienziati e di filosofi che, nello spirito del giuramento di Ippocrate, vedono nella scienza medica un servizio alla fragilità dell’uomo, per la cura delle malattie, l’alleviamento della sofferenza e l’estensione delle cure necessarie in misura equa a tutta l’umanità. Non mancano, però, rappresentanti della filosofia e della scienza che considerano il crescente sviluppo delle tecnologie biomediche in una prospettiva sostanzialmente eugenetica.

3. La Chiesa cattolica, nel proporre principi e valutazioni morali per la ricerca biomedica sulla vita umana, attinge alla luce sia della ragione sia della fede, contribuendo ad elaborare una visione integrale dell’uomo e della sua vocazione, capace di accogliere tutto ciò che di buono emerge dalle opere degli uomini e dalle varie tradizioni culturali e religiose, che non raramente mostrano una grande riverenza per la vita.Il Magistero intende portare una parola di incoraggiamento e di fiducia nei confronti di una prospettiva culturale che vede la scienza come prezioso servizio al bene integrale della vita e della dignità di ogni essere umano. La Chiesa pertanto guarda con speranza alla ricerca scientifica, augurando che siano molti i cristiani a dedicarsi al progresso della biomedicina e a testimoniare la propria fede in tale ambito. Auspica inoltre che i risultati di questa ricerca siano resi disponibili anche nelle aree povere e colpite dalle malattie, per affrontare le necessità più urgenti e drammatiche dal punto di vista umanitario. E infine intende essere presente accanto ad ogni persona che soffre nel corpo e nello spirito, per offrire non soltanto un conforto, ma la luce e la speranza. Queste danno senso anche ai momenti della malattia e all’esperienza della morte, che appartengono di fatto alla vita dell’uomo e ne segnano la storia, aprendola al mistero della Risurrezione. Lo sguardo della Chiesa infatti è pieno di fiducia perché «la vita vincerà: è questa per noi una sicura speranza. Sì, vincerà la vita, perché dalla parte della vita stanno la verità, il bene, la gioia, il vero progresso. Dalla parte della vita è Dio, che ama la vita e la dona con larghezza». La presente Istruzione si rivolge ai fedeli e a tutti coloro che cercano la verità. Essa comprende tre parti: la prima richiama alcuni aspetti antropologici, teologici ed etici di importanza fondamentale; la seconda affronta nuovi problemi riguardanti la procreazione; la terza prende in esame alcune nuove proposte terapeutiche che comportano la manipolazione dell’embrione o del patrimonio genetico umano.

PRIMA PARTE: ASPETTI ANTROPOLOGICI, TEOLOGICI ED ETICI DELLA VITA E DELLA PROCREAZIONE UMANA

4. Negli ultimi decenni le scienze mediche hanno sviluppato in modo considerevole le loro conoscenze sulla vita umana negli stadi iniziali della sua esistenza. Esse sono giunte a conoscere meglio le strutture biologiche dell’uomo e il processo della sua generazione. Questi sviluppi sono certamente positivi e meritano di essere sostenuti, quando servono a superare o a correggere patologie e concorrono a ristabilire il normale svolgimento dei processi generativi. Essi sono invece negativi, e pertanto non si possono condividere, quando implicano la soppressione di esseri umani o usano mezzi che ledono la dignità della persona oppure sono adottati per finalità contrarie al bene integrale dell’uomo. Il corpo di un essere umano, fin dai suoi primi stadi di esistenza, non è mai riducibile all’insieme delle sue cellule. Il corpo embrionale si sviluppa progressivamente secondo un “programma” ben definito e con un proprio fine che si manifesta con la nascita di ogni bambino.Giova qui richiamare il criterio etico fondamentale espresso nell’Istruzione Donum vitae per valutare tutte le questioni morali che si pongono in relazione agli interventi sull’embrione umano: «Il frutto della generazione umana dal primo momento della sua esistenza, e cioè a partire dal costituirsi dello zigote, esige il rispetto incondizionato che è moralmente dovuto all’essere umano nella sua totalità corporale e spirituale. L’essere umano va rispettato e trattato come una persona fin dal suo concepimento e, pertanto, da quello stesso momento gli si devono riconoscere i diritti della persona, tra i quali anzitutto il diritto inviolabile di ogni essere umano innocente alla vita».

5. Quest’affermazione di carattere etico, riconoscibile come vera e conforme alla legge morale naturale dalla stessa ragione, dovrebbe essere alla base di ogni ordinamento giuridico. Essa suppone, infatti, una verità di carattere ontologico, in forza di quanto la suddetta Istruzione ha evidenziato, a partire da solide conoscenze scientifiche, circa la continuità dello sviluppo dell’essere umano.Se l’Istruzione Donum vitae non ha definito che l’embrione è persona, per non impegnarsi espressamente su un’affermazione d’indole filosofica, ha rilevato tuttavia che esiste un nesso intrinseco tra la dimensione ontologica e il valore specifico di ogni essere umano. Anche se la presenza di un’anima spirituale non può essere rilevata dall’osservazione di nessun dato sperimentale, sono le stesse conclusioni della scienza sull’embrione umano a fornire «un’indicazione preziosa per discernere razionalmente una presenza personale fin da questo primo comparire di una vita umana: come un individuo umano non sarebbe una persona umana?». La realtà dell’essere umano, infatti, per tutto il corso della sua vita, prima e dopo la nascita, non consente di affermare né un cambiamento di natura né una gradualità di valore morale, poiché possiede una piena qualificazione antropologica ed etica. L’embrione umano, quindi, ha fin dall’inizio la dignità propria della persona.

6. Il rispetto di tale dignità compete a ogni essere umano, perché esso porta impressi in sé in maniera indelebile la propria dignità e il proprio valore. L’origine della vita umana, d’altra parte, ha il suo autentico contesto nel matrimonio e nella famiglia, in cui viene generata attraverso un atto che esprime l’amore reciproco tra l’uomo e la donna. Una procreazione veramente responsabile nei confronti del nascituro «deve essere il frutto del matrimonio». Il matrimonio, presente in tutti i tempi e in tutte le culture, «è stato sapientemente e provvidenzialmente istituito da Dio creatore per realizzare nell’umanità il suo disegno di amore. Per mezzo della reciproca donazione personale, loro propria ed esclusiva, gli sposi tendono alla comunione delle loro persone, con la quale si perfezionano a vicenda, per collaborare con Dio alla generazione e all’educazione di nuove vite» . Nella fecondità dell’amore coniugale l’uomo e la donna «rendono evidente che all’origine della loro vita sponsale vi è un “sì” genuino che viene pronunciato e realmente vissuto nella reciprocità, rimanendo sempre aperto alla vita… La legge naturale, che è alla base del riconoscimento della vera uguaglianza tra le persone e i popoli, merita di essere riconosciuta come la fonte a cui ispirare anche il rapporto tra gli sposi nella loro responsabilità nel generare nuovi figli. La trasmissione della vita è iscritta nella natura e le sue leggi permangono come norma non scritta a cui tutti devono richiamarsi».

7. È convinzione della Chiesa che ciò che è umano non solamente è accolto e rispettato dalla fede, ma da essa è anche purificato, innalzato e perfezionato. Dio, dopo aver creato l’uomo a sua immagine e somiglianza (cf. Gn 1, 26), ha qualificato la sua creatura come «molto buona» (Gn 1, 31) per poi assumerla nel Figlio (cf. Gv 1, 14). Il Figlio di Dio nel mistero dell’Incarnazione ha confermato la dignità del corpo e dell’anima costitutivi dell’essere umano. Il Cristo non ha disdegnato la corporeità umana, ma ne ha svelato pienamente il significato e il valore: «In realtà solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell’uomo». Divenendo uno di noi, il Figlio fa sì che possiamo diventare «figli di Dio» (Gv 1,12), «partecipi della natura divina» (2 Pt 1, 4). Questa nuova dimensione non contrasta con la dignità della creatura riconoscibile con la ragione da parte di tutti gli uomini, ma la eleva ad un ulteriore orizzonte di vita, che è quella propria di Dio e consente di riflettere più adeguatamente sulla vita umana e sugli atti che la pongono in essere. Alla luce di questi dati di fede, risulta ancor più accentuato e rafforzato il rispetto nei riguardi dell’individuo umano che è richiesto dalla ragione: per questo non c’è contrapposizione tra l’affermazione della dignità e quella della sacralità della vita umana. «I diversi modi secondo cui nella storia Dio ha cura del mondo e dell’uomo, non solo non si escludono tra loro, ma al contrario si sostengono e si compenetrano a vicenda. Tutti scaturiscono e concludono all’eterno disegno sapiente e amoroso con il quale Dio predestina gli uomini “ad essere conformi all’immagine del Figlio suo” (Rm 8, 29)».

8. A partire dall’insieme di queste due dimensioni, l’umana e la divina, si comprende meglio il perché del valore inviolabile dell’uomo: egli possiede una vocazione eterna ed è chiamato a condividere l’amore trinitario del Dio vivente. Questo valore si applica a tutti indistintamente. Per il solo fatto d’esistere, ogni essere umano deve essere pienamente rispettato. Si deve escludere l’introduzione di criteri di discriminazione, quanto alla dignità, in base allo sviluppo biologico, psichico, culturale o allo stato di salute. Nell’uomo, creato ad immagine di Dio, si riflette, in ogni fase della sua esistenza, «il volto del suo Figlio Unigenito… Questo amore sconfinato e quasi incomprensibile di Dio per l’uomo rivela fino a che punto la persona umana sia degna di essere amata in se stessa, indipendentemente da qualsiasi altra considerazione – intelligenza, bellezza, salute, giovinezza, integrità e così via. In definitiva, la vita umana è sempre un bene, poiché “essa è nel mondo manifestazione di Dio, segno della sua presenza, orma della sua gloria” (Evangelium vitae, 34)».

9. Queste due dimensioni di vita, quella naturale e quella soprannaturale, permettono anche di comprendere meglio in quale senso gli atti che consentono all’essere umano di venire all’esistenza, nei quali l’uomo e la donna si donano mutuamente l’uno all’altra, sono un riflesso dell’amore trinitario. «Dio, che è amore e vita, ha inscritto nell’uomo e nella donna la vocazione a una partecipazione speciale al suo mistero di comunione personale e alla sua opera di Creatore e di Padre». Il matrimonio cristiano «affonda le sue radici nella naturale complementarietà che esiste tra l’uomo e la donna, e si alimenta mediante la volontà personale degli sposi di condividere l’intero progetto di vita, ciò che hanno e ciò che sono: perciò tale comunione è il frutto e il segno di una esigenza profondamente umana. Ma in Cristo Signore, Dio assume questa esigenza umana, la conferma, la purifica e la eleva, conducendola a perfezione col sacramento del matrimonio: lo Spirito Santo effuso nella celebrazione sacramentale offre agli sposi cristiani il dono di una comunione nuova d’amore che è immagine viva e reale di quella singolarissima unità, che fa della Chiesa l’indivisibile Corpo mistico del Signore Gesù».

10. La Chiesa, giudicando della valenza etica di taluni risultati delle recenti ricerche della medicina concernenti l’uomo e le sue origini, non interviene nell’ambito proprio della scienza medica come tale, ma richiama tutti gli interessati alla responsabilità etica e sociale del loro operato. Ricorda loro che il valore etico della scienza biomedica si misura con il riferimento sia al rispetto incondizionato dovuto ad ogni essere umano, in tutti i momenti della sua esistenza, sia alla tutela della specificità degli atti personali che trasmettono la vita. L’intervento del Magistero rientra nella sua missione di promuovere la formazione delle coscienze, insegnando autenticamente la verità che è Cristo, e nello stesso tempo dichiarando e confermando autoritativamente i principi dell’ordine morale che scaturiscono dalla stessa natura umana.

SECONDA PARTE: NUOVI PROBLEMI RIGUARDANTI LA PROCREAZIONE

11. Alla luce dei principi sopra ricordati occorre ora prendere in esame alcuni problemi riguardanti la procreazione, emersi e meglio delineatisi negli anni successivi alla pubblicazione dell’Istruzione Donum vitae.

Le tecniche di aiuto alla fertilità

12. Per quanto riguarda la cura dell’infertilità, le nuove tecniche mediche devono rispettare tre beni fondamentali: a) il diritto alla vita e all’integrità fisica di ogni essere umano dal concepimento fino alla morte naturale; b) l’unità del matrimonio, che comporta il reciproco rispetto del diritto dei coniugi a diventare padre e madre soltanto l’uno attraverso l’altro; c) i valori specificamente umani della sessualità, che «esigono che la procreazione di una persona umana debba essere perseguita come il frutto dell’atto coniugale specifico dell’amore tra gli sposi». Le tecniche che si presentano come un aiuto alla procreazione «non sono da rifiutare in quanto artificiali. Come tali esse testimoniano le possibilità dell’arte medica, ma si devono valutare sotto il profilo morale in riferimento alla dignità della persona umana, chiamata a realizzare la vocazione divina al dono dell’amore e al dono della vita». Alla luce di tale criterio sono da escludere tutte le tecniche di fecondazione artificiale eterologa e le tecniche di fecondazione artificiale omologa che sono sostitutive dell’atto coniugale. Sono invece ammissibili le tecniche che si configurano come un aiuto all’atto coniugale e alla sua fecondità. L’Istruzione Donum vitae si esprime così: «Il medico è al servizio delle persone e della procreazione umana: non ha facoltà di disporre né di decidere di esse. L’intervento medico è in questo ambito rispettoso della dignità delle persone, quando mira ad aiutare l’atto coniugale sia per facilitarne il compimento sia per consentirgli di raggiungere il suo fine, una volta che sia stato normalmente compiuto». E, a proposito dell’inseminazione artificiale omologa, dice: «L’inseminazione artificiale omologa all’interno del matrimonio non può essere ammessa, salvo il caso in cui il mezzo tecnico risulti non sostitutivo dell’atto coniugale, ma si configuri come una facilitazione e un aiuto affinché esso raggiunga il suo scopo naturale».

13. Sono certamente leciti gli interventi che mirano a rimuovere gli ostacoli che si oppongono alla fertilità naturale, come ad esempio la cura ormonale dell’infertilità di origine gonadica, la cura chirurgica di una endometriosi, la disostruzione delle tube, oppure la restaurazione microchirurgica della pervietà tubarica. Tutte queste tecniche possono essere considerate come autentiche terapie, nella misura in cui, una volta risolto il problema che era all’origine dell’infertilità, la coppia possa porre atti coniugali con un esito procreativo, senza che il medico debba interferire direttamente nell’atto coniugale stesso. Nessuna di queste tecniche sostituisce l’atto coniugale, che unicamente è degno di una procreazione veramente responsabile.Per venire incontro al desiderio di non poche coppie sterili ad avere un figlio, sarebbe inoltre auspicabile incoraggiare, promuovere e facilitare, con opportune misure legislative, la procedura dell’adozione dei numerosi bambini orfani, che hanno bisogno, per il loro adeguato sviluppo umano, di un focolare domestico. C’è da osservare, infine, che meritano un incoraggiamento le ricerche e gli investimenti dedicati alla prevenzione della sterilità.


Fecondazione in vitro ed eliminazione volontaria di embrioni

14. Il fatto che la fecondazione in vitro comporti assai frequentemente l’eliminazione volontaria di embrioni è già stato rilevato dall’Istruzione Donum vitae. Alcuni pensavano che ciò fosse dovuto a una tecnica ancora parzialmente imperfetta. L’esperienza successiva ha dimostrato invece che tutte le tecniche di fecondazione in vitro si svolgono di fatto come se l’embrione umano fosse un semplice ammasso di cellule che vengono usate, selezionate e scartate.È vero che circa un terzo delle donne che ricorrono alla procreazione artificiale giunge ad avere un bambino. Occorre tuttavia rilevare che, considerando il rapporto tra il numero totale di embrioni prodotti e di quelli effettivamente nati, il numero di embrioni sacrificati è altissimo. Queste perdite sono accettate dagli specialisti delle tecniche di fecondazione in vitro come prezzo da pagare per ottenere risultati positivi. In realtà è assai preoccupante che la ricerca in questo campo miri principalmente a ottenere migliori risultati in termini di percentuale di bambini nati rispetto alle donne che iniziano il trattamento, ma non sembra avere un effettivo interesse per il diritto alla vita di ogni singolo embrione.

15. Spesso si obietta che tali perdite di embrioni sarebbero il più delle volte preterintenzionali, o avverrebbero addirittura contro la volontà dei genitori e dei medici. Si afferma che si tratterebbe di rischi non molto diversi da quelli connessi al processo naturale della generazione, e che voler comunicare la vita senza correre alcun rischio comporterebbe in pratica astenersi dal trasmetterla. È vero che non tutte le perdite di embrioni nell’ambito della procreazione in vitro hanno lo stesso rapporto con la volontà dei soggetti interessati. Ma è anche vero che in molti casi l’abbandono, la distruzione o le perdite di embrioni sono previsti e voluti. Gli embrioni prodotti in vitro che presentano difetti vengono direttamente scartati. Sono sempre più frequenti i casi in cui coppie non sterili ricorrono alle tecniche di procreazione artificiale con l’unico scopo di poter operare una selezione genetica dei loro figli. È prassi ormai comune in molti Paesi la stimolazione del ciclo femminile per ottenere un alto numero di ovociti, che vengono fecondati. Tra gli embrioni ottenuti un certo numero è trasferito nel grembo materno, e gli altri vengono congelati per eventuali futuri interventi riproduttivi. La finalità del trasferimento multiplo è di assicurare, per quanto possibile, l’impianto di almeno un embrione. Il mezzo impiegato per giungere a questo fine è l’utilizzo di un numero maggiore di embrioni rispetto al figlio desiderato, nella previsione che alcuni vengano perduti e, in ogni caso, si eviti la gravidanza multipla. In questo modo la tecnica del trasferimento multiplo comporta di fatto un trattamento puramente strumentale degli embrioni. Colpisce il fatto che né la comune deontologia professionale né le autorità sanitarie ammetterebbero in nessun altro ambito della medicina una tecnica con un tasso globale così alto di esiti negativi e fatali. Le tecniche di fecondazione in vitro in realtà vengono accettate, perché si presuppone che l’embrione non meriti un pieno rispetto, per il fatto che entra in concorrenza con un desiderio da soddisfare.Questa triste realtà, spesso taciuta, è del tutto deprecabile, in quanto «le varie tecniche di riproduzione artificiale, che sembrerebbero porsi a servizio della vita e che sono praticate non poche volte con questa intenzione, in realtà aprono la porta a nuovi attentati contro la vita».

16. La Chiesa, inoltre, ritiene eticamente inaccettabile la dissociazione della procreazione dal contesto integralmente personale dell’atto coniugale: la procreazione umana è un atto personale della coppia uomo-donna che non sopporta alcun tipo di delega sostitutiva. La pacifica accettazione dell’altissimo tasso di abortività delle tecniche di fecondazione in vitro dimostra eloquentemente che la sostituzione dell’atto coniugale con una procedura tecnica – oltre a non essere conforme al rispetto che si deve alla procreazione, non riducibile alla sola dimensione riproduttiva – contribuisce ad indebolire la consapevolezza del rispetto dovuto ad ogni essere umano. Il riconoscimento di tale rispetto viene invece favorito dall’intimità degli sposi animata dall’amore coniugale. La Chiesa riconosce la legittimità del desiderio di un figlio, e comprende le sofferenze dei coniugi afflitti da problemi di infertilità. Tale desiderio non può però venir anteposto alla dignità di ogni vita umana, fino al punto di assumerne il dominio. Il desiderio di un figlio non può giustificarne la “produzione”, così come il desiderio di non avere un figlio già concepito non può giustificarne l’abbandono o la distruzione.In realtà si ha l’impressione che alcuni ricercatori, privi di ogni riferimento etico e consapevoli delle potenzialità insite nel progresso tecnologico, sembrano cedere alla logica dei soli desideri soggettivi e alla pressione economica, tanto forte in questo campo. Di fronte alla strumentalizzazione dell’essere umano allo stadio embrionale, occorre ripetere che «l’amore di Dio non fa differenza fra il neoconcepito ancora nel grembo di sua madre, e il bambino, o il giovane, o l’uomo maturo o l’anziano. Non fa differenza perché in ognuno di essi vede l’impronta della propria immagine e somiglianza… Per questo il Magistero della Chiesa ha costantemente proclamato il carattere sacro e inviolabile di ogni vita umana, dal suo concepimento sino alla sua fine naturale».

L’Intra Cytoplasmic Sperm Injection (ICSI)

17. Tra le tecniche recenti di fecondazione artificiale ha progressivamente assunto un particolare rilievo l’Intra Cytoplasmic Sperm Injection. L’ICSI è diventata la tecnica di gran lunga più utilizzata nell’ottica della migliore efficacia, e può superare diverse forme di sterilità maschile.Come la fecondazione in vitro, della quale costituisce una variante, l’ICSI è una tecnica intrinsecamente illecita: essa opera una completa dissociazione tra la procreazione e l’atto coniugale. Infatti anche l’ICSI «è attuata al di fuori del corpo dei coniugi mediante gesti di terze persone la cui competenza e attività tecnica determinano il successo dell’intervento; essa affida la vita e l’identità dell’embrione al potere dei medici e dei biologi e instaura un dominio della tecnica sull’origine e sul destino della persona umana. Una siffatta relazione di dominio è in sé contraria alla dignità e all’uguaglianza che dev’essere comune a genitori e figli. Il concepimento in vitro è il risultato dell’azione tecnica che presiede alla fecondazione; essa non è né di fatto ottenuta né positivamente voluta come l’espressione e il frutto di un atto specifico dell’unione coniugale».

Il congelamento di embrioni

18. Uno dei metodi adoperati per ottenere il miglioramento del tasso di riuscita delle tecniche di procreazione in vitro è la moltiplicazione del numero dei trattamenti successivi. Per non ripetere i prelievi di ovociti nella donna, si procede a un unico prelievo plurimo di ovociti, seguito dalla crioconservazione di una parte importante degli embrioni ottenuti in vitro, in previsione di un secondo ciclo di trattamento, nel caso di insuccesso del primo, ovvero nel caso in cui i genitori volessero un’altra gravidanza. Talvolta si procede al congelamento anche degli embrioni destinati al primo trasferimento, perché la stimolazione ormonale del ciclo femminile produce degli effetti che consigliano di attendere la normalizzazione delle condizioni fisiologiche prima di procedere al trasferimento degli embrioni nel grembo materno. La crioconservazione è incompatibile con il rispetto dovuto agli embrioni umani: presuppone la loro produzione in vitro; li espone a gravi rischi di morte o di danno per la loro integrità fisica, in quanto un’alta percentuale non sopravvive alla procedura di congelamento e di scongelamento; li priva almeno temporaneamente dell’accoglienza e della gestazione materna; li pone in una situazione suscettibile di ulteriori offese e manipolazioni. La maggior parte degli embrioni non utilizzati rimangono “orfani”. I loro genitori non li richiedono, e talvolta se ne perdono le tracce. Ciò spiega l’esistenza di depositi di migliaia e migliaia di embrioni congelati in quasi tutti i Paesi dove si pratica la fecondazione in vitro.

19. Per quanto riguarda il gran numero di embrioni congelati già esistenti si pone la domanda: che fare di loro? Alcuni si pongono tale interrogativo senza coglierne la sostanza etica, motivati unicamente dalla necessità di osservare la legge che impone di svuotare dopo un certo tempo i depositi dei centri di crioconservazione, che poi saranno nuovamente riempiti. Altri sono coscienti, invece, che è stata commessa una grave ingiustizia e si interrogano su come ottemperare al dovere di ripararvi. Sono chiaramente inaccettabili le proposte di usare tali embrioni per la ricerca o di destinarli a usi terapeutici, perché trattano gli embrioni come semplice “materiale biologico” e comportano la loro distruzione. Neppure la proposta di scongelare questi embrioni e, senza riattivarli, usarli per la ricerca come se fossero dei normali cadaveri, è ammissibile. Anche la proposta di metterli a disposizione di coppie infertili, come “terapia dell’infertilità”, non è eticamente accettabile a causa delle stesse ragioni che rendono illecita sia la procreazione artificiale eterologa sia ogni forma di maternità surrogata; questa pratica comporterebbe poi diversi altri problemi di tipo medico, psicologico e giuridico.È stata inoltre avanzata la proposta, solo al fine di dare un’opportunità di nascere ad esseri umani altrimenti condannati alla distruzione, di procedere ad una forma di “adozione prenatale”. Tale proposta, lodevole nelle intenzioni di rispetto e di difesa della vita umana, presenta tuttavia vari problemi non dissimili da quelli sopra elencati. Occorre costatare, in definitiva, che le migliaia di embrioni in stato di abbandono determinano una situazione di ingiustizia di fatto irreparabile. Perciò Giovanni Paolo II lanciò un «appello alla coscienza dei responsabili del mondo scientifico ed in modo particolare ai medici perché venga fermata la produzione di embrioni umani, tenendo conto che non si intravede una via d’uscita moralmente lecita per il destino umano delle migliaia e migliaia di embrioni “congelati”, i quali sono e restano pur sempre titolari dei diritti essenziali e quindi da tutelare giuridicamente come persone umane».

Il congelamento di ovociti

20. Per evitare i gravi problemi etici posti dalla crioconservazione di embrioni, è stata avanzata nell’ambito delle tecniche di fecondazione in vitro la proposta di congelare gli ovociti. Una volta che è stato prelevato un numero congruo di ovociti nella previsione di diversi cicli di procreazione artificiale, si prevede di fecondare soltanto gli ovociti che saranno trasferiti nella madre, e gli altri verrebbero congelati per essere eventualmente fecondati e trasferiti in caso di insuccesso del primo tentativo. Al riguardo occorre precisare che la crioconservazione di ovociti in ordine al processo di procreazione artificiale è da considerare moralmente inaccettabile.


La riduzione embrionale

21. Alcune tecniche usate nella procreazione artificiale, soprattutto il trasferimento di più embrioni al grembo materno, hanno dato luogo ad un aumento significativo della percentuale di gravidanze multiple. Perciò si è fatta strada l’idea di procedere alla cosiddetta riduzione embrionale. Essa consiste in un intervento per ridurre il numero di embrioni o feti presenti nel seno materno mediante la loro diretta soppressione. La decisione di sopprimere esseri umani, in precedenza fortemente desiderati, rappresenta un paradosso e comporta spesso sofferenza e sentimento di colpa, che possono durare anni. Dal punto di vista etico, la riduzione embrionale è un aborto intenzionale selettivo. Si tratta, infatti, di eliminazione deliberata e diretta di uno o più esseri umani innocenti nella fase iniziale della loro esistenza, e come tale costituisce sempre un disordine morale grave. Le argomentazioni proposte per giustificare eticamente la riduzione embrio-nale si fondano spesso su analogie con catastrofi naturali o situazioni di emergenza nelle quali, malgrado la buona volontà di ciascuno, non è possibile salvare tutte le persone coinvolte. Queste analogie non possono fondare in alcun modo un giudizio morale positivo su una pratica direttamente abortiva. Altre volte ci si richiama a principi morali, come quelli del male minore o del duplice effetto, che qui non sono applicabili. Non è mai lecito, infatti, realizzare un’azione che è intrinsecamente illecita, neppure in vista di un fine buono: il fine non giustifica i mezzi.

La diagnosi pre-impiantatoria

22. La diagnosi pre-impiantatoria è una forma di diagnosi prenatale, legata alle tecniche di fecondazione artificiale, che prevede la diagnosi genetica degli embrioni formati in vitro, prima del loro trasferimento nel grembo materno. Essa viene effettuata allo scopo di avere la sicurezza di trasferire nella madre solo embrioni privi di difetti o con un sesso determinato o con certe qualità particolari.Diversamente da altre forme di diagnosi prenatale, dove la fase diagnostica è ben separata dalla fase dell’eventuale eliminazione e nell’ambito della quale le coppie rimangono libere di accogliere il bambino malato, alla diagnosi pre-impian-tatoria segue ordinariamente l’eliminazione dell’embrione designato come “sospetto” di difetti genetici o cromosomici, o portatore di un sesso non voluto o di qualità non desiderate. La diagnosi pre-impiantatoria – sempre connessa con la fecondazione artificiale, già di per sé intrinsecamente illecita – è finalizzata di fatto ad una selezione qualitativa con la conseguente distruzione di embrioni, la quale si configura come una pratica abortiva precoce. La diagnosi pre-impiantatoria è quindi espressione di quella mentalità eugenetica, «che accetta l’aborto selettivo, per impedire la nascita di bambini affetti da vari tipi di anomalie. Una simile mentalità è lesiva della dignità umana e quanto mai riprovevole, perché pretende di misurare il valore di una vita umana soltanto secondo parametri di normalità e di benessere fisico, aprendo così la strada alla legittimazione anche dell’infanticidio e dell’eutanasia». Trattando l’embrione umano come semplice “materiale di laboratorio”, si opera un’alterazione e una discriminazione anche per quanto riguarda il concetto stesso di dignità umana. La dignità appartiene ugualmente ad ogni singolo essere umano e non dipende dal progetto parentale, dalla condizione sociale, dalla formazione culturale, dallo stato di sviluppo fisico. Se in altri tempi, pur accettando in generale il concetto e le esigenze della dignità umana, veniva praticata la discriminazione per motivi di razza, religione o condizione sociale, oggi si assiste ad una non meno grave ed ingiusta discriminazione che porta a non riconoscere lo statuto etico e giuridico di esseri umani affetti da gravi patologie e disabilità: si viene così a dimenticare che le persone malate e disabili non sono una specie di categoria a parte perché la malattia e la disabilità appartengono alla condizione umana e riguardano tutti in prima persona, anche quando non se ne fa esperienza diretta. Tale discriminazione è immorale e perciò dovrebbe essere considerata giuridicamente inaccettabile, così come è doveroso eliminare le barriere culturali, economiche e sociali, che minano il pieno riconoscimento e la tutela delle persone disabili e malate.

Nuove forme di intercezione e contragestazione

23. Accanto ai mezzi contraccettivi propriamente detti, che impediscono il concepimento a seguito di un atto sessuale, esistono altri mezzi tecnici che agiscono dopo la fecondazione, quando l’embrione è già costituito, prima o dopo l’impianto in utero. Queste tecniche sono intercettive, se intercettano l’embrione prima del suo impianto nell’utero materno, e contragestative, se provocano l’eliminazione dell’embrione appena impiantato. Per favorire la diffusione dei mezzi intercettivi, si afferma talvolta che il loro meccanismo di azione non sarebbe sufficientemente conosciuto. È vero che non sempre si dispone di una conoscenza completa del meccanismo di azione dei diversi farmaci usati, ma gli studi sperimentali dimostrano che l’effetto di impedire l’impianto è certamente presente, anche se questo non significa che gli intercettivi provochino un aborto ogni volta che vengono assunti, anche perché non sempre dopo il rapporto sessuale avviene la fecondazione. Si deve notare, tuttavia, che in colui che vuol impedire l’impianto di un embrione eventualmente concepito, e pertanto chiede o prescrive tali farmaci, l’intenzionalità abortiva è generalmente presente.Quando si constata un ritardo mestruale, si ricorre talora alla contragestazione, che viene praticata abitualmente entro una o due settimane dopo la constatazione del ritardo. Lo scopo dichiarato è quello di far ricomparire la mestruazione, ma in realtà si tratta dell’aborto di un embrione appena annidato.Come si sa, l’aborto «è l’uccisione deliberata e diretta, comunque venga attuata, di un essere umano nella fase iniziale della sua esistenza, compresa tra il concepimento e la nascita». Pertanto l’uso dei mezzi di intercezione e di contragestazione rientra nel peccato di aborto ed è gravemente immorale. Inoltre, qualora si raggiunga la certezza di aver realizzato l’aborto, secondo il diritto canonico, vi sono delle gravi conseguenze penali.

TERZA PARTE: NUOVE PROPOSTE TERAPEUTICHE CHE COMPORTANO LA MANIPOLAZIONE DELL’EMBRIONE O DEL PATRIMONIO GENETICO UMANO

24. Le conoscenze acquisite negli ultimi anni hanno aperto nuove prospettive per la medicina rigenerativa e per la terapia delle malattie su base genetica. In particolare ha suscitato un grande interesse la ricerca sulle cellule staminali embrionali e sulle possibili applicazioni terapeutiche future, che tuttavia fino ad oggi non hanno trovato riscontro sul piano dei risultati effettivi, a differenza della ricerca sulle cellule staminali adulte. Dal momento che alcuni hanno ritenuto che i traguardi terapeutici eventualmente raggiungibili mediante le cellule staminali embrionali potevano giustificare diverse forme di manipolazione e di distruzione di embrioni umani, è emerso un insieme di questioni nell’ambito della terapia genica, della clonazione e dell’utilizzo di cellule staminali, sulle quali è necessario un attento discernimento morale.

La terapia genica

25. Con il termine terapia genica si intende comunemente l’applicazione all’uomo delle tecniche di ingegneria genetica con una finalità terapeutica, vale a dire, con lo scopo di curare malattie su base genetica, anche se recentemente si sta tentando di applicare la terapia genica al trattamento di malattie non ereditarie, ed in particolare al trattamento del cancro. In teoria, è possibile applicare la terapia genica a due livelli: nelle cellule somatiche e nelle cellule germinali. La terapia genica somatica si propone di eliminare o ridurre difetti genetici presenti a livello delle cellule somatiche, cioè delle cellule non riproduttive, che compongono i tessuti e gli organi del corpo. Si tratta, in questo caso, di interventi mirati a determinati distretti cellulari, con effetti confinati nel singolo individuo. La terapia genica germinale mira invece a correggere difetti genetici presenti in cellule della linea germinale, al fine di trasmettere gli effetti terapeutici ottenuti sul soggetto all’eventuale discendenza del medesimo. Tali interventi di terapia genica, sia somatica che germinale, possono essere effettuati sul feto prima della nascita – si parla allora di terapia genica in utero – o dopo la nascita, sul bambino o sull’adulto.

26. Per la valutazione morale occorre tener presenti queste distinzioni. Gli interventi sulle cellule somatiche con finalità strettamente terapeutica sono in linea di principio moralmente leciti. Tali interventi intendono ripristinare la normale configurazione genetica del soggetto oppure contrastare i danni derivanti da anomalie genetiche presenti o da altre patologie correlate. Dato che la terapia genica può comportare rischi significativi per il paziente, bisogna osservare il principio deontologico generale secondo cui, per attuare un intervento terapeutico, è necessario assicurare previamente che il soggetto trattato non sia esposto a rischi per la sua salute o per l’integrità fisica, che siano eccessivi o sproporzionati rispetto alla gravità della patologia che si vuole curare. È anche richiesto il consenso informato del paziente o di un suo legittimo rappresentante.Diversa è la valutazione morale della terapia genica germinale. Qualunque modifica genetica apportata alle cellule germinali di un soggetto sarebbe trasmessa alla sua eventuale discendenza. Poiché i rischi legati ad ogni manipolazione genetica sono significativi e ancora poco controllabili, allo stato attuale della ricerca non è moralmente ammissibile agire in modo che i potenziali danni derivanti si diffondano nella progenie. Nell’ipotesi dell’applicazione della terapia genica sull’embrione, poi, occorre aggiungere che essa necessita di essere attuata in un contesto tecnico di fecondazione in vitro, andando incontro quindi a tutte le obiezioni etiche relative a tali procedure. Per queste ragioni, quindi, si deve affermare che, allo stato attuale, la terapia genica germinale, in tutte le sue forme, è moralmente illecita.

27. Una considerazione specifica merita l’ipotesi di finalità applicative dell’ingegneria genetica diverse da quella terapeutica. Taluni hanno immaginato la possibilità di utilizzare le tecniche di ingegneria genetica per realizzare manipolazioni con presunti fini di miglioramento e potenziamento della dotazione genetica. In alcune di queste proposte si manifesta una sorta di insoddisfazione o persino di rifiuto del valore dell’essere umano come creatura e persona finita. A parte le difficoltà tecniche di realizzazione, con tutti i rischi reali e potenziali connessi, emerge soprattutto il fatto che tali manipolazioni favoriscono una mentalità eugenetica e introducono un indiretto stigma sociale nei confronti di coloro che non possiedono particolari doti e enfatizzano doti apprezzate da determinate culture e società, che non costituiscono di per sé lo specifico umano. Ciò contrasterebbe con la verità fondamentale dell’uguaglianza tra tutti gli esseri umani, che si traduce nel principio di giustizia, la cui violazione, alla lunga, finirebbe per attentare alla convivenza pacifica tra gli individui. Inoltre, ci si chiede chi potrebbe stabilire quali modifiche siano da ritenersi positive e quali no, o quali dovrebbero essere i limiti delle richieste individuali di presunto miglioramento, dal momento che non sarebbe materialmente possibile esaudire i desideri di ciascun singolo uomo. Ogni possibile risposta a questi interrogativi deriverebbe comunque da criteri arbitrari ed opinabili. Tutto ciò porta a concludere che una tale prospettiva d’intervento finirebbe, prima o poi, per nuocere al bene comune, favorendo il prevalere della volontà di alcuni sulla libertà degli altri. Si deve rilevare infine che nel tentativo di creare un nuovo tipo di uomo si ravvisa una dimensione ideologica, secondo cui l’uomo pretende di sostituirsi al Creatore.Nell’affermare la negatività etica di questo tipo di interventi, che implicano un ingiusto dominio dell’uomo sull’uomo, la Chiesa richiama anche la necessità di tornare ad una prospettiva di cura delle persone e di educazione all’accoglienza della vita umana nella sua concreta finitezza storica.

La clonazione umana

28. Per clonazione umana si intende la riproduzione asessuale e agamica dell’intero organismo umano, allo scopo di produrre una o più “copie” dal punto di vista genetico sostanzialmente identiche all’unico progenitore. La clonazione viene proposta con due scopi fondamentali: riproduttivo, cioè per ottenere la nascita di un bambino clonato, e terapeutico o di ricerca. La clonazione riproduttiva sarebbe in teoria capace di soddisfare alcune particolari esigenze, quali, ad esempio, il controllo dell’evoluzione umana; la selezione di esseri umani con qualità superiori; la preselezione del sesso del nascituro; la produzione di un figlio che sia la “copia” di un altro; la produzione di un figlio per una coppia affetta da forme di sterilità non altrimenti trattabili. La clonazione terapeutica, invece, è stata proposta come strumento di produzione di cellule staminali embrionali con patrimonio genetico pre-determinato, in modo da superare il problema del rigetto (immunoincompatibilità); essa è dunque collegata con la tematica dell’impiego delle cellule staminali.I tentativi di clonazione hanno suscitato viva preoccupazione nel mondo intero. Diversi organismi a livello nazionale e internazionale hanno espresso valutazioni negative sulla clonazione umana e nella stragrande maggioranza dei Paesi è stata vietata. La clonazione umana è intrinsecamente illecita, in quanto, portando all’estremo la negatività etica delle tecniche di fecondazione artificiale, intende dare origine ad un nuovo essere umano senza connessione con l’atto di reciproca donazione tra due coniugi e, più radicalmente, senza legame alcuno con la sessualità. Tale circostanza dà luogo ad abusi e a manipolazioni gravemente lesive della dignità umana.

29. Qualora la clonazione avesse uno scopo riproduttivo, si imporrebbe al soggetto clonato un patrimonio genetico preordinato, sottoponendolo di fatto – come è stato affermato – ad una forma di schiavitù biologica dalla quale difficilmente potrebbe affrancarsi. Il fatto che una persona si arroghi il diritto di determinare arbitrariamente le caratteristiche genetiche di un’altra persona, rappresenta una grave offesa alla dignità di quest’ultima e all’uguaglianza fondamentale tra gli uomini.Dalla particolare relazione esistente tra Dio e l’uomo fin dal primo momento della esistenza deriva l’originalità di ogni persona, che obbliga a rispettarne la singolarità e l’integrità, inclusa quella biologica e genetica. Ognuno di noi incontra nell’altro un essere umano che deve la propria esistenza e le proprie caratteristiche all’amore di Dio, del quale solo l’amore tra i coniugi costituisce una mediazione conforme al disegno del Creatore e Padre celeste.

30. Ancora più grave dal punto di vista etico è la clonazione cosiddetta terapeutica. Creare embrioni con il proposito di distruggerli, anche se con l’intenzione di aiutare i malati, è del tutto incompatibile con la dignità umana, perché fa dell’esistenza di un essere umano, pur allo stadio embrionale, niente di più che uno strumento da usare e distruggere. È gravemente immorale sacrificare una vita umana per una finalità terapeutica.Le obiezioni etiche, sollevate da più parti contro la clonazione terapeutica e contro l’uso di embrioni umani formati in vitro, hanno spinto alcuni scienziati a proporre nuove tecniche, che vengono presentate come capaci di produrre cellule staminali di tipo embrionale senza presupporre però la distruzione di veri embrioni umani. Queste proposte hanno suscitato non pochi interrogativi scientifici ed etici, riguardanti soprattutto lo statuto ontologico del “prodotto” così ottenuto. Finché non sono chiariti questi dubbi, occorre tenere conto di quanto affermato dall’Enciclica Evangelium vitae: «tale è la posta in gioco che, sotto il profilo dell’obbligo morale, basterebbe la sola probabilità di trovarsi di fronte ad una persona per giustificare la più netta proibizione di ogni intervento volto a sopprimere l’embrione umano».

L’uso terapeutico delle cellule staminali

31. Le cellule staminali sono cellule indifferenziate che possiedono due caratteristiche fondamentali: a) la capacità prolungata di moltiplicarsi senza differenziarsi; b) la capacità di dare origine a cellule progenitrici di transito, dalle quali discendono cellule altamente differenziate, per esempio, nervose, muscolari, ematiche. Da quando si è verificato sperimentalmente che le cellule staminali, se trapiantate in un tessuto danneggiato, tendono a favorire la ripopolazione di cellule e la rigenerazione di tale tessuto, si sono aperte nuove prospettive per la medicina rigenerativa, che hanno suscitato grande interesse tra i ricercatori di tutto il mondo.Nell’uomo, le fonti di cellule staminali finora individuate sono: l’embrione nei primi stadi del suo sviluppo, il feto, il sangue del cordone ombelicale, vari tessuti dell’adulto (midollo osseo, cordone ombelicale, cervello, mesenchima di vari organi, ecc.) e il liquido amniotico. Inizialmente, gli studi si sono concentrati sulle cellule staminali embrionali, poiché si riteneva che solo queste possedessero grandi potenzialità di moltiplicazione e di differenziazione. Numerosi studi, però, dimostrano che anche le cellule staminali adulte presentano una loro versatilità. Anche se tali cellule non sembrano avere la medesima capacità di rinnovamento e la stessa plasticità delle cellule staminali di origine embrionale, tuttavia studi e sperimentazioni di alto livello scientifico tendono ad accreditare a queste cellule dei risultati più positivi se confrontati con quelle embrionali. I protocolli terapeutici attualmente praticati prevedono l’uso di cellule staminali adulte e sono al riguardo state avviate molte linee di ricerca, che aprono nuovi e promettenti orizzonti.

32. Per la valutazione etica occorre considerare sia i metodi di prelievo delle cellule staminali sia i rischi del loro uso clinico o sperimentale. Per ciò che concerne i metodi impiegati per la raccolta delle cellule staminali, essi vanno considerati in rapporto alla loro origine. Sono da considerarsi lecite quelle metodiche che non procurano un grave danno al soggetto da cui si estraggono le cellule staminali. Tale condizione si verifica, generalmente, nel caso di prelievo: a) dai tessuti di un organismo adulto; b) dal sangue del cordone ombelicale, al momento del parto; c) dai tessuti di feti morti di morte naturale. Il prelievo di cellule staminali dall’embrione umano vivente, al contrario, causa inevitabilmente la sua distruzione, risultando di conseguenza gravemente illecito. In questo caso «la ricerca, a prescindere dai risultati di utilità terapeutica, non si pone veramente a servizio dell’umanità. Passa infatti attraverso la soppressione di vite umane che hanno uguale dignità rispetto agli altri individui umani e agli stessi ricercatori. La storia stessa ha condannato nel passato e condannerà in futuro una tale scienza, non solo perché priva della luce di Dio, ma anche perché priva di umanità». L’utilizzo di cellule staminali embrionali, o cellule differenziate da esse derivate, eventualmente fornite da altri ricercatori, sopprimendo embrioni, o reperibili in commercio, pone seri problemi dal punto di vista della cooperazione al male e dello scandalo. Per quanto riguarda l’uso clinico di cellule staminali ottenute mediante procedure lecite non ci sono obiezioni morali. Vanno tuttavia rispettati i comuni criteri di deontologia medica. Al riguardo occorre procedere con grande rigore e prudenza, riducendo al minimo gli eventuali rischi per i pazienti, facilitando il confronto degli scienziati tra di loro e offrendo un’informazione completa al grande pubblico. È da incoraggiare l’impulso e il sostegno alla ricerca riguardante l’impiego delle cellule staminali adulte, in quanto non comporta problemi etici.

Tentativi di ibridazione

33. Recentemente sono stati utilizzati ovociti animali per la riprogrammazione di nuclei di cellule somatiche umane – generalmente chiamata clonazione ibrida – , al fine di estrarre cellule staminali embrionali dai risultanti embrioni, senza dover ricorrere all’uso di ovociti umani. Dal punto di vista etico simili procedure rappresentano una offesa alla dignità dell’essere umano, a causa della mescolanza di elementi genetici umani ed animali capaci di turbare l’identità specifica dell’uomo. L’eventuale uso delle cellule staminali, estratte da tali embrioni, comporterebbe inoltre dei rischi sanitari aggiuntivi, ancora del tutto sconosciuti, per la presenza di materiale genetico animale nel loro citoplasma. Esporre consapevolmente un essere umano a questi rischi è moralmente e deontologicamente inaccettabile.

L’uso di “materiale biologico” umano di origine illecita

35. Una fattispecie diversa viene a configurarsi quando i ricercatori impiegano “materiale biologico” di origine illecita che è stato prodotto fuori dal loro centro di ricerca o che si trova in commercio. L’Istruzione Donum vitae ha formulato il principio generale che in questi casi deve essere osservato: «I cadaveri di embrioni o feti umani, volontariamente abortiti o non, devono essere rispettati come le spoglie degli altri esseri umani. In particolare non possono essere oggetto di mutilazioni o autopsie se la loro morte non è stata accertata e senza il consenso dei genitori o della madre. Inoltre va sempre fatta salva l’esigenza morale che non vi sia stata complicità alcuna con l’aborto volontario e che sia evitato il pericolo di scandalo». A tale proposito è insufficiente il criterio dell’indipendenza formulato da alcuni comitati etici, vale a dire, affermare che sarebbe eticamente lecito l’utilizzo di “materiale biologico” di illecita provenienza, sempre che esista una chiara separazione tra coloro che da una parte producono, congelano e fanno morire gli embrioni e dall’altra i ricercatori che sviluppano la sperimentazione scientifica. Il criterio di indipendenza non basta a evitare una contraddizione nell’atteggiamento di chi afferma di non approvare l’ingiustizia commessa da altri, ma nel contempo accetta per il proprio lavoro il “materiale biologico” che altri ottengono mediante tale ingiustizia. Quando l’illecito è avallato dalle leggi che regolano il sistema sanitario e scientifico, occorre prendere le distanze dagli aspetti iniqui di tale sistema, per non dare l’impressione di una certa tolleranza o accettazione tacita di azioni gravemente ingiuste. Ciò infatti contribuirebbe a aumentare l’indifferenza, se non il favore con cui queste azioni sono viste in alcuni ambienti medici e politici. Talvolta si obietta che le considerazioni precedenti sembrano presupporre che i ricercatori di buona coscienza avrebbero il dovere di opporsi attivamente a tutte le azioni illecite realizzate in ambito medico, allargando così la loro responsabilità etica in modo eccessivo. Il dovere di evitare la cooperazione al male e lo scandalo, in realtà, riguarda la loro attività professionale ordinaria, che devono impostare rettamente e mediante la quale devono testimoniare il valore della vita, opponendosi anche alle leggi gravemente ingiuste. Va pertanto precisato che il dovere di rifiutare quel “materiale biologico” – anche in assenza di una qualche connessione prossima dei ricercatori con le azioni dei tecnici della procreazione artificiale o con quella di quanti hanno procurato l’aborto, e in assenza di un previo accordo con i centri di procreazione artificiale – scaturisce dal dovere di separarsi, nell’esercizio della propria attività di ricerca, da un quadro legislativo gravemente ingiusto e di affermare con chiarezza il valore della vita umana. Perciò il sopra citato criterio di indipendenza è necessario, ma può essere eticamente insufficiente.Naturalmente all’interno di questo quadro generale esistono responsabilità differenziate, e ragioni gravi potrebbero essere moralmente proporzionate per giustificare l’utilizzo del suddetto “materiale biologico”. Così, per esempio, il pericolo per la salute dei bambini può autorizzare i loro genitori a utilizzare un vaccino nella cui preparazione sono state utilizzate linee cellulari di origine illecita, fermo restando il dovere da parte di tutti di manifestare il proprio disaccordo al riguardo e di chiedere che i sistemi sanitari mettano a disposizione altri tipi di vaccini. D’altra parte, occorre tener presente che nelle imprese che utilizzano linee cellulari di origine illecita non è identica la responsabilità di coloro che decidono dell’orientamento della produzione rispetto a coloro che non hanno alcun potere di decisione. Nel contesto della urgente mobilitazione delle coscienze in favore della vita, occorre ricordare agli operatori sanitari che «la loro responsabilità è oggi enormemente accresciuta e trova la sua ispirazione più profonda e il suo sostegno più forte proprio nell’intrinseca e imprescindibile dimensione etica della professione sanitaria, come già riconosceva l’antico e sempre attuale giuramento di Ippocrate, secondo il quale ad ogni medico è chiesto di impegnarsi per il rispetto assoluto della vita umana e della sua sacralità».

CONCLUSIONE

36. L’insegnamento morale della Chiesa è stato talvolta accusato di contenere troppi divieti. In realtà esso è fondato sul riconoscimento e sulla promozione di tutti i doni che il Creatore ha concesso all’uomo, come la vita, la conoscenza, la libertà e l’amore. Un particolare apprezzamento meritano perciò non soltanto le attività conoscitive dell’uomo, ma anche quelle pratiche, come il lavoro e l’attività tecnologica. Con queste ultime, infatti, l’uomo, partecipe del potere creatore di Dio, è chiamato a trasformare il creato, ordinandone le molteplici risorse in favore della dignità e del benessere di tutti gli uomini e di tutto l’uomo, e ad esserne anche il custode del valore e dell’intrinseca bellezza.Ma la storia dell’umanità è testimone di come l’uomo abbia abusato, e abusi ancora, del potere e delle capacità che gli sono state affidate da Dio, dando luogo a diverse forme di ingiusta discriminazione e di oppressione nei confronti dei più deboli e dei più indifesi. I quotidiani attentati contro la vita umana; l’esistenza di grandi aree di povertà nelle quali gli uomini muoiono di fame e di malattia, esclusi dalle risorse conoscitive e pratiche di cui invece dispongono in sovrabbondanza molti Paesi; uno sviluppo tecnologico ed industriale che sta creando il concreto rischio di un crollo dell’ecosistema; l’uso delle ricerche scientifiche nell’ambito della fisica, della chimica e della biologia per scopi bellici; le numerose guerre che ancor oggi dividono popoli e culture, sono, purtroppo, soltanto alcuni segni eloquenti di come l’uomo possa fare un cattivo uso delle sue capacità e diventare il peggior nemico di se stesso, perdendo la consapevolezza della sua alta e specifica vocazione di essere collaboratore dell’opera creatrice di Dio. Parallelamente la storia dell’umanità manifesta un reale progresso nella comprensione e nel riconoscimento del valore e della dignità di ogni persona, fondamento dei diritti e degli imperativi etici con cui si è cercato e si cerca di costruire la società umana. Proprio in nome della promozione della dignità umana si è, perciò, vietato ogni comportamento ed ogni stile di vita che risultava lesivo di tale dignità. Così, per esempio, i divieti, giuridico-politici e non solo etici, nei confronti delle varie forme di razzismo e di schiavitù, delle ingiuste discriminazioni ed emarginazioni delle donne, dei bambini, delle persone malate o con gravi disabilità, sono testimonianza evidente del riconoscimento del valore inalienabile e dell’intrinseca dignità di ogni essere umano e segno di un progresso autentico che percorre la storia dell’umanità. In altri termini, la legittimità di ogni divieto si fonda sulla necessità di tutelare un autentico bene morale.

37. Se il progresso umano e sociale si è inizialmente caratterizzato soprattutto attraverso lo sviluppo dell’industria e della produzione dei beni di consumo, oggi si qualifica per lo sviluppo dell’informatica, delle ricerche nel campo della genetica, della medicina e delle biotecnologie applicate anche all’uomo, settori di grande importanza per il futuro dell’umanità nei quali, però, si verificano anche evidenti e inaccettabili abusi. «Come un secolo fa ad essere oppressa nei suoi fondamentali diritti era la classe operaia, e la Chiesa con grande coraggio ne prese le difese, proclamando i sacrosanti diritti della persona del lavoratore, così ora, quando un’altra categoria di persone è oppressa nel diritto fondamentale alla vita, la Chiesa sente di dover dare voce con immutato coraggio a chi non ha voce. Il suo è sempre il grido evangelico in difesa dei poveri del mondo, di quanti sono minacciati, disprezzati e oppressi nei loro diritti umani». In virtù della missione dottrinale e pastorale della Chiesa, la Congregazione per la Dottrina della Fede si è sentita in dovere di riaffermare la dignità e i diritti fondamentali e inalienabili di ogni singolo essere umano, anche negli stadi iniziali della sua esistenza, e di esplicitare le esigenze di tutela e di rispetto che il riconoscimento di tale dignità a tutti richiede.L’adempimento di questo dovere implica il coraggio di opporsi a tutte quelle pratiche che determinano una grave e ingiusta discriminazione nei confronti degli esseri umani non ancora nati, che hanno la dignità di persona, creati anch’essi ad immagine di Dio. Dietro ogni “no” rifulge, nella fatica del discernimento tra il bene e il male, un grande “sì” al riconoscimento della dignità e del valore inalienabili di ogni singolo ed irripetibile essere umano chiamato all’esistenza. I fedeli si impegneranno con forza a promuovere una nuova cultura della vita, accogliendo i contenuti di questa Istruzione con l’assenso religioso del loro spirito, sapendo che Dio offre sempre la grazia necessaria per osservare i suoi comandamenti e che in ogni essere umano, soprattutto nei più piccoli, si incontra Cristo stesso (cf. Mt 25, 40). Anche tutti gli uomini di buona volontà, in particolare i medici e i ricercatori aperti al confronto e desiderosi di raggiungere la verità, sapranno comprendere e condividere questi principi e valutazioni, volti alla tutela della fragile condizione dell’essere umano nei suoi stadi iniziali di vita e alla promozione di una civiltà più umana.

Il Sommo Pontefice Benedetto XVI, nell’Udienza concessa il 20 giugno 2008 al sottoscritto Cardinale Prefetto, ha approvato la presente Istruzione, decisa nella Sessione Ordinaria di questa Congregazione, e ne ha ordinato la pubblicazione.

Roma, dalla Sede della Congregazione per la Dottrina della Fede, l’8 settembre 2008, Festa della Natività della Beata Vergine Maria.

WILLIAM Card. LEVADA

Prefetto

+LUIS F. LADARIA, S.I.

Arcivescovo tit. di Thibica

Segretario

Congregazione per la Dottrina della fede

Recensione libro: “Staminalia” di A.Massarenti

Armando Massarenti
“Staminalia. Le <cellule etiche> e i nemici della ricerca”

Editore Guanda, 2008, ISBN: 9788860889102
link al sito: http://www.guanda.it/scheda.asp?editore=Guanda&idlibro=6374&titolo=STAMINALIA

Immagine di Staminalia

“Inutile nasconderlo: tutti siamo interessati alla nostra salute.
Vorremmo raggiungere l’immortalità o, perlomeno, condurre una vita priva di “stenti e lamenti”, priva di dolore.
Vorremmo essere refrattari alle malattie, a qualsiasi malattia.
Poi si scopre che alcune malattie sono dentro di noi, sono congenite o latenti…
E allora togliamo i fattori di rischio che possono causare la malattia, crediamo a scoperte che potrebbero migliorarci la vita…
Ma quanto sono attendibili tali notizie?? Sono dimostrate da studi veritieri?? Quanto i mass-media sono soggiogati ad interessi politici/ideologici/religiosi/economici??
La salute è nostra; vogliamo credere a tutto per avere la speranza di salvarci nell’eventualità che una malattia ci voglia portare via da questa terra.
E tutti ci danno a credere delle cose non vere…per coprire chi??Per aiutare chi??Per sviarci da cosa??

Staminalia è un libro che analizza approfonditamente quali sono i problemi che attanagliano la ricerca sulle cellule staminali.
Mette in luce i limiti delle cellule staminali “adulte”, presenti nei tessuti formati da cellule “instabili”, le quali si dividono ad intervalli regolari per mantenere l’omeostasi numerica del tessuto stesso; tali cellule non sono pluripotenti e quindi non facilmente possono fare il “salto di specie”, non possono divenire un tessuto diverso…insomma: il cervello non diviene sangue, e viceversa (anche se al riguardo ci sono studi in corso).

Si comprende quindi che gli studi sulle cellule staminali sono ancora ad uno stadio embrionale, i risultati di alcuni trials clinici con le staminali sono affetti da errore; di embrionale oggi ci servirebbero proprio le “staminali embrionali”.

Purtroppo non si possono utilizzarle perchè non sappiamo se 4-8-16 cellule sono un essere vivente a tutti gli effetti e, come tale, avente paritari diritti di un neonato.
L’autore analizza, quindi, il processo di sviluppo embriologico fino alla gastrulazione, manifestando la propria presa di posizione e dimostrandoci che, fino al 14gg, l’embrione non è uno, ma potrebbero essere due, tre……

Segue poi l’analisi di tutta una serie di ricerche sulle cellule staminali adulte che non hanno dimostrato la capacità di guarigione.
Alcuni affermano il contrario, ci danno a credere il contrario,  e chiedono di impiegare in ricerca solo le cellule staminali adulte.
Ma non possiamo mandare in pensione le embrionali; ci possono dare ancora tanto, ci possono far comprendere meccanismi cellulari importanti nello sviluppo tumorale, possono darci speranza…

Leggendo i vari capitoli si può immaginare quali siano le difficoltà che ricercatori devono affrontare nel lavorare in un campo così limitato bioeticamente (non sempre in modo razionale, ma per presa di posizione), si comprende quali siano le spinte economiche e gli interessi che sono sottesi alla potenzialità della ricerca in tale campo.
Si è arrivati perfino a cercare una via alternativa alla ricerca sulle cellule staminali embrionali.
Una via che Yamanka sembra aver trovato, con un “cocktail” di quattro molecole miracolose che sdifferenziano le staminali adulte in embrionali.
Forse abbiamo trovato le “cellule etiche”…la speranza della soluzione a molte cure non è ancora svanita.

Un bel libro, sicuramente da leggere.”

fonte: http://www.anobii.com/books/Staminalia/9788860889102/01a180be8e178c3f3c/

Armando Massarenti

(Eboli1961) è un filosofo ed epistemologo italiano.

È responsabile della pagina “Scienza e filosofia” del supplemento culturale Il Sole-24 Ore Domenica, dove si occupa, dal 1986, di storia e filosofia della scienza, filosofia morale e politica, etica applicata, e dove tiene la rubrica Filosofia minima.

Il suo ultimo libro è Staminalia. le cellule etiche e i nemici della ricerca, (Guanda, Milano, 2008), una ricostruzione del dibattito etico e scientifico sulla ricerca sulle staminali. Il volume è uscito proprio nel momento in cui il neopresidente degli Stati Uniti, Barack Obama, annunciava la sua intenzione di abolire, come primo atto della sua presidenza, i divieti voluti da George Bush sui finanziamenti pubblici alla ricerca sulle staminali embrionali. All’annuncio di Obama la Chiesa cattolica ha reagito ribadendo al propria contrarietà a tali ricerche, sostenendo l’inutilità, oltre che l’immoralità, di tali ricerche. Una tesi criticata in Staminalia attraverso un’ampia documentazione scientifica e rigorose argomentazioni etichel La tesi del volume è che, come peraltro sostiene l stragrande maggioranza dei biologi, in un ambito così promettente ma anche così aperto, la libertà di ricerca va perseguita in ogni ambito, sia in quello delle staminali adulte sia in quello delle embrionali.

Staminalia è stato anche recensito da Elena Cattaneo sulla rivista Nature.

fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Armando_Massarenti

Il sito di A.Massarenti su “Il Sole 24 ore”: http://armandomassarenti.nova100.ilsole24ore.com/

recensioni di Elena Cattaneo su Nature, di Edoardo Boncinelli sul Corriere della sera e di Umberto Veronesi sul Sole 24 Ore

Interviste a Radio 3 Scienza a Radio24 (Moebius) a Radio1 (Nudo e crudo) a Radio radicale a Radio Città Fujikco e a La 7

Lo Speciale di Darwin, bimestrale di divulgazione Scientifica


Consiglio di leggere la recensione di Elena Cattaneo pubblicato su Nature (http://www.nature.com/nature/journal/v456/n7221/full/456444a.html) .

Il punto di vista di una ricercatrice “sul campo” è molto utile per capire ,e ribadire, che in Italia ci sono prese di posizione che non sempre rappresentano l’opinione pubblica e che , al fine di tutelare alcuni, vietano la libertà di scelta di altri.
I mass-media non sembrano svolgere il loro lavoro in modo eccelso, nel senso del rispetto di una deontologia professionale che sembra essere lungi da molte categorie di lavoratori.
Le limitazioni da regime totalitario riguardano anche l’aborto,  la medicina, la ricerca sulle cellule staminali.
Talvolta vengono dimenticati i concetti di pluralismo ideologico, religioso, di opinione; sempre più spesso il concetto di rapporto rischio / beneficio non viene messo in conto.
Chi ci Governa e chi Guida Spiritualmente milioni di persone dovrebbe essere pluralista…dovrebbe rispettare tutti, non pochi adepti.


SIC : Corsi per usare il DEFRIBILLATORE alle Superiori

SavonaNews

fonte: SavonaNews

L’INIZIATIVA DELLA SOCIET’A ITALIANA DI CARDIOLOGIA

ALLE SUPERIORI CORSI PER USARE IL DEFIBRILLATORE

(AGI) – Roma, 13 dic. – Una nuova materia per gli studenti delle scuole medie superiori dal prossimo anno: il defibrillatore, o meglio corsi di formazione per l’uso di uno strumento utile in quei casi non rari, sono 57 mila ogni anno, di morte improvvisa che colpisce una persona ogni nove minuti tra cui anche ragazzi in buona salute. A dare l’annuncio dell’iniziativa, in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione e la Fondazione Italiana Cuore e Circolazione, e’ la Sic, Societa’ Italiana di Cardiologia, nel corso del suo 69esimo Congresso in corso a Roma. Dunque, un defibrillatore gestito dai professori e dagli stessi ragazzi poi via via il ‘corso-pilota’, si estendera’ a super e iper mercati, centri commerciali, fabbriche con piu’ di mille addetti, cinema multisale. “Ci siamo mossi con collaborazione della Fondazione e del Ministero dell’Istruzione – spiega il Presidente della Sic, Francesco Fedele – dato il dramma della morte improvvisa che non risparmia anche ragazzi in buona salute”. Per il defibrillatore nelle scuole l’avvio del progetto riguarda un corso dedicato alla rianimazione cardiopolmonare rivolto ai professori e agli studenti degli Istituti di secondo grado. Saranno coinvolti un professore e uno studente per ogni regione. La morte improvvisa non rara tra i ragazzi arriva entro 60 minuti dall’inizio dei primi sintomi in soggetti con o senza cardiopatia preesistente. “Ecco perche’ e’ importante – spiega Fedele – se non addirittura fondamentale intervenire subito in modo precoce, prima con manovre di rianimazione cardiopolmonare e poi con il defibrillatore”. La cause principali della morte improvvisa sono: cardiopatia coronarica; aritmia; tachicardia e/o fibrillazione ventricolare; bradiaritmia. Ed inoltre la Sic, conclude Fedele, si accinge a sottoporre al Governo la proposta di riorganizzare la cardiologia mediante un ‘sistema di reti’ per collegare ospedali e territorio allo scopo di “migliorare l’assistenza ai pazienti acuti e cronici e metter in campo iniziative di prevenzione”. Pat 131542 DIC 08

fonte: http://salute.agi.it/primapagina/notizie/200812131652-hpg-rsa0015-art.html

Società Italiana di Cardiologia

http://www.sicardiologia.it/

Meglio tardi che mai……

iPhone per studenti di Medicina

Io lo avevo già proposto un anno fa….
mi hanno copiato l’idea (usando l’iPod…)

Scalpel, forceps, iPod: Ohio State med school students to use portable media players

COLUMBUS, Ohio – The iPod is going to medical school.

fonte: http://www.startribune.com/science/35465984.html

iPod touch per tutti gli studenti di medicina dell’Università dell’Ohio

L’università dell’Ohio decide di dare un iPod touch a tutti gli studenti di medicina. Servirà ad vedere filmati didattici e ad aiutare i pazienti nella somministrazione di medicine.
di Fabrizio Frattini
( 3-12-2008 )

L’iPod touch sarà un dispositivo che tutti gli studenti di medicina dell’università dell’Ohio avranno a disposizione. A trasformare il player di Cupertino in uno strumento comune al pari di uno stetoscopio o di un termometro, è l’esigenza da parte del corpo di didattico di mettere a disposizione di chi segue i corsi un sistema capace di mostrare video ed immagini di carattere medico.

L’iPod rappresenta uno strumento interessante per questo tipo di applicazione: è piccolo, ha una lunga autonomia, ha uno schermo di dimensioni sufficienti ed è di facile utilizzo, oltre che possedere funzioni ad hoc, come la possibilità di ingrandire le immagini ed essere compatibile sia con Mac che con Windows.

Secondo quanto si apprende da alcune agenzie di stampa, l’iPod sarà destinato anche a spiegare ai pazienti le medicine che devono prendere. Immagini delle stesse saranno precaricate sul player.

Il tempo necessario per distribuire a tutti gli studenti un iPod dotato di uno speciale software studiato ad hoc, sarà di due anni.

fonte: http://www.macitynet.it/macity/aA35493/ipod_touch_per_tutti_gli_studenti_di_medicina_delluniversita_dellohio.shtml