Rispetto mai concesso. Finalmente Libera e non piu violentata.

Caso Englaro Il padre

Beppino: ora è libera
Ho fatto tutto da solo

Il viaggio verso Udine. In Friuli avrà la scorta

DA UNO DEI NOSTRI INVIATI

UDINE — La tua bambina, gli ha detto il dottor De Monte. E non c’è stato bisogno di dire molto altro, perché non l’aveva mai chiamata così. Beppino Englaro ha capito cosa c’era dietro quel gesto di sensibilità, ha pensato a Saturna che sta sempre più male, a come dirglielo. E ha pianto, cos’altro poteva fare un padre che ha appena perso la sua unica figlia, che si prepara a rimanere solo per il tempo che gli rimarrà? «Ci ha lasciato, adesso voglio stare da solo» ha detto, e a noi che lo chiamavamo in continuazione riusciva di percepire non più di qualche frase in mezzo alle lacrime. Piange Beppino Englaro, che si è impedito di farlo per diciassette anni, che nelle foto di quel 1992, le ultime con sua figlia viva, appare quasi in carne, con i lineamenti rotondi. La durezza fredda che si è imposto per andare avanti si era trasmessa anche alla sua faccia, diventata quasi una maschera metallica, le occhiaie di chi non dorme e abita perennemente un incubo, il profilo sempre più aguzzo. Sua figlia cambiava, il suo corpo si rattrappiva, anche Beppino lo faceva, dentro e fuori. «Sarebbe l’arma atomica, lo so. Vedendo le foto di Eluana com’è oggi, tante persone starebbero finalmente in silenzio. Ma non lo farò mai».

fonte: http://www.corriere.it/cronache/09_febbraio_10/marco_imarisio_beppino_englaro_eluana_libera_f96640e6-f729-11dd-8e36-00144f02aabc.shtml

fonte: http://temi.repubblica.it/UserFiles/micromega-online/Image/eluana_libera.jpg

Sommario della puntata:

Lo scudo umano
Non si può modificare una sentenza per legge
Berlusconi è ontologicamente incostituzionale
Il precedente di Berlusconi che nessuno ricorda
Niente applausi al Capo dello Stato
Armi di distrazione di massa

Testo: “Buongiorno a tutti. Nemmeno oggi intendo parlare di questa ragazza che da 17 anni soffre in una condizione che nessuno può sapere se sia ancora di vita, se sia di vita apparente, morte apparente, vita vegetativa. Sono tutte cose più grandi di noi, più grandi anche dei più grandi scienziati e non intendo minimamente mettere il dito in queste cose che dovrebbero essere lasciate alla coscienza anche se sono diventate un reality show. Non voglio neanche nominarla, questa ragazza, perché credo sia già stata violentata troppo e continuerà ad esserlo fino all’ultimo istante. Quando si sente dal presidente del Consiglio disquisire sulle sue mestruazioni e sulla sua possibilità di avere figli, credo si debba soltanto provare una incommensurabile vergogna, visto che il nostro presidente del Consiglio non conosce la vergogna, nemmeno l’espressione “vergogna”. Credo non sia mai arrossito anche perché, se lo facesse, il suo rossore sarebbe coperto da quintali di cerone. Vorrei però parlare di quello che sta succedendo intorno al caso di questa ragazza, che invece di essere lasciata alle cure dei suoi familiari e dei medici – gli unici che possono decidere, solo i familiari conoscono a fondo una ragazza avendoci vissuto per molti anni insieme, possono sapere, intuire, prevedere le sue volontà, solo i medici possono conoscere esattamente le sue condizioni di salute – invece che essere lasciata a queste poche persone, che nell’intimità e con la prudenza, in punta di piedi, dovrebbero poter decidere, abbiamo trasformato tutto questo in una grande gazzarra, in una grande sceneggiata che sta facendo dell’Italia lo zimbello del mondo, ancora una volta. Non è la prima volta, ma il fatto che diventiamo uno zimbello anche su questioni così drammatiche e delicate credo segni un punto di non ritorno.

fonte: Marco Travaglio, Passaparola di Lunedì 09 Febbraio 2009 , http://www.beppegrillo.it/2009/02/passaparola_lun_16/index.html?s=n2009-02-09

Senza Parole.

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Morte di Eluana : le prime pagine dei giornali

ELUANA È MORTA

«DIO ORA STRINGE LA SUA MANO»


“Ha smesso di respirare e chiuso gli occhi, Eluana. Per sempre. Alle 20.25 le agenzie di stampa hanno battuto la notizia, che ha raggiunto poco dopo i senatori riuniti in aula, nella prima, lunga discussione che avrebbe dovuto portarli, in nottata, a varare una legge per salvarla. Una notizia che ha scatenato una bagarre. Ma lei non ce l’ha fatta, non stavolta. Non ha sopportato la mancanza di cibo e acqua, che le erano stati tolti quattro giorni fa. Il padre Beppino: «Adesso voglio stare da solo». Berlusconi: «Dolore e rammarico». Il vescovo di Udine, Pietro Brollo, ha aperto le porte della Basilica Madonna delle Grazie e invitato tutti a pregare.

http://www.avvenire.it

Addio a Eluana, esposto in procura per l’autopsia
Beppino e la moglie ritornano a Udine

LA DIRETTA. Dopo la morte della ragazza in stato vegetativo da 17 anni, alla clinica di Udine vertice dei pubblici ministeri. L’Associazione “Per Eluana”: “Ci sono dubbi da chiarire”. La famiglia in viaggio per l’ultimo saluto. Il padre: “Chiedo agli amici di non cercarmi, mi rispettino così”. Il Vaticano: “Dio li perdoni”. Articolo choc dell”Avvenire: “Il padre si è fatto giudice e boia” dall’inviato PIERO COLAPRICO / NET MONITOR
I COMMENTI La morte e la politica di EZIO MAURO Quella ragazza che amavamo di ADRIANO SOFRI
REP TV: IL NOSTRO INVIATO DA UDINESCHEDA: LA STORIA (FOTO)
IL FORUMSITI STRANIERI

fonte: http://www.repubblica.it

Addio Eluana, attesa per l’autopsia
Il padre Beppino: «Adesso è libera»


In mattinata un vertice in procura. Il pg di Trieste: «Decesso nella routine»Commenta|La vicenda
L’ultimo giorno, ora per ora

10:24  CRONACHEIl padre Beppino in viaggio verso Udine, nella clinica dove ieri alle 20.10 è spirata la figlia. Transennato l’ingresso de «La Quiete»
Specialisti divisi: «Troppo presto, l’hanno uccisa». «No, era fragilissima» di M. De BacVideo – Gigli
Una persona, un Paese di C. MagrisI siti stranieriIl nostro sondaggio di M. PratellesiCommenta

fonte: http://www.corriere.it

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Addio Eluana…è morta ad Udine

E’ MORTA A UDINE ELUANA ENGLARO 

di Alfonso Di Leva e degli inviati dell’ANSA a Udine Manuela Correra e Pierpaolo Gratton

UDINE – E’ morta da sola, lontana dai suoi cari, nella stanza che avevano preparato per il suo ultimo viaggio, nella terra degli avi, come ha sempre voluto papà Beppino. Eluana Englaro è andata via all’improvviso, in silenzio, mentre intorno a lei, a Udine e a Roma, infuriavano le polemiche sul suo destino e sulla sua vita. Erano da poco passate le 20. La donna, che da venerdì mattina non era più alimentata e idratata, si è sentita male all’improvviso. Con lei non c’era neanche l’anestesista Amato De Monte, il medico che nella notte fra lunedì e martedì scorso era andato a prenderla a Lecco, nella clinica Beato Luigi Talamone, dove le suore Misericordine l’hanno assistita per 15 anni.

De Monte, in quel momento, era a casa. I volontari dell’associazione “per Eluana”, che nell’ultima settimana, nella casa di riposo La Quiete di Udine, hanno seguito Eluana minuto per minuto, lo hanno chiamato immediatamente. Una staffetta della Questura di Udine è andata a prenderlo senza perdere un istante. La corsa per le vie della città l’ha portato al capezzale di quella donna che, durante il viaggio da Lecco a Udine, l’aveva “profondamente devastato come uomo, come padre, come cittadino”. Eluana è morta così. E a De Monte è rimasto il compito più duro: telefonare a papà Beppino.

Poche parole e poi la tristezza infinita di un padre che ha lottato per 17 anni: “Voglio soltanto stare solo”. Nella stanza al piano terra della Quiete, in fondo a un corridoio guardato a vista 24 ore su 24 da una guardia giurata, non più tardi di stamattina chi l’ ha vista ha detto che le sue condizioni erano “stazionarie”, che era “abbastanza idratata”. Nessun paragone con la ragazza che l’immaginario collettivo ha costruito in questi anni guardando le foto mostrate da papà Beppino, ammirando la sua giovane età, il suo sorriso sui campi di neve.

continua su: http://ansa.it/opencms/export/site/visualizza_fdg.html_876769583.html

La morte è arrivata all’improvviso. La notizia comunicata dall’anestesista Amato De Monte

Udine, Eluana Englaro è morta

Il padre: «Non voglio dire niente, ora voglio solo stare solo». Un minuto di silenzio al Senato, poi la rissa


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MILANO – Eluana Englaro è morta. La donna – che da 17 anni era in stato vegetativo a seguito di un incidente stradale avvenuto nel 1992 – ha cessato definitivamente di vivere alle 20,10, a quattro giorni dal ricovero alla casa di riposo «La Quiete» di Udine, dove era stata trasferita per l’avvio del processo di sospensione dell’alimentazione e dell’idratazione forzata che la tenevano in vita. A quanto si apprende, la situazione di Eluana Englaro è rimasta stabile fino al primo pomeriggio, dopodiché sarebbe avvenuto un improvviso peggioramento che ha condotto la donna alla morte. La conferma arriva anche dal neurologo che la segue da anni, Carlo Alberto Defanti. «È morta all’improvviso – ha spiegato – ed è una cosa che non prevedevamo. Ha avuto una crisi improvvisa, sulla cui natura dirà una parola certa l’autopsia che era già programmata».

continua su: http://www.corriere.it/cronache/09_febbraio_09/eluana_morta_885dbb4e-f6df-11dd-9c7e-00144f02aabc.shtml

l padre si trovava a Lecco, in attesa di un processo
E’ stato avvisato dal dottor De Monte

E’ finita l’agonia di Eluana
dopo 17 anni di coma

Beppino Englaro in lacrime: “Ora voglio soltanto stare solo”
dal nostro inviato PIERO COLAPRICO

UDINE – Eluana Englaro è morta intorno alle 20.10, in quella stanza della clinica la Quiete che sembrava diventata il crocevia di mille perizie. Sono sopraggiunte complicazioni e “problemi tonici” nel pomeriggio. Da quattro giorni era stata sospesa l’alimentazione.

I genitori non erano presenti. Il padre è stato avvisato per telefono dal medico, il dottor Amato De Monte. Beppino Englaro si trovava a Lecco, dove domani doveva partecipare a un processo. Gli volevano togliere la patria potestà.

“Sì, ci ha lasciati -ha detto piangendo Beppino Englaro -. Ma non voglio dire niente, voglio soltanto stare solo, perché da solo ho fatto tutto”. All’Ansa Englaro ha ricordato le parole di Eluana, quando nel pieno della giovinezza diceva che ‘la morte fa parte della vita’, e ha aggiunto: “Non dovete preoccuparvi di me, ora voglio stare solo, non voglio parlare con nessuno. L’unica cosa che chiedo ai veri amici è di non cercarmi. Sono fatto così, chiedo che mi rispettino in questo modo”.

Ci sono dei momenti che sono drammaticamente indimenticabili.
La notizia della definitiva e materiale scomparsa di Eluana Englaro è uno di questi.

Alcuni crederanno che Eluana sia morta oggi, altri invece non sanno cosa dire.
Io appartengo alla categoria di coloro per i quali la sua scomparsa era avvenuta 17 anni fa.
Indipendentemente da tutto resta il fatto che Eluana non c’è più. E che Eluana è stata violentata nel corpo.

Violentata dai Partiti Politici che hanno sfruttato l’occasione per apparire (come mai nei precedenti anni) attivi in campo bioetico,spirituale,sanitario e morale; violentata dalla Chiesa che ha mantenuto, come sempre, quel giusto e “sacro santo”  distacco, instaurando una sorta di “equilibrio al di sopra delle parti” e permettendo, di conseguenza, che esponenti clericali manifestassero opinioni assolutamente contrarie a quelli che sono i dogmi della religione Cattolica e che la maggior parte della gente la pensasse come vuole; violentata dai mass-media che adducendo nascoste motivazioni inerenti “privacy” e “riserbo morale” hanno mostrato l’Eluana che non esisteva e ne hanno descritto la situazione in modo assolutamente irreale, inducendo l’opinione pubblica a farsi una idea totalmente diversa da quella reale che, grazie alla vera privacy, è giusto che nessuno conosca e comprenda bene.

E’ vero, verrà violentata anche dai Medici che ne eseguiranno l’autopsia.

Credo che, però, Eluana non sia stata violentata nell’anima.
Perchè Eluana non voleva vivere in stato vegetativo e, alla fine, il suo desiderio è stato realizzato.

Eluana non è stata tradita dai genitori. Genitori che, pur di amare fino alla fine la propria figlia, si sono privati anche del suo corpo – oltre che della sua presenza intellettiva da quel lontano 1992 – riuscendo ad esaudire la sua legittima volontà.
A loro sono vicinonel dolore per la perdita della figlia  ed esprimo le mie più sentite condoglianze.

Come per tutte le storie drammatiche, alla fine di esse si và a ricercare un senso che ci permetta di renderle più sopportabili, o comunque più giustificabili; è un meccanismo di difesa psicologico umano.

Spero che questa vicenda sia stata un momento di riflessione per tutti noi, che abbia smosso le coscienze, che abbia aperto le menti o i cuori, che abbia permesso ad ognuno di porsi delle domande; se poi non sono state trovate delle risposte fa niente. L’importante è che ognuno abbia espresso la propria volontà in tema di “fine vita”, che ognuno abbia compreso se in definitiva tale argomento debba essere di pertinenza puramente personale o se debba essere mediato dalla volontà di una più o meno ampia porzione di popolazione.

L’importante è che si sia riflettuto sulla libertà di cura, sull’autodeterminazione, sulle volontà delle varie religioni e sulla libertà di espressione, pensiero e di decisione.

L’importante è che si inizi ad agire.

Grazie Eluana.

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Vaticano : “Dignitas personae. Su alcune questioni di bioetica”

Riporto alcuni articoli e l’Istruzione “Dignitas Personae” senza alcun commento.
Nei prossimi giorni mi esprimerò al riguardo.

fonte: http://www.ansa.it/opencms/export/site/notizie/rubriche/altrenotizie/visualizza_new.html_843793772.html

VATICANO: EMBRIONE HA DIGNITA’ PERSONA FIN DA INIZIO CITTA’ DEL VATICANO – ”L’embrione umano ha fin dall’inizio la dignita’ propria della persona”. Lo afferma ”Dignitas personae”, la Istruzione della Congregazione per la dottrina della fede pubblicata oggi che aggiorna la ”Donum vitae” dell’87, nella quale gli esperti vaticani avevano deciso di non definire che ”l’embrione e’ persona, per non impegnarsi in una affermazione di indole filosofica”. Il testo odierno ha deciso questa ulteriore precisazione, dopo sviluppi delle tecniche di fecondazione, riproduzione, clonazione, etc.

“La realtà dell’essere umano, infatti, per tutto il corso della sua vita, prima e dopo la nascita – afferma il documento della Congregazione per la dottrina della fede – non consente di affermare né un cambiamento di natura né una gradualità di valore morale, poiché possiede una piena qualificazione antropologica ed etica. L’embrione umano, quindi , – prosegue il testo – ha fin dall’inizio la dignità propria della persona”. Questa definizione era stata già in certa misura prefigurata nel discorso che Benedetto XVI ha fatto alla Congregazione per la dottrina della fede il 31 gennaio 2008.

TUTTI I NO ALLA RICERCA SU FECONDAZIONE E STAMINALI
No alla fecondazione assistita sia omologa che eterologa, no alla eliminazione volontaria degli embrioni nel contesto delle tecniche di fecondazione in vitro, no a quella variante della fecondazione in vitro che è la Intra Cytoplasmic Sperm Injection (ICSI), no al congelamento di embrioni, no al congelamento di ovociti, no alla riduzione embrionale, forti dubbi sulla diagnosi pre-impiantatoria per le evidenti ricadute eugenetiche, no alle forme di intercezione e contragestazione, no alle proposte terapeutiche che comportano la manipolazione dell’embrione o del patrimonio genetico umano, no alla clonazione, no ai tentativi di ibridazione, no all’uso delle staminali embrionali a fini di ricerca, no all’uso per la ricerca di “materiale biologico” umano di origine illecita, cioé embrioni o linee cellulari che sono “il risultato di un intervento illecito contro la vita o l’integrità fisica dell’essere umano”. Tutti questi “no” sono definiti e argomentati nella Istruzione della Congregazione per la dottrina della fede, “Dignitas personae”, presentata oggi in Vaticano, approvata dal Papa lo scorso giugno e firmata dal prefetto della Congregazione, card. William Levada e dal segretario, mons. Luis Ladaria.
fonte: http://www.avvenire.it/Chiesa/documento+embrioni.htm

12 Dicembre 2008
DOCUMENTO VATICANO
«Un grande sì alla vita»

«L’embrione umano ha fin dall’inizio la dignità propria della persona». Lo afferma Dignitas personae, la Istruzione della Congregazione per la dottrina della fede pubblicata oggi che aggiorna la Donum vitae dell’87, nella quale gli esperti vaticani avevano deciso di non definire che «l’embrione è persona, per non impegnarsi in una affermazione di indole filosofica». Tuttavia, aggiunge «ha rilevato che esiste un nesso intrinseco tra la dimensione ontologica e il valore specifico di ogni essere umano». «Anche se la presenza di un’anima spirituale non può essere rilevata dall’osservazione di nessun dato sperimentale, sono le stesse conclusioni della scienza sull’embrione umano a fornire un’indicazione preziosa» in questo senso. Infatti, prosegue la Dignitas personae al punto 5, «la realtà dell’essere umano, per tutto il corso della sua vita, prima e dopo la nascita, non consente di affermare nè un cambiamento di natura nè una gradualità di valore morale, poichè possiede una piena qualificazione antropologica ed etica». «L’embrione umano – è la conclusione – ha fin dall’inizio la dignità propria della persona».

fonte: http://magisterobenedettoxvi.blogspot.com/2008/12/istruzione-dignitas-personae-su-alcune.html

SINTESI DELL’ISTRUZIONE “DIGNITAS PERSONAE. SU ALCUNE QUESTIONI DI BIOETICA” A CURA DELLA CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, 12.12.2008

SINTESI IN LINGUA ITALIANA

A PROPOSITO DELL’ISTRUZIONE DIGNITAS PERSONAE

Scopo

Negli ultimi anni le scienze biomediche hanno fatto enormi progressi, che aprono nuove prospettive terapeutiche, ma suscitano anche seri interrogativi non esplicitamente affrontati dall’Istruzione Donum vitae (22 febbraio 1987). La nuova Istruzione, che porta la data dell’8 settembre 2008, Festa della Natività della Beata Vergine Maria, intende proporre risposte ad alcune nuove questioni di bioetica, che provocano attese e perplessità in vasti settori della società. In tal modo si cerca di «promuovere la formazione delle coscienze» (n. 10) e di incoraggiare una ricerca biomedica rispettosa della dignità di ogni essere umano e della procreazione.

Titolo

L’Istruzione inizia con le parole Dignitas personae – la dignità della persona, che va riconosciuta ad ogni essere umano, dal concepimento alla morte naturale. Questo principio fondamentale «esprime un grande “sì” alla vita umana», che «deve essere posto al centro della riflessione etica sulla ricerca biomedica» (n. 1).

Valore

Si tratta di una «Istruzione di natura dottrinale» (n. 1), emanata dalla Congregazione per la Dottrina della Fede e approvata espressamente dal Santo Padre Benedetto XVI. L’Istruzione, quindi, appartiene ai documenti che «partecipano al Magistero ordinario del Successore di Pietro» (Istruzione Donum veritatis, n. 18), da accogliere dai fedeli con «l’assenso religioso del loro spirito» (Istruzione Dignitas personae, n. 37).

Preparazione

Da diversi anni la Congregazione per la Dottrina della Fede studia le nuove questioni biomediche per apportare un aggiornamento all’Istruzione Donum vitae. Nel procedere all’esame di tali nuove questioni, «si è inteso sempre tenere presenti gli aspetti scientifici, giovandosi dell’analisi della Pontificia Accademia per la Vita e di un gran numero di esperti, per confrontarli con i principi dell’antropologia cristiana. Le Encicliche Veritatis splendor ed Evangelium vitae di Giovanni Paolo II ed altri interventi del Magistero offrono chiare indicazioni di metodo e di contenuto per l’esame dei problemi considerati» (n. 2).

Destinatari

L’Istruzione «si rivolge ai fedeli e a tutti coloro che cercano la verità» (n. 3). Nel proporre principi e valutazioni morali per la ricerca biomedica sulla vita umana, la Chiesa, infatti, «attinge alla luce sia della ragione sia della fede, contribuendo ad elaborare una visione integrale dell’uomo e della sua vocazione, capace di accogliere tutto ciò che di buono emerge dalle opere degli uomini e dalle varie tradizioni culturali e religiose, che non raramente mostrano una grande riverenza per la vita» (n. 3).

Struttura

L’Istruzione «comprende tre parti: la prima richiama alcuni aspetti antropologici, teologici ed etici di importanza fondamentale; la seconda affronta nuovi problemi riguardanti la procreazione; la terza prende in esame alcune nuove proposte terapeutiche che comportano la manipolazione dell’embrione o del patrimonio genetico umano» (n. 3).

Prima parte:

aspetti antropologici, teologici ed etici della vita e della procreazione umana

I due principi fondamentali

«L’essere umano va rispettato e trattato come una persona fin dal suo concepimento e, pertanto, da quello stesso momento gli si devono riconoscere i diritti della persona, tra i quali anzitutto il diritto inviolabile di ogni essere umano innocente alla vita» (n. 4).

«L’origine della vita umana… ha il suo autentico contesto nel matrimonio e nella famiglia, in cui viene generata attraverso un atto che esprime l’amore reciproco tra l’uomo e la donna. Una procreazione veramente responsabile nei confronti del nascituro deve essere il frutto del matrimonio» (n. 6).

Fede e dignità umana

«È convinzione della Chiesa che ciò che è umano non solamente è accolto e rispettato dalla fede, ma da essa è anche purificato, innalzato e perfezionato» (n. 7). Dio ha creato ogni uomo a sua immagine; nel suo Figlio incarnato ha rivelato pienamente il mistero dell’uomo; il Figlio fa sì che noi possiamo diventare figli di Dio. «A partire dall’insieme di queste due dimensioni, l’umana e la divina, si comprende meglio il perché del valore inviolabile dell’uomo: egli possiede una vocazione eterna ed è chiamato a condividere l’amore trinitario del Dio vivente» (n. 8).

Fede e vita matrimoniale

«Queste due dimensioni di vita, quella naturale e quella soprannaturale, permettono anche di comprendere meglio in quale senso gli atti che consentono all’essere umano di venire all’esistenza, nei quali l’uomo e la donna si donano mutuamente l’uno all’altra, sono un riflesso dell’amore trinitario. Dio, che è amore e vita, ha inscritto nell’uomo e nella donna la vocazione a una partecipazione speciale al suo mistero di comunione personale e alla sua opera di Creatore e di Padre… Lo Spirito Santo effuso nella celebrazione sacramentale (del matrimonio) offre agli sposi cristiani il dono di una comunione nuova d’amore che è immagine viva e reale di quella singolarissima unità, che fa della Chiesa l’indivisibile Corpo mistico del Signore Gesù» (n. 9).

Magistero ecclesiastico e autonomia della scienza

«La Chiesa, giudicando della valenza etica di taluni risultati delle recenti ricerche della medicina concernenti l’uomo e le sue origini, non interviene nell’ambito proprio della scienza medica come tale, ma richiama tutti gli interessati alla responsabilità etica e sociale del loro operato. Ricorda loro che il valore etico della scienza biomedica si misura con il riferimento sia al rispetto incondizionato dovuto ad ogni essere umano, in tutti i momenti della sua esistenza, sia alla tutela della specificità degli atti personali che trasmettono la vita» (n. 10).

Seconda Parte:

nuovi problemi riguardanti la procreazione

Le tecniche di aiuto alla fertilità

Tra le tecniche volte a superare l’infertilità sono attualmente poste in atto:

«tecniche di fecondazione artificiale eterologa» (n. 12): «volte a ottenere artificialmente un concepimento umano a partire da gameti provenienti almeno da un donatore diverso dagli sposi, che sono uniti in matrimonio» (nota 22);

«tecniche di fecondazione artificiale omologa» (n. 12): volte a ottenere artificialmente «un concepimento umano a partire dai gameti di due sposi uniti in matrimonio» (nota 23);

«tecniche che si configurano come un aiuto all’atto coniugale e alla sua fecondità» (n. 12);

«interventi che mirano a rimuovere gli ostacoli che si oppongono alla fertilità naturale» (n. 13);

«la procedura dell’adozione» (n. 13).

Al riguardo, sono lecite tutte le tecniche che rispettano «il diritto alla vita e all’integrità fisica di ogni essere umano», «l’unità del matrimonio, che comporta il reciproco rispetto del diritto dei coniugi a diventare padre e madre soltanto l’uno attraverso l’altro» e «i valori specificamente umani della sessualità, che esigono che la procreazione di una persona umana debba essere perseguita come il frutto dell’atto coniugale specifico dell’amore tra gli sposi» (n. 12).
Sono quindi «ammissibili le tecniche che si configurano come un aiuto all’atto coniugale e alla sua fecondità… L’intervento medico è in questo ambito rispettoso della dignità delle persone, quando mira ad aiutare l’atto coniugale sia per facilitarne il compimento sia per consentirgli di raggiungere il suo fine, una volta che sia stato normalmente compiuto» (n. 12).
Sono «certamente leciti gli interventi che mirano a rimuovere gli ostacoli che si oppongono alla fertilità naturale» (n. 13).

È «auspicabile incoraggiare, promuovere e facilitare… la procedura dell’adozione dei numerosi bambini orfani». È importante incoraggiare «le ricerche e gli investimenti dedicati alla prevenzione della sterilità» (n. 13).

Fecondazione in vitro ed eliminazione volontaria di embrioni

L’esperienza degli ultimi anni ha dimostrato che nel contesto delle tecniche di fecondazione in vitro «il numero di embrioni sacrificati è altissimo» (n. 14): al di sopra dell’80% nei centri più sviluppati (cf. nota 27). «Gli embrioni prodotti in vitro che presentano difetti vengono direttamente scartati»; molte coppie «ricorrono alle tecniche di procreazione artificiale con l’unico scopo di poter operare una selezione genetica dei loro figli»; tra gli embrioni prodotti in vitro «un certo numero è trasferito nel grembo materno, e gli altri vengono congelati»; la tecnica del trasferimento multiplo, cioè «di un numero maggiore di embrioni rispetto al figlio desiderato, nella previsione che alcuni vengano perduti…, comporta di fatto un trattamento puramente strumentale degli embrioni» (n. 15).

«La pacifica accettazione dell’altissimo tasso di abortività delle tecniche di fecondazione in vitro dimostra eloquentemente che la sostituzione dell’atto coniugale con una procedura tecnica… contribuisce ad indebolire la consapevolezza del rispetto dovuto ad ogni essere umano. Il riconoscimento di tale rispetto viene invece favorito dall’intimità degli sposi animata dall’amore coniugale… Di fronte alla strumentalizzazione dell’essere umano allo stadio embrionale, occorre ripetere che l’amore di Dio non fa differenza fra il neoconcepito ancora nel grembo di sua madre, e il bambino, o il giovane, o l’uomo maturo o l’anziano. Non fa differenza perché in ognuno di essi vede l’impronta della propria immagine e somiglianza… Per questo il Magistero della Chiesa ha costantemente proclamato il carattere sacro e inviolabile di ogni vita umana, dal suo concepimento sino alla sua fine naturale» (n. 16).

L’Intra Cytoplasmic Sperm Injection (ICSI)

L’Intra Cytoplasmic Sperm Injection (ICSI) è una variante della fecondazione in vitro, in cui «la fecondazione non avviene spontaneamente in provetta, bensì mediante l’iniezione nel citoplasma dell’ovocita di un singolo spermatozoo precedentemente selezionato o, talora, mediante l’iniezione di elementi immaturi della linea germinale maschile» (nota 32).
Tale tecnica è moralmente illecita: «opera una completa dissociazione tra la procreazione e l’atto coniugale», «è attuata al di fuori del corpo dei coniugi mediante gesti di terze persone la cui competenza e attività tecnica determinano il successo dell’intervento», «affida la vita e l’identità dell’embrione al potere dei medici e dei biologi e instaura un dominio della tecnica sull’origine e sul destino della persona umana» (n. 17).

Il congelamento di embrioni

«Per non ripetere i prelievi di ovociti nella donna, si procede a un unico prelievo plurimo di ovociti, seguito dalla crioconservazione di una parte importante degli embrioni ottenuti in vitro, in previsione di un secondo ciclo di trattamento, nel caso di insuccesso del primo, ovvero nel caso in cui i genitori volessero un’altra gravidanza» (n. 18). Il congelamento o la crioconservazione in riferimento agli embrioni «è un procedimento di raffreddamento a bassissime temperature al fine di consentirne una lunga conservazione» (nota 35).
«La crioconservazione è incompatibile con il rispetto dovuto agli embrioni umani: presuppone la loro produzione in vitro; li espone a gravi rischi di morte o di danno per la loro integrità fisica, in quanto un’alta percentuale non sopravvive alla procedura di congelamento e di scongelamento; li priva almeno temporaneamente dell’accoglienza e della gestazione materna; li pone in una situazione suscettibile di ulteriori offese e manipolazioni» (n. 18)
Per quanto riguarda il gran numero di embrioni congelati già esistenti si pone la domanda: che fare di loro? Al riguardo, tutte le proposte avanzate (usare tali embrioni per la ricerca o destinarli a usi terapeutici; scongelarli e, senza riattivarli, usarli per la ricerca come se fossero dei normali cadaveri; metterli a disposizione di coppie infertili, come “terapia dell’infertilità”; procedere ad una forma di “adozione prenatale”) pongono problemi di vario genere. «Occorre costatare, in definitiva, che le migliaia di embrioni in stato di abbandono determinano una situazione di ingiustizia di fatto irreparabile. Perciò Giovanni Paolo II lanciò un appello alla coscienza dei responsabili del mondo scientifico ed in modo particolare ai medici perché venga fermata la produzione di embrioni umani, tenendo conto che non si intravede una via d’uscita moralmente lecita per il destino umano delle migliaia e migliaia di embrioni “congelati”, i quali sono e restano pur sempre titolari dei diritti essenziali e quindi da tutelare giuridicamente come persone umane» (n. 19).

Il congelamento di ovociti

«Per evitare i gravi problemi etici posti dalla crioconservazione di embrioni, è stata avanzata nell’ambito delle tecniche di fecondazione in vitro la proposta di congelare gli ovociti» (n. 20).

Al riguardo, la crioconservazione di ovociti, non di per sé immorale e prospettata anche in altri contesti che qui non vengono considerati, «in ordine al processo di procreazione artificiale è da considerare moralmente inaccettabile» (n. 20).

La riduzione embrionale

«Alcune tecniche usate nella procreazione artificiale, soprattutto il trasferimento di più embrioni al grembo materno, hanno dato luogo ad un aumento significativo della percentuale di gravidanze multiple. Perciò si è fatta strada l’idea di procedere alla cosiddetta riduzione embrionale. Essa consiste in un intervento per ridurre il numero di embrioni o feti presenti nel seno materno mediante la loro diretta soppressione» (n. 21). «Dal punto di vista etico, la riduzione embrionale è un aborto intenzionale selettivo. Si tratta, infatti, di eliminazione deliberata e diretta di uno o più esseri umani innocenti nella fase iniziale della loro esistenza, e come tale costituisce sempre un disordine morale grave» (n. 21).

La diagnosi pre-impiantatoria

«La diagnosi pre-impiantatoria è una forma di diagnosi prenatale, legata alle tecniche di fecondazione artificiale, che prevede la diagnosi genetica degli embrioni formati in vitro, prima del loro trasferimento nel grembo materno. Essa viene effettuata allo scopo di avere la sicurezza di trasferire nella madre solo embrioni privi di difetti o con un sesso determinato o con certe qualità particolari» (n. 22).

«Diversamente da altre forme di diagnosi prenatale…, alla diagnosi pre-impiantatoria segue ordinariamente l’eliminazione dell’embrione designato come “sospetto” di difetti genetici o cromosomici, o portatore di un sesso non voluto o di qualità non desiderate. La diagnosi pre-impiantatoria… è finalizzata di fatto ad una selezione qualitativa con la conseguente distruzione di embrioni, la quale si configura come una pratica abortiva precoce… Trattando l’embrione umano come semplice “materiale di laboratorio”, si opera un’alterazione e una discriminazione anche per quanto riguarda il concetto stesso di dignità umana… Tale discriminazione è immorale e perciò dovrebbe essere considerata giuridicamente inaccettabile» (n. 22).

Nuove forme di intercezione e contragestazione

Esistono mezzi tecnici che agiscono dopo la fecondazione, quando l’embrione è già costituito.

«Queste tecniche sono intercettive, se intercettano l’embrione prima del suo impianto nell’utero materno» (n. 23), ad esempio attraverso «la spirale… e la cosiddetta “pillola del giorno dopo”» (nota 42).

Esse sono «contragestative, se provocano l’eliminazione dell’embrione appena impiantato» (n. 23), ad esempio attraverso «la pillola RU 486» (nota 43).

Sebbene gli intercettivi non provochino un aborto ogni volta che vengono assunti, anche perché non sempre dopo il rapporto sessuale avviene la fecondazione, si deve notare «che in colui che vuol impedire l’impianto di un embrione eventualmente concepito, e pertanto chiede o prescrive tali farmaci, l’intenzionalità abortiva è generalmente presente». Nel caso della contragestazione «si tratta dell’aborto di un embrione appena annidato… L’uso dei mezzi di intercezione e di contragestazione rientra nel peccato di aborto ed è gravemente immorale» (n. 23).

Terza parte:

Nuove proposte terapeutiche che comportano la manipolazione dell’embrione
o del patrimonio genetico umano

La terapia genica

Per terapia genica si intende «l’applicazione all’uomo delle tecniche di ingegneria genetica con una finalità terapeutica, vale a dire, con lo scopo di curare malattie su base genetica» (n. 25).

La terapia genica somatica «si propone di eliminare o ridurre difetti genetici presenti a livello delle cellule somatiche» (n. 25).

La terapia genica germinale mira «a correggere difetti genetici presenti in cellule della linea germinale, al fine di trasmettere gli effetti terapeutici ottenuti sul soggetto all’eventuale discendenza del medesimo» (n. 25).

Dal punto di vista etico vale quanto segue:

Quanto agli interventi di terapia genica somatica, essi «sono in linea di principio moralmente leciti… Dato che la terapia genica può comportare rischi significativi per il paziente, bisogna osservare il principio deontologico generale secondo cui, per attuare un intervento terapeutico, è necessario assicurare previamente che il soggetto trattato non sia esposto a rischi per la sua salute o per l’integrità fisica, che siano eccessivi o sproporzionati rispetto alla gravità della patologia che si vuole curare. È anche richiesto il consenso informato del paziente o di un suo legittimo rappresentante» (n. 26).
Quanto alla terapia genica germinale, «i rischi legati ad ogni manipolazione genetica sono significativi e ancora poco controllabili» e, pertanto, «allo stato attuale della ricerca non è moralmente ammissibile agire in modo che i potenziali danni derivanti si diffondano nella progenie» (n. 26).
Quanto all’ipotesi di applicare l’ingegneria genetica per presunti fini di miglioramento e potenziamento della dotazione genetica, si deve osservare che tali manipolazioni favorirebbero «una mentalità eugenetica» e introdurrebbero «un indiretto stigma sociale nei confronti di coloro che non possiedono particolari doti e enfatizzano doti apprezzate da determinate culture e società, che non costituiscono di per sé lo specifico umano. Ciò contrasterebbe con la verità fondamentale dell’uguaglianza tra tutti gli esseri umani, che si traduce nel principio di giustizia, la cui violazione, alla lunga, finirebbe per attentare alla convivenza pacifica tra gli individui… Si deve rilevare infine che nel tentativo di creare un nuovo tipo di uomo si ravvisa una dimensione ideologica, secondo cui l’uomo pretende di sostituirsi al Creatore» (n. 27).

La clonazione umana

Per clonazione umana si intende «la riproduzione asessuale e agamica dell’intero organismo umano, allo scopo di produrre una o più “copie” dal punto di vista genetico sostanzialmente identiche all’unico progenitore» (n. 28). Le tecniche proposte per la clonazione umana sono la fissione gemellare, che consiste «nella separazione artificiale di singole cellule o gruppi di cellule dall’embrione, nelle prime fasi dello sviluppo, e nel successivo trasferimento in utero di queste cellule, allo scopo di ottenere, in modo artificiale, embrioni identici» (nota 47), e il trasferimento di nucleo, che consiste «nell’introduzione di un nucleo prelevato da una cellula embrionaria o somatica in un ovocita precedentemente denucleato, seguita dall’attivazione di questo ovocita che, di conseguenza, dovrebbe svilupparsi come embrione» (nota 47). La clonazione viene proposta con due scopi: riproduttivo, cioè per ottenere la nascita di un bambino clonato, e terapeutico o di ricerca.
La clonazione è «intrinsecamente illecita, in quanto… intende dare origine ad un nuovo essere umano senza connessione con l’atto di reciproca donazione tra due coniugi e, più radicalmente, senza legame alcuno con la sessualità. Tale circostanza dà luogo ad abusi e a manipolazioni gravemente lesive della dignità umana» (n. 28).
Quanto alla clonazione riproduttiva, essa «imporrebbe al soggetto clonato un patrimonio genetico preordinato, sottoponendolo di fatto – come è stato affermato – ad una forma di schiavitù biologica dalla quale difficilmente potrebbe affrancarsi. Il fatto che una persona si arroghi il diritto di determinare arbitrariamente le caratteristiche genetiche di un’altra persona, rappresenta una grave offesa alla dignità di quest’ultima e all’uguaglianza fondamentale tra gli uomini… Ognuno di noi incontra nell’altro un essere umano che deve la propria esistenza e le proprie caratteristiche all’amore di Dio, del quale solo l’amore tra i coniugi costituisce una mediazione conforme al disegno del Creatore e Padre celeste» (n. 29).
Quanto alla clonazione terapeutica, occorre precisare che «creare embrioni con il proposito di distruggerli, anche se con l’intenzione di aiutare i malati, è del tutto incompatibile con la dignità umana, perché fa dell’esistenza di un essere umano, pur allo stadio embrionale, niente di più che uno strumento da usare e distruggere. È gravemente immorale sacrificare una vita umana per una finalità terapeutica» (n. 30).
Come alternativa alla clonazione terapeutica, alcuni hanno proposto nuove tecniche, che sarebbero capaci di produrre cellule staminali di tipo embrionale senza presupporre la distruzione di veri embrioni umani, ad esempio, attraverso il trasferimento di un nucleo alterato (ANT) o la riprogrammazione assistita dell’ovocita (OAR). Al riguardo sono però ancora da chiarire i dubbi «riguardanti soprattutto lo statuto ontologico del “prodotto” così ottenuto» (n. 30).

L’uso terapeutico delle cellule staminali

«Le cellule staminali sono cellule indifferenziate che possiedono due caratteristiche fondamentali: a) la capacità prolungata di moltiplicarsi senza differenziarsi; b) la capacità di dare origine a cellule progenitrici di transito, dalle quali discendono cellule altamente differenziate, per esempio, nervose, muscolari, ematiche. Da quando si è verificato sperimentalmente che le cellule staminali, se trapiantate in un tessuto danneggiato, tendono a favorire la ripopolazione di cellule e la rigenerazione di tale tessuto, si sono aperte nuove prospettive per la medicina rigenerativa, che hanno suscitato grande interesse tra i ricercatori di tutto il mondo» (n. 31).

Per la valutazione etica occorre considerare soprattutto i metodi impiegati per la raccolta delle cellule staminali.

«Sono da considerarsi lecite quelle metodiche che non procurano un grave danno al soggetto da cui si estraggono le cellule staminali. Tale condizione si verifica, generalmente, nel caso di prelievo a) dai tessuti di un organismo adulto; b) dal sangue del cordone ombelicale, al momento del parto; c) dai tessuti di feti morti di morte naturale» (n. 32).

«Il prelievo di cellule staminali dall’embrione umano vivente… causa inevitabilmente la sua distruzione, risultando di conseguenza gravemente illecito. In questo caso la ricerca… non si pone veramente a servizio dell’umanità. Passa infatti attraverso la soppressione di vite umane che hanno uguale dignità rispetto agli altri individui umani e agli stessi ricercatori» (n. 32).

«L’utilizzo di cellule staminali embrionali, o cellule differenziate da esse derivate, eventualmente fornite da altri ricercatori, sopprimendo embrioni, o reperibili in commercio, pone seri problemi dal punto di vista della cooperazione al male e dello scandalo» (n. 32).

Si rileva comunque che numerosi studi tendono ad accreditare alle cellule staminali adulte dei risultati più positivi se confrontati con quelle embrionali.

Tentativi di ibridazione

«Recentemente sono stati utilizzati ovociti animali per la riprogrammazione di nuclei di cellule somatiche umane… , al fine di estrarre cellule staminali embrionali dai risultanti embrioni, senza dover ricorrere all’uso di ovociti umani» (n. 33). «Dal punto di vista etico simili procedure rappresentano una offesa alla dignità dell’essere umano, a causa della mescolanza di elementi genetici umani ed animali capaci di turbare l’identità specifica dell’uomo» (n. 33).

L’uso di “materiale biologico” umano di origine illecita

Per la ricerca scientifica e per la produzione di vari prodotti talora vengono utilizzati embrioni o linee cellulari che sono il risultato di un intervento illecito contro la vita o l’integrità fisica dell’essere umano.
Quanto alla sperimentazione sugli embrioni, essa «costituisce un delitto nei riguardi della loro dignità di esseri umani, che hanno diritto al medesimo rispetto dovuto al bambino già nato e ad ogni persona. Queste forme di sperimentazione costituiscono sempre un disordine morale grave» (n. 34).
Quanto all’impiego da parte di ricercatori di “materiale biologico” di origine illecita che è stato prodotto fuori dal loro centro di ricerca o che si trova in commercio, vale sempre «l’esigenza morale che non vi sia stata complicità alcuna con l’aborto volontario e che sia evitato il pericolo di scandalo. A tale proposito è insufficiente il criterio dell’indipendenza formulato da alcuni comitati etici, vale a dire, affermare che sarebbe eticamente lecito l’utilizzo di “materiale biologico” di illecita provenienza, sempre che esista una chiara separazione tra coloro che da una parte producono, congelano e fanno morire gli embrioni e dall’altra i ricercatori che sviluppano la sperimentazione scientifica». Va precisato che «il dovere di rifiutare quel “materiale biologico”… scaturisce dal dovere di separarsi, nell’esercizio della propria attività di ricerca, da un quadro legislativo gravemente ingiusto e di affermare con chiarezza il valore della vita umana. Perciò il sopra citato criterio di indipendenza è necessario, ma può essere eticamente insufficiente» (n. 35).
«Naturalmente all’interno di questo quadro generale esistono responsabilità differenziate, e ragioni gravi potrebbero essere moralmente proporzionate per giustificare l’utilizzo del suddetto “materiale biologico”. Così, per esempio, il pericolo per la salute dei bambini può autorizzare i loro genitori a utilizzare un vaccino nella cui preparazione sono state utilizzate linee cellulari di origine illecita, fermo restando il dovere da parte di tutti di manifestare il proprio disaccordo al riguardo e di chiedere che i sistemi sanitari mettano a disposizione altri tipi di vaccini. D’altra parte, occorre tener presente che nelle imprese che utilizzano linee cellulari di origine illecita non è identica la responsabilità di coloro che decidono dell’orientamento della produzione rispetto a coloro che non hanno alcun potere di decisione» (n. 35).

Riporto di seguito il testo completo dell’istruzione ( fonte: http://www.zenit.org/article-16493?l=italian )

Istruzione “Dignitas personae. Su alcune questioni di bioetica”

A cura della Congregazione per la Dottrina della Fede

CITTA’ DEL VATICANO, venerdì, 12 dicembre 2008 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito l’Istruzione “Dignitas personae. Su alcune questioni di bioetica”, a cura della Congregazione per la Dottrina della Fede, presentata questo venerdì in Sala Stampa vaticana.

* * *

INTRODUZIONE

1. Ad ogni essere umano, dal concepimento alla morte naturale, va riconosciuta la dignità di persona. Questo principio fondamentale, che esprime un grande “sì” alla vita umana, deve essere posto al centro della riflessione etica sulla ricerca biomedica, che riveste un’importanza sempre maggiore nel mondo di oggi. Il Magistero della Chiesa è già intervenuto più volte, al fine di chiarire e risolvere i relativi problemi morali. Di particolare rilevanza in questa materia è stata l’Istruzione Donum vitae. A vent’anni dalla sua pubblicazione è emersa nondimeno l’opportunità di apportare un aggiornamento a tale documento.

L’insegnamento di detta Istruzione conserva intatto il suo valore sia per i principi richiamati sia per le valutazioni morali espresse. Nuove tecnologie biomediche, tuttavia, introdotte in questo ambito delicato della vita dell’essere umano e della famiglia, provocano ulteriori interrogativi, in particolare nel settore della ricerca sugli embrioni umani e dell’uso delle cellule staminali a fini terapeutici nonché in altri ambiti della medicina sperimentale, così da sollevare nuove domande che richiedono altrettante risposte. La rapidità degli sviluppi in ambito scientifico e la loro amplificazione tramite i mezzi di comunicazione sociale provocano attese e perplessità in settori sempre più vasti dell’opinione pubblica. Al fine di regolamentare giuridicamente tali problemi, le Assemblee legislative sono spesso sollecitate a prendere decisioni, coinvolgendo talora anche la consultazione popolare.Queste ragioni hanno portato la Congregazione per la Dottrina della Fede a predisporre una nuova Istruzione di natura dottrinale, che affronta alcune problematiche recenti alla luce dei criteri enunciati nell’Istruzione Donum vitae e riprende in esame altri temi già trattati, ma ritenuti bisognosi di ulteriori chiarimenti.

2. Nel procedere a questo esame, si è inteso sempre tenere presenti gli aspetti scientifici, giovandosi dell’analisi della Pontificia Accademia per la Vita e di un gran numero di esperti, per confrontarli con i principi dell’antropologia cristiana. Le Encicliche Veritatis splendor ed Evangelium vitae di Giovanni Paolo II ed altri interventi del Magistero offrono chiare indicazioni di metodo e di contenuto per l’esame dei problemi considerati.Nel variegato panorama filosofico e scientifico attuale è possibile constatare di fatto una ampia e qualificata presenza di scienziati e di filosofi che, nello spirito del giuramento di Ippocrate, vedono nella scienza medica un servizio alla fragilità dell’uomo, per la cura delle malattie, l’alleviamento della sofferenza e l’estensione delle cure necessarie in misura equa a tutta l’umanità. Non mancano, però, rappresentanti della filosofia e della scienza che considerano il crescente sviluppo delle tecnologie biomediche in una prospettiva sostanzialmente eugenetica.

3. La Chiesa cattolica, nel proporre principi e valutazioni morali per la ricerca biomedica sulla vita umana, attinge alla luce sia della ragione sia della fede, contribuendo ad elaborare una visione integrale dell’uomo e della sua vocazione, capace di accogliere tutto ciò che di buono emerge dalle opere degli uomini e dalle varie tradizioni culturali e religiose, che non raramente mostrano una grande riverenza per la vita.Il Magistero intende portare una parola di incoraggiamento e di fiducia nei confronti di una prospettiva culturale che vede la scienza come prezioso servizio al bene integrale della vita e della dignità di ogni essere umano. La Chiesa pertanto guarda con speranza alla ricerca scientifica, augurando che siano molti i cristiani a dedicarsi al progresso della biomedicina e a testimoniare la propria fede in tale ambito. Auspica inoltre che i risultati di questa ricerca siano resi disponibili anche nelle aree povere e colpite dalle malattie, per affrontare le necessità più urgenti e drammatiche dal punto di vista umanitario. E infine intende essere presente accanto ad ogni persona che soffre nel corpo e nello spirito, per offrire non soltanto un conforto, ma la luce e la speranza. Queste danno senso anche ai momenti della malattia e all’esperienza della morte, che appartengono di fatto alla vita dell’uomo e ne segnano la storia, aprendola al mistero della Risurrezione. Lo sguardo della Chiesa infatti è pieno di fiducia perché «la vita vincerà: è questa per noi una sicura speranza. Sì, vincerà la vita, perché dalla parte della vita stanno la verità, il bene, la gioia, il vero progresso. Dalla parte della vita è Dio, che ama la vita e la dona con larghezza». La presente Istruzione si rivolge ai fedeli e a tutti coloro che cercano la verità. Essa comprende tre parti: la prima richiama alcuni aspetti antropologici, teologici ed etici di importanza fondamentale; la seconda affronta nuovi problemi riguardanti la procreazione; la terza prende in esame alcune nuove proposte terapeutiche che comportano la manipolazione dell’embrione o del patrimonio genetico umano.

PRIMA PARTE: ASPETTI ANTROPOLOGICI, TEOLOGICI ED ETICI DELLA VITA E DELLA PROCREAZIONE UMANA

4. Negli ultimi decenni le scienze mediche hanno sviluppato in modo considerevole le loro conoscenze sulla vita umana negli stadi iniziali della sua esistenza. Esse sono giunte a conoscere meglio le strutture biologiche dell’uomo e il processo della sua generazione. Questi sviluppi sono certamente positivi e meritano di essere sostenuti, quando servono a superare o a correggere patologie e concorrono a ristabilire il normale svolgimento dei processi generativi. Essi sono invece negativi, e pertanto non si possono condividere, quando implicano la soppressione di esseri umani o usano mezzi che ledono la dignità della persona oppure sono adottati per finalità contrarie al bene integrale dell’uomo. Il corpo di un essere umano, fin dai suoi primi stadi di esistenza, non è mai riducibile all’insieme delle sue cellule. Il corpo embrionale si sviluppa progressivamente secondo un “programma” ben definito e con un proprio fine che si manifesta con la nascita di ogni bambino.Giova qui richiamare il criterio etico fondamentale espresso nell’Istruzione Donum vitae per valutare tutte le questioni morali che si pongono in relazione agli interventi sull’embrione umano: «Il frutto della generazione umana dal primo momento della sua esistenza, e cioè a partire dal costituirsi dello zigote, esige il rispetto incondizionato che è moralmente dovuto all’essere umano nella sua totalità corporale e spirituale. L’essere umano va rispettato e trattato come una persona fin dal suo concepimento e, pertanto, da quello stesso momento gli si devono riconoscere i diritti della persona, tra i quali anzitutto il diritto inviolabile di ogni essere umano innocente alla vita».

5. Quest’affermazione di carattere etico, riconoscibile come vera e conforme alla legge morale naturale dalla stessa ragione, dovrebbe essere alla base di ogni ordinamento giuridico. Essa suppone, infatti, una verità di carattere ontologico, in forza di quanto la suddetta Istruzione ha evidenziato, a partire da solide conoscenze scientifiche, circa la continuità dello sviluppo dell’essere umano.Se l’Istruzione Donum vitae non ha definito che l’embrione è persona, per non impegnarsi espressamente su un’affermazione d’indole filosofica, ha rilevato tuttavia che esiste un nesso intrinseco tra la dimensione ontologica e il valore specifico di ogni essere umano. Anche se la presenza di un’anima spirituale non può essere rilevata dall’osservazione di nessun dato sperimentale, sono le stesse conclusioni della scienza sull’embrione umano a fornire «un’indicazione preziosa per discernere razionalmente una presenza personale fin da questo primo comparire di una vita umana: come un individuo umano non sarebbe una persona umana?». La realtà dell’essere umano, infatti, per tutto il corso della sua vita, prima e dopo la nascita, non consente di affermare né un cambiamento di natura né una gradualità di valore morale, poiché possiede una piena qualificazione antropologica ed etica. L’embrione umano, quindi, ha fin dall’inizio la dignità propria della persona.

6. Il rispetto di tale dignità compete a ogni essere umano, perché esso porta impressi in sé in maniera indelebile la propria dignità e il proprio valore. L’origine della vita umana, d’altra parte, ha il suo autentico contesto nel matrimonio e nella famiglia, in cui viene generata attraverso un atto che esprime l’amore reciproco tra l’uomo e la donna. Una procreazione veramente responsabile nei confronti del nascituro «deve essere il frutto del matrimonio». Il matrimonio, presente in tutti i tempi e in tutte le culture, «è stato sapientemente e provvidenzialmente istituito da Dio creatore per realizzare nell’umanità il suo disegno di amore. Per mezzo della reciproca donazione personale, loro propria ed esclusiva, gli sposi tendono alla comunione delle loro persone, con la quale si perfezionano a vicenda, per collaborare con Dio alla generazione e all’educazione di nuove vite» . Nella fecondità dell’amore coniugale l’uomo e la donna «rendono evidente che all’origine della loro vita sponsale vi è un “sì” genuino che viene pronunciato e realmente vissuto nella reciprocità, rimanendo sempre aperto alla vita… La legge naturale, che è alla base del riconoscimento della vera uguaglianza tra le persone e i popoli, merita di essere riconosciuta come la fonte a cui ispirare anche il rapporto tra gli sposi nella loro responsabilità nel generare nuovi figli. La trasmissione della vita è iscritta nella natura e le sue leggi permangono come norma non scritta a cui tutti devono richiamarsi».

7. È convinzione della Chiesa che ciò che è umano non solamente è accolto e rispettato dalla fede, ma da essa è anche purificato, innalzato e perfezionato. Dio, dopo aver creato l’uomo a sua immagine e somiglianza (cf. Gn 1, 26), ha qualificato la sua creatura come «molto buona» (Gn 1, 31) per poi assumerla nel Figlio (cf. Gv 1, 14). Il Figlio di Dio nel mistero dell’Incarnazione ha confermato la dignità del corpo e dell’anima costitutivi dell’essere umano. Il Cristo non ha disdegnato la corporeità umana, ma ne ha svelato pienamente il significato e il valore: «In realtà solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell’uomo». Divenendo uno di noi, il Figlio fa sì che possiamo diventare «figli di Dio» (Gv 1,12), «partecipi della natura divina» (2 Pt 1, 4). Questa nuova dimensione non contrasta con la dignità della creatura riconoscibile con la ragione da parte di tutti gli uomini, ma la eleva ad un ulteriore orizzonte di vita, che è quella propria di Dio e consente di riflettere più adeguatamente sulla vita umana e sugli atti che la pongono in essere. Alla luce di questi dati di fede, risulta ancor più accentuato e rafforzato il rispetto nei riguardi dell’individuo umano che è richiesto dalla ragione: per questo non c’è contrapposizione tra l’affermazione della dignità e quella della sacralità della vita umana. «I diversi modi secondo cui nella storia Dio ha cura del mondo e dell’uomo, non solo non si escludono tra loro, ma al contrario si sostengono e si compenetrano a vicenda. Tutti scaturiscono e concludono all’eterno disegno sapiente e amoroso con il quale Dio predestina gli uomini “ad essere conformi all’immagine del Figlio suo” (Rm 8, 29)».

8. A partire dall’insieme di queste due dimensioni, l’umana e la divina, si comprende meglio il perché del valore inviolabile dell’uomo: egli possiede una vocazione eterna ed è chiamato a condividere l’amore trinitario del Dio vivente. Questo valore si applica a tutti indistintamente. Per il solo fatto d’esistere, ogni essere umano deve essere pienamente rispettato. Si deve escludere l’introduzione di criteri di discriminazione, quanto alla dignità, in base allo sviluppo biologico, psichico, culturale o allo stato di salute. Nell’uomo, creato ad immagine di Dio, si riflette, in ogni fase della sua esistenza, «il volto del suo Figlio Unigenito… Questo amore sconfinato e quasi incomprensibile di Dio per l’uomo rivela fino a che punto la persona umana sia degna di essere amata in se stessa, indipendentemente da qualsiasi altra considerazione – intelligenza, bellezza, salute, giovinezza, integrità e così via. In definitiva, la vita umana è sempre un bene, poiché “essa è nel mondo manifestazione di Dio, segno della sua presenza, orma della sua gloria” (Evangelium vitae, 34)».

9. Queste due dimensioni di vita, quella naturale e quella soprannaturale, permettono anche di comprendere meglio in quale senso gli atti che consentono all’essere umano di venire all’esistenza, nei quali l’uomo e la donna si donano mutuamente l’uno all’altra, sono un riflesso dell’amore trinitario. «Dio, che è amore e vita, ha inscritto nell’uomo e nella donna la vocazione a una partecipazione speciale al suo mistero di comunione personale e alla sua opera di Creatore e di Padre». Il matrimonio cristiano «affonda le sue radici nella naturale complementarietà che esiste tra l’uomo e la donna, e si alimenta mediante la volontà personale degli sposi di condividere l’intero progetto di vita, ciò che hanno e ciò che sono: perciò tale comunione è il frutto e il segno di una esigenza profondamente umana. Ma in Cristo Signore, Dio assume questa esigenza umana, la conferma, la purifica e la eleva, conducendola a perfezione col sacramento del matrimonio: lo Spirito Santo effuso nella celebrazione sacramentale offre agli sposi cristiani il dono di una comunione nuova d’amore che è immagine viva e reale di quella singolarissima unità, che fa della Chiesa l’indivisibile Corpo mistico del Signore Gesù».

10. La Chiesa, giudicando della valenza etica di taluni risultati delle recenti ricerche della medicina concernenti l’uomo e le sue origini, non interviene nell’ambito proprio della scienza medica come tale, ma richiama tutti gli interessati alla responsabilità etica e sociale del loro operato. Ricorda loro che il valore etico della scienza biomedica si misura con il riferimento sia al rispetto incondizionato dovuto ad ogni essere umano, in tutti i momenti della sua esistenza, sia alla tutela della specificità degli atti personali che trasmettono la vita. L’intervento del Magistero rientra nella sua missione di promuovere la formazione delle coscienze, insegnando autenticamente la verità che è Cristo, e nello stesso tempo dichiarando e confermando autoritativamente i principi dell’ordine morale che scaturiscono dalla stessa natura umana.

SECONDA PARTE: NUOVI PROBLEMI RIGUARDANTI LA PROCREAZIONE

11. Alla luce dei principi sopra ricordati occorre ora prendere in esame alcuni problemi riguardanti la procreazione, emersi e meglio delineatisi negli anni successivi alla pubblicazione dell’Istruzione Donum vitae.

Le tecniche di aiuto alla fertilità

12. Per quanto riguarda la cura dell’infertilità, le nuove tecniche mediche devono rispettare tre beni fondamentali: a) il diritto alla vita e all’integrità fisica di ogni essere umano dal concepimento fino alla morte naturale; b) l’unità del matrimonio, che comporta il reciproco rispetto del diritto dei coniugi a diventare padre e madre soltanto l’uno attraverso l’altro; c) i valori specificamente umani della sessualità, che «esigono che la procreazione di una persona umana debba essere perseguita come il frutto dell’atto coniugale specifico dell’amore tra gli sposi». Le tecniche che si presentano come un aiuto alla procreazione «non sono da rifiutare in quanto artificiali. Come tali esse testimoniano le possibilità dell’arte medica, ma si devono valutare sotto il profilo morale in riferimento alla dignità della persona umana, chiamata a realizzare la vocazione divina al dono dell’amore e al dono della vita». Alla luce di tale criterio sono da escludere tutte le tecniche di fecondazione artificiale eterologa e le tecniche di fecondazione artificiale omologa che sono sostitutive dell’atto coniugale. Sono invece ammissibili le tecniche che si configurano come un aiuto all’atto coniugale e alla sua fecondità. L’Istruzione Donum vitae si esprime così: «Il medico è al servizio delle persone e della procreazione umana: non ha facoltà di disporre né di decidere di esse. L’intervento medico è in questo ambito rispettoso della dignità delle persone, quando mira ad aiutare l’atto coniugale sia per facilitarne il compimento sia per consentirgli di raggiungere il suo fine, una volta che sia stato normalmente compiuto». E, a proposito dell’inseminazione artificiale omologa, dice: «L’inseminazione artificiale omologa all’interno del matrimonio non può essere ammessa, salvo il caso in cui il mezzo tecnico risulti non sostitutivo dell’atto coniugale, ma si configuri come una facilitazione e un aiuto affinché esso raggiunga il suo scopo naturale».

13. Sono certamente leciti gli interventi che mirano a rimuovere gli ostacoli che si oppongono alla fertilità naturale, come ad esempio la cura ormonale dell’infertilità di origine gonadica, la cura chirurgica di una endometriosi, la disostruzione delle tube, oppure la restaurazione microchirurgica della pervietà tubarica. Tutte queste tecniche possono essere considerate come autentiche terapie, nella misura in cui, una volta risolto il problema che era all’origine dell’infertilità, la coppia possa porre atti coniugali con un esito procreativo, senza che il medico debba interferire direttamente nell’atto coniugale stesso. Nessuna di queste tecniche sostituisce l’atto coniugale, che unicamente è degno di una procreazione veramente responsabile.Per venire incontro al desiderio di non poche coppie sterili ad avere un figlio, sarebbe inoltre auspicabile incoraggiare, promuovere e facilitare, con opportune misure legislative, la procedura dell’adozione dei numerosi bambini orfani, che hanno bisogno, per il loro adeguato sviluppo umano, di un focolare domestico. C’è da osservare, infine, che meritano un incoraggiamento le ricerche e gli investimenti dedicati alla prevenzione della sterilità.


Fecondazione in vitro ed eliminazione volontaria di embrioni

14. Il fatto che la fecondazione in vitro comporti assai frequentemente l’eliminazione volontaria di embrioni è già stato rilevato dall’Istruzione Donum vitae. Alcuni pensavano che ciò fosse dovuto a una tecnica ancora parzialmente imperfetta. L’esperienza successiva ha dimostrato invece che tutte le tecniche di fecondazione in vitro si svolgono di fatto come se l’embrione umano fosse un semplice ammasso di cellule che vengono usate, selezionate e scartate.È vero che circa un terzo delle donne che ricorrono alla procreazione artificiale giunge ad avere un bambino. Occorre tuttavia rilevare che, considerando il rapporto tra il numero totale di embrioni prodotti e di quelli effettivamente nati, il numero di embrioni sacrificati è altissimo. Queste perdite sono accettate dagli specialisti delle tecniche di fecondazione in vitro come prezzo da pagare per ottenere risultati positivi. In realtà è assai preoccupante che la ricerca in questo campo miri principalmente a ottenere migliori risultati in termini di percentuale di bambini nati rispetto alle donne che iniziano il trattamento, ma non sembra avere un effettivo interesse per il diritto alla vita di ogni singolo embrione.

15. Spesso si obietta che tali perdite di embrioni sarebbero il più delle volte preterintenzionali, o avverrebbero addirittura contro la volontà dei genitori e dei medici. Si afferma che si tratterebbe di rischi non molto diversi da quelli connessi al processo naturale della generazione, e che voler comunicare la vita senza correre alcun rischio comporterebbe in pratica astenersi dal trasmetterla. È vero che non tutte le perdite di embrioni nell’ambito della procreazione in vitro hanno lo stesso rapporto con la volontà dei soggetti interessati. Ma è anche vero che in molti casi l’abbandono, la distruzione o le perdite di embrioni sono previsti e voluti. Gli embrioni prodotti in vitro che presentano difetti vengono direttamente scartati. Sono sempre più frequenti i casi in cui coppie non sterili ricorrono alle tecniche di procreazione artificiale con l’unico scopo di poter operare una selezione genetica dei loro figli. È prassi ormai comune in molti Paesi la stimolazione del ciclo femminile per ottenere un alto numero di ovociti, che vengono fecondati. Tra gli embrioni ottenuti un certo numero è trasferito nel grembo materno, e gli altri vengono congelati per eventuali futuri interventi riproduttivi. La finalità del trasferimento multiplo è di assicurare, per quanto possibile, l’impianto di almeno un embrione. Il mezzo impiegato per giungere a questo fine è l’utilizzo di un numero maggiore di embrioni rispetto al figlio desiderato, nella previsione che alcuni vengano perduti e, in ogni caso, si eviti la gravidanza multipla. In questo modo la tecnica del trasferimento multiplo comporta di fatto un trattamento puramente strumentale degli embrioni. Colpisce il fatto che né la comune deontologia professionale né le autorità sanitarie ammetterebbero in nessun altro ambito della medicina una tecnica con un tasso globale così alto di esiti negativi e fatali. Le tecniche di fecondazione in vitro in realtà vengono accettate, perché si presuppone che l’embrione non meriti un pieno rispetto, per il fatto che entra in concorrenza con un desiderio da soddisfare.Questa triste realtà, spesso taciuta, è del tutto deprecabile, in quanto «le varie tecniche di riproduzione artificiale, che sembrerebbero porsi a servizio della vita e che sono praticate non poche volte con questa intenzione, in realtà aprono la porta a nuovi attentati contro la vita».

16. La Chiesa, inoltre, ritiene eticamente inaccettabile la dissociazione della procreazione dal contesto integralmente personale dell’atto coniugale: la procreazione umana è un atto personale della coppia uomo-donna che non sopporta alcun tipo di delega sostitutiva. La pacifica accettazione dell’altissimo tasso di abortività delle tecniche di fecondazione in vitro dimostra eloquentemente che la sostituzione dell’atto coniugale con una procedura tecnica – oltre a non essere conforme al rispetto che si deve alla procreazione, non riducibile alla sola dimensione riproduttiva – contribuisce ad indebolire la consapevolezza del rispetto dovuto ad ogni essere umano. Il riconoscimento di tale rispetto viene invece favorito dall’intimità degli sposi animata dall’amore coniugale. La Chiesa riconosce la legittimità del desiderio di un figlio, e comprende le sofferenze dei coniugi afflitti da problemi di infertilità. Tale desiderio non può però venir anteposto alla dignità di ogni vita umana, fino al punto di assumerne il dominio. Il desiderio di un figlio non può giustificarne la “produzione”, così come il desiderio di non avere un figlio già concepito non può giustificarne l’abbandono o la distruzione.In realtà si ha l’impressione che alcuni ricercatori, privi di ogni riferimento etico e consapevoli delle potenzialità insite nel progresso tecnologico, sembrano cedere alla logica dei soli desideri soggettivi e alla pressione economica, tanto forte in questo campo. Di fronte alla strumentalizzazione dell’essere umano allo stadio embrionale, occorre ripetere che «l’amore di Dio non fa differenza fra il neoconcepito ancora nel grembo di sua madre, e il bambino, o il giovane, o l’uomo maturo o l’anziano. Non fa differenza perché in ognuno di essi vede l’impronta della propria immagine e somiglianza… Per questo il Magistero della Chiesa ha costantemente proclamato il carattere sacro e inviolabile di ogni vita umana, dal suo concepimento sino alla sua fine naturale».

L’Intra Cytoplasmic Sperm Injection (ICSI)

17. Tra le tecniche recenti di fecondazione artificiale ha progressivamente assunto un particolare rilievo l’Intra Cytoplasmic Sperm Injection. L’ICSI è diventata la tecnica di gran lunga più utilizzata nell’ottica della migliore efficacia, e può superare diverse forme di sterilità maschile.Come la fecondazione in vitro, della quale costituisce una variante, l’ICSI è una tecnica intrinsecamente illecita: essa opera una completa dissociazione tra la procreazione e l’atto coniugale. Infatti anche l’ICSI «è attuata al di fuori del corpo dei coniugi mediante gesti di terze persone la cui competenza e attività tecnica determinano il successo dell’intervento; essa affida la vita e l’identità dell’embrione al potere dei medici e dei biologi e instaura un dominio della tecnica sull’origine e sul destino della persona umana. Una siffatta relazione di dominio è in sé contraria alla dignità e all’uguaglianza che dev’essere comune a genitori e figli. Il concepimento in vitro è il risultato dell’azione tecnica che presiede alla fecondazione; essa non è né di fatto ottenuta né positivamente voluta come l’espressione e il frutto di un atto specifico dell’unione coniugale».

Il congelamento di embrioni

18. Uno dei metodi adoperati per ottenere il miglioramento del tasso di riuscita delle tecniche di procreazione in vitro è la moltiplicazione del numero dei trattamenti successivi. Per non ripetere i prelievi di ovociti nella donna, si procede a un unico prelievo plurimo di ovociti, seguito dalla crioconservazione di una parte importante degli embrioni ottenuti in vitro, in previsione di un secondo ciclo di trattamento, nel caso di insuccesso del primo, ovvero nel caso in cui i genitori volessero un’altra gravidanza. Talvolta si procede al congelamento anche degli embrioni destinati al primo trasferimento, perché la stimolazione ormonale del ciclo femminile produce degli effetti che consigliano di attendere la normalizzazione delle condizioni fisiologiche prima di procedere al trasferimento degli embrioni nel grembo materno. La crioconservazione è incompatibile con il rispetto dovuto agli embrioni umani: presuppone la loro produzione in vitro; li espone a gravi rischi di morte o di danno per la loro integrità fisica, in quanto un’alta percentuale non sopravvive alla procedura di congelamento e di scongelamento; li priva almeno temporaneamente dell’accoglienza e della gestazione materna; li pone in una situazione suscettibile di ulteriori offese e manipolazioni. La maggior parte degli embrioni non utilizzati rimangono “orfani”. I loro genitori non li richiedono, e talvolta se ne perdono le tracce. Ciò spiega l’esistenza di depositi di migliaia e migliaia di embrioni congelati in quasi tutti i Paesi dove si pratica la fecondazione in vitro.

19. Per quanto riguarda il gran numero di embrioni congelati già esistenti si pone la domanda: che fare di loro? Alcuni si pongono tale interrogativo senza coglierne la sostanza etica, motivati unicamente dalla necessità di osservare la legge che impone di svuotare dopo un certo tempo i depositi dei centri di crioconservazione, che poi saranno nuovamente riempiti. Altri sono coscienti, invece, che è stata commessa una grave ingiustizia e si interrogano su come ottemperare al dovere di ripararvi. Sono chiaramente inaccettabili le proposte di usare tali embrioni per la ricerca o di destinarli a usi terapeutici, perché trattano gli embrioni come semplice “materiale biologico” e comportano la loro distruzione. Neppure la proposta di scongelare questi embrioni e, senza riattivarli, usarli per la ricerca come se fossero dei normali cadaveri, è ammissibile. Anche la proposta di metterli a disposizione di coppie infertili, come “terapia dell’infertilità”, non è eticamente accettabile a causa delle stesse ragioni che rendono illecita sia la procreazione artificiale eterologa sia ogni forma di maternità surrogata; questa pratica comporterebbe poi diversi altri problemi di tipo medico, psicologico e giuridico.È stata inoltre avanzata la proposta, solo al fine di dare un’opportunità di nascere ad esseri umani altrimenti condannati alla distruzione, di procedere ad una forma di “adozione prenatale”. Tale proposta, lodevole nelle intenzioni di rispetto e di difesa della vita umana, presenta tuttavia vari problemi non dissimili da quelli sopra elencati. Occorre costatare, in definitiva, che le migliaia di embrioni in stato di abbandono determinano una situazione di ingiustizia di fatto irreparabile. Perciò Giovanni Paolo II lanciò un «appello alla coscienza dei responsabili del mondo scientifico ed in modo particolare ai medici perché venga fermata la produzione di embrioni umani, tenendo conto che non si intravede una via d’uscita moralmente lecita per il destino umano delle migliaia e migliaia di embrioni “congelati”, i quali sono e restano pur sempre titolari dei diritti essenziali e quindi da tutelare giuridicamente come persone umane».

Il congelamento di ovociti

20. Per evitare i gravi problemi etici posti dalla crioconservazione di embrioni, è stata avanzata nell’ambito delle tecniche di fecondazione in vitro la proposta di congelare gli ovociti. Una volta che è stato prelevato un numero congruo di ovociti nella previsione di diversi cicli di procreazione artificiale, si prevede di fecondare soltanto gli ovociti che saranno trasferiti nella madre, e gli altri verrebbero congelati per essere eventualmente fecondati e trasferiti in caso di insuccesso del primo tentativo. Al riguardo occorre precisare che la crioconservazione di ovociti in ordine al processo di procreazione artificiale è da considerare moralmente inaccettabile.


La riduzione embrionale

21. Alcune tecniche usate nella procreazione artificiale, soprattutto il trasferimento di più embrioni al grembo materno, hanno dato luogo ad un aumento significativo della percentuale di gravidanze multiple. Perciò si è fatta strada l’idea di procedere alla cosiddetta riduzione embrionale. Essa consiste in un intervento per ridurre il numero di embrioni o feti presenti nel seno materno mediante la loro diretta soppressione. La decisione di sopprimere esseri umani, in precedenza fortemente desiderati, rappresenta un paradosso e comporta spesso sofferenza e sentimento di colpa, che possono durare anni. Dal punto di vista etico, la riduzione embrionale è un aborto intenzionale selettivo. Si tratta, infatti, di eliminazione deliberata e diretta di uno o più esseri umani innocenti nella fase iniziale della loro esistenza, e come tale costituisce sempre un disordine morale grave. Le argomentazioni proposte per giustificare eticamente la riduzione embrio-nale si fondano spesso su analogie con catastrofi naturali o situazioni di emergenza nelle quali, malgrado la buona volontà di ciascuno, non è possibile salvare tutte le persone coinvolte. Queste analogie non possono fondare in alcun modo un giudizio morale positivo su una pratica direttamente abortiva. Altre volte ci si richiama a principi morali, come quelli del male minore o del duplice effetto, che qui non sono applicabili. Non è mai lecito, infatti, realizzare un’azione che è intrinsecamente illecita, neppure in vista di un fine buono: il fine non giustifica i mezzi.

La diagnosi pre-impiantatoria

22. La diagnosi pre-impiantatoria è una forma di diagnosi prenatale, legata alle tecniche di fecondazione artificiale, che prevede la diagnosi genetica degli embrioni formati in vitro, prima del loro trasferimento nel grembo materno. Essa viene effettuata allo scopo di avere la sicurezza di trasferire nella madre solo embrioni privi di difetti o con un sesso determinato o con certe qualità particolari.Diversamente da altre forme di diagnosi prenatale, dove la fase diagnostica è ben separata dalla fase dell’eventuale eliminazione e nell’ambito della quale le coppie rimangono libere di accogliere il bambino malato, alla diagnosi pre-impian-tatoria segue ordinariamente l’eliminazione dell’embrione designato come “sospetto” di difetti genetici o cromosomici, o portatore di un sesso non voluto o di qualità non desiderate. La diagnosi pre-impiantatoria – sempre connessa con la fecondazione artificiale, già di per sé intrinsecamente illecita – è finalizzata di fatto ad una selezione qualitativa con la conseguente distruzione di embrioni, la quale si configura come una pratica abortiva precoce. La diagnosi pre-impiantatoria è quindi espressione di quella mentalità eugenetica, «che accetta l’aborto selettivo, per impedire la nascita di bambini affetti da vari tipi di anomalie. Una simile mentalità è lesiva della dignità umana e quanto mai riprovevole, perché pretende di misurare il valore di una vita umana soltanto secondo parametri di normalità e di benessere fisico, aprendo così la strada alla legittimazione anche dell’infanticidio e dell’eutanasia». Trattando l’embrione umano come semplice “materiale di laboratorio”, si opera un’alterazione e una discriminazione anche per quanto riguarda il concetto stesso di dignità umana. La dignità appartiene ugualmente ad ogni singolo essere umano e non dipende dal progetto parentale, dalla condizione sociale, dalla formazione culturale, dallo stato di sviluppo fisico. Se in altri tempi, pur accettando in generale il concetto e le esigenze della dignità umana, veniva praticata la discriminazione per motivi di razza, religione o condizione sociale, oggi si assiste ad una non meno grave ed ingiusta discriminazione che porta a non riconoscere lo statuto etico e giuridico di esseri umani affetti da gravi patologie e disabilità: si viene così a dimenticare che le persone malate e disabili non sono una specie di categoria a parte perché la malattia e la disabilità appartengono alla condizione umana e riguardano tutti in prima persona, anche quando non se ne fa esperienza diretta. Tale discriminazione è immorale e perciò dovrebbe essere considerata giuridicamente inaccettabile, così come è doveroso eliminare le barriere culturali, economiche e sociali, che minano il pieno riconoscimento e la tutela delle persone disabili e malate.

Nuove forme di intercezione e contragestazione

23. Accanto ai mezzi contraccettivi propriamente detti, che impediscono il concepimento a seguito di un atto sessuale, esistono altri mezzi tecnici che agiscono dopo la fecondazione, quando l’embrione è già costituito, prima o dopo l’impianto in utero. Queste tecniche sono intercettive, se intercettano l’embrione prima del suo impianto nell’utero materno, e contragestative, se provocano l’eliminazione dell’embrione appena impiantato. Per favorire la diffusione dei mezzi intercettivi, si afferma talvolta che il loro meccanismo di azione non sarebbe sufficientemente conosciuto. È vero che non sempre si dispone di una conoscenza completa del meccanismo di azione dei diversi farmaci usati, ma gli studi sperimentali dimostrano che l’effetto di impedire l’impianto è certamente presente, anche se questo non significa che gli intercettivi provochino un aborto ogni volta che vengono assunti, anche perché non sempre dopo il rapporto sessuale avviene la fecondazione. Si deve notare, tuttavia, che in colui che vuol impedire l’impianto di un embrione eventualmente concepito, e pertanto chiede o prescrive tali farmaci, l’intenzionalità abortiva è generalmente presente.Quando si constata un ritardo mestruale, si ricorre talora alla contragestazione, che viene praticata abitualmente entro una o due settimane dopo la constatazione del ritardo. Lo scopo dichiarato è quello di far ricomparire la mestruazione, ma in realtà si tratta dell’aborto di un embrione appena annidato.Come si sa, l’aborto «è l’uccisione deliberata e diretta, comunque venga attuata, di un essere umano nella fase iniziale della sua esistenza, compresa tra il concepimento e la nascita». Pertanto l’uso dei mezzi di intercezione e di contragestazione rientra nel peccato di aborto ed è gravemente immorale. Inoltre, qualora si raggiunga la certezza di aver realizzato l’aborto, secondo il diritto canonico, vi sono delle gravi conseguenze penali.

TERZA PARTE: NUOVE PROPOSTE TERAPEUTICHE CHE COMPORTANO LA MANIPOLAZIONE DELL’EMBRIONE O DEL PATRIMONIO GENETICO UMANO

24. Le conoscenze acquisite negli ultimi anni hanno aperto nuove prospettive per la medicina rigenerativa e per la terapia delle malattie su base genetica. In particolare ha suscitato un grande interesse la ricerca sulle cellule staminali embrionali e sulle possibili applicazioni terapeutiche future, che tuttavia fino ad oggi non hanno trovato riscontro sul piano dei risultati effettivi, a differenza della ricerca sulle cellule staminali adulte. Dal momento che alcuni hanno ritenuto che i traguardi terapeutici eventualmente raggiungibili mediante le cellule staminali embrionali potevano giustificare diverse forme di manipolazione e di distruzione di embrioni umani, è emerso un insieme di questioni nell’ambito della terapia genica, della clonazione e dell’utilizzo di cellule staminali, sulle quali è necessario un attento discernimento morale.

La terapia genica

25. Con il termine terapia genica si intende comunemente l’applicazione all’uomo delle tecniche di ingegneria genetica con una finalità terapeutica, vale a dire, con lo scopo di curare malattie su base genetica, anche se recentemente si sta tentando di applicare la terapia genica al trattamento di malattie non ereditarie, ed in particolare al trattamento del cancro. In teoria, è possibile applicare la terapia genica a due livelli: nelle cellule somatiche e nelle cellule germinali. La terapia genica somatica si propone di eliminare o ridurre difetti genetici presenti a livello delle cellule somatiche, cioè delle cellule non riproduttive, che compongono i tessuti e gli organi del corpo. Si tratta, in questo caso, di interventi mirati a determinati distretti cellulari, con effetti confinati nel singolo individuo. La terapia genica germinale mira invece a correggere difetti genetici presenti in cellule della linea germinale, al fine di trasmettere gli effetti terapeutici ottenuti sul soggetto all’eventuale discendenza del medesimo. Tali interventi di terapia genica, sia somatica che germinale, possono essere effettuati sul feto prima della nascita – si parla allora di terapia genica in utero – o dopo la nascita, sul bambino o sull’adulto.

26. Per la valutazione morale occorre tener presenti queste distinzioni. Gli interventi sulle cellule somatiche con finalità strettamente terapeutica sono in linea di principio moralmente leciti. Tali interventi intendono ripristinare la normale configurazione genetica del soggetto oppure contrastare i danni derivanti da anomalie genetiche presenti o da altre patologie correlate. Dato che la terapia genica può comportare rischi significativi per il paziente, bisogna osservare il principio deontologico generale secondo cui, per attuare un intervento terapeutico, è necessario assicurare previamente che il soggetto trattato non sia esposto a rischi per la sua salute o per l’integrità fisica, che siano eccessivi o sproporzionati rispetto alla gravità della patologia che si vuole curare. È anche richiesto il consenso informato del paziente o di un suo legittimo rappresentante.Diversa è la valutazione morale della terapia genica germinale. Qualunque modifica genetica apportata alle cellule germinali di un soggetto sarebbe trasmessa alla sua eventuale discendenza. Poiché i rischi legati ad ogni manipolazione genetica sono significativi e ancora poco controllabili, allo stato attuale della ricerca non è moralmente ammissibile agire in modo che i potenziali danni derivanti si diffondano nella progenie. Nell’ipotesi dell’applicazione della terapia genica sull’embrione, poi, occorre aggiungere che essa necessita di essere attuata in un contesto tecnico di fecondazione in vitro, andando incontro quindi a tutte le obiezioni etiche relative a tali procedure. Per queste ragioni, quindi, si deve affermare che, allo stato attuale, la terapia genica germinale, in tutte le sue forme, è moralmente illecita.

27. Una considerazione specifica merita l’ipotesi di finalità applicative dell’ingegneria genetica diverse da quella terapeutica. Taluni hanno immaginato la possibilità di utilizzare le tecniche di ingegneria genetica per realizzare manipolazioni con presunti fini di miglioramento e potenziamento della dotazione genetica. In alcune di queste proposte si manifesta una sorta di insoddisfazione o persino di rifiuto del valore dell’essere umano come creatura e persona finita. A parte le difficoltà tecniche di realizzazione, con tutti i rischi reali e potenziali connessi, emerge soprattutto il fatto che tali manipolazioni favoriscono una mentalità eugenetica e introducono un indiretto stigma sociale nei confronti di coloro che non possiedono particolari doti e enfatizzano doti apprezzate da determinate culture e società, che non costituiscono di per sé lo specifico umano. Ciò contrasterebbe con la verità fondamentale dell’uguaglianza tra tutti gli esseri umani, che si traduce nel principio di giustizia, la cui violazione, alla lunga, finirebbe per attentare alla convivenza pacifica tra gli individui. Inoltre, ci si chiede chi potrebbe stabilire quali modifiche siano da ritenersi positive e quali no, o quali dovrebbero essere i limiti delle richieste individuali di presunto miglioramento, dal momento che non sarebbe materialmente possibile esaudire i desideri di ciascun singolo uomo. Ogni possibile risposta a questi interrogativi deriverebbe comunque da criteri arbitrari ed opinabili. Tutto ciò porta a concludere che una tale prospettiva d’intervento finirebbe, prima o poi, per nuocere al bene comune, favorendo il prevalere della volontà di alcuni sulla libertà degli altri. Si deve rilevare infine che nel tentativo di creare un nuovo tipo di uomo si ravvisa una dimensione ideologica, secondo cui l’uomo pretende di sostituirsi al Creatore.Nell’affermare la negatività etica di questo tipo di interventi, che implicano un ingiusto dominio dell’uomo sull’uomo, la Chiesa richiama anche la necessità di tornare ad una prospettiva di cura delle persone e di educazione all’accoglienza della vita umana nella sua concreta finitezza storica.

La clonazione umana

28. Per clonazione umana si intende la riproduzione asessuale e agamica dell’intero organismo umano, allo scopo di produrre una o più “copie” dal punto di vista genetico sostanzialmente identiche all’unico progenitore. La clonazione viene proposta con due scopi fondamentali: riproduttivo, cioè per ottenere la nascita di un bambino clonato, e terapeutico o di ricerca. La clonazione riproduttiva sarebbe in teoria capace di soddisfare alcune particolari esigenze, quali, ad esempio, il controllo dell’evoluzione umana; la selezione di esseri umani con qualità superiori; la preselezione del sesso del nascituro; la produzione di un figlio che sia la “copia” di un altro; la produzione di un figlio per una coppia affetta da forme di sterilità non altrimenti trattabili. La clonazione terapeutica, invece, è stata proposta come strumento di produzione di cellule staminali embrionali con patrimonio genetico pre-determinato, in modo da superare il problema del rigetto (immunoincompatibilità); essa è dunque collegata con la tematica dell’impiego delle cellule staminali.I tentativi di clonazione hanno suscitato viva preoccupazione nel mondo intero. Diversi organismi a livello nazionale e internazionale hanno espresso valutazioni negative sulla clonazione umana e nella stragrande maggioranza dei Paesi è stata vietata. La clonazione umana è intrinsecamente illecita, in quanto, portando all’estremo la negatività etica delle tecniche di fecondazione artificiale, intende dare origine ad un nuovo essere umano senza connessione con l’atto di reciproca donazione tra due coniugi e, più radicalmente, senza legame alcuno con la sessualità. Tale circostanza dà luogo ad abusi e a manipolazioni gravemente lesive della dignità umana.

29. Qualora la clonazione avesse uno scopo riproduttivo, si imporrebbe al soggetto clonato un patrimonio genetico preordinato, sottoponendolo di fatto – come è stato affermato – ad una forma di schiavitù biologica dalla quale difficilmente potrebbe affrancarsi. Il fatto che una persona si arroghi il diritto di determinare arbitrariamente le caratteristiche genetiche di un’altra persona, rappresenta una grave offesa alla dignità di quest’ultima e all’uguaglianza fondamentale tra gli uomini.Dalla particolare relazione esistente tra Dio e l’uomo fin dal primo momento della esistenza deriva l’originalità di ogni persona, che obbliga a rispettarne la singolarità e l’integrità, inclusa quella biologica e genetica. Ognuno di noi incontra nell’altro un essere umano che deve la propria esistenza e le proprie caratteristiche all’amore di Dio, del quale solo l’amore tra i coniugi costituisce una mediazione conforme al disegno del Creatore e Padre celeste.

30. Ancora più grave dal punto di vista etico è la clonazione cosiddetta terapeutica. Creare embrioni con il proposito di distruggerli, anche se con l’intenzione di aiutare i malati, è del tutto incompatibile con la dignità umana, perché fa dell’esistenza di un essere umano, pur allo stadio embrionale, niente di più che uno strumento da usare e distruggere. È gravemente immorale sacrificare una vita umana per una finalità terapeutica.Le obiezioni etiche, sollevate da più parti contro la clonazione terapeutica e contro l’uso di embrioni umani formati in vitro, hanno spinto alcuni scienziati a proporre nuove tecniche, che vengono presentate come capaci di produrre cellule staminali di tipo embrionale senza presupporre però la distruzione di veri embrioni umani. Queste proposte hanno suscitato non pochi interrogativi scientifici ed etici, riguardanti soprattutto lo statuto ontologico del “prodotto” così ottenuto. Finché non sono chiariti questi dubbi, occorre tenere conto di quanto affermato dall’Enciclica Evangelium vitae: «tale è la posta in gioco che, sotto il profilo dell’obbligo morale, basterebbe la sola probabilità di trovarsi di fronte ad una persona per giustificare la più netta proibizione di ogni intervento volto a sopprimere l’embrione umano».

L’uso terapeutico delle cellule staminali

31. Le cellule staminali sono cellule indifferenziate che possiedono due caratteristiche fondamentali: a) la capacità prolungata di moltiplicarsi senza differenziarsi; b) la capacità di dare origine a cellule progenitrici di transito, dalle quali discendono cellule altamente differenziate, per esempio, nervose, muscolari, ematiche. Da quando si è verificato sperimentalmente che le cellule staminali, se trapiantate in un tessuto danneggiato, tendono a favorire la ripopolazione di cellule e la rigenerazione di tale tessuto, si sono aperte nuove prospettive per la medicina rigenerativa, che hanno suscitato grande interesse tra i ricercatori di tutto il mondo.Nell’uomo, le fonti di cellule staminali finora individuate sono: l’embrione nei primi stadi del suo sviluppo, il feto, il sangue del cordone ombelicale, vari tessuti dell’adulto (midollo osseo, cordone ombelicale, cervello, mesenchima di vari organi, ecc.) e il liquido amniotico. Inizialmente, gli studi si sono concentrati sulle cellule staminali embrionali, poiché si riteneva che solo queste possedessero grandi potenzialità di moltiplicazione e di differenziazione. Numerosi studi, però, dimostrano che anche le cellule staminali adulte presentano una loro versatilità. Anche se tali cellule non sembrano avere la medesima capacità di rinnovamento e la stessa plasticità delle cellule staminali di origine embrionale, tuttavia studi e sperimentazioni di alto livello scientifico tendono ad accreditare a queste cellule dei risultati più positivi se confrontati con quelle embrionali. I protocolli terapeutici attualmente praticati prevedono l’uso di cellule staminali adulte e sono al riguardo state avviate molte linee di ricerca, che aprono nuovi e promettenti orizzonti.

32. Per la valutazione etica occorre considerare sia i metodi di prelievo delle cellule staminali sia i rischi del loro uso clinico o sperimentale. Per ciò che concerne i metodi impiegati per la raccolta delle cellule staminali, essi vanno considerati in rapporto alla loro origine. Sono da considerarsi lecite quelle metodiche che non procurano un grave danno al soggetto da cui si estraggono le cellule staminali. Tale condizione si verifica, generalmente, nel caso di prelievo: a) dai tessuti di un organismo adulto; b) dal sangue del cordone ombelicale, al momento del parto; c) dai tessuti di feti morti di morte naturale. Il prelievo di cellule staminali dall’embrione umano vivente, al contrario, causa inevitabilmente la sua distruzione, risultando di conseguenza gravemente illecito. In questo caso «la ricerca, a prescindere dai risultati di utilità terapeutica, non si pone veramente a servizio dell’umanità. Passa infatti attraverso la soppressione di vite umane che hanno uguale dignità rispetto agli altri individui umani e agli stessi ricercatori. La storia stessa ha condannato nel passato e condannerà in futuro una tale scienza, non solo perché priva della luce di Dio, ma anche perché priva di umanità». L’utilizzo di cellule staminali embrionali, o cellule differenziate da esse derivate, eventualmente fornite da altri ricercatori, sopprimendo embrioni, o reperibili in commercio, pone seri problemi dal punto di vista della cooperazione al male e dello scandalo. Per quanto riguarda l’uso clinico di cellule staminali ottenute mediante procedure lecite non ci sono obiezioni morali. Vanno tuttavia rispettati i comuni criteri di deontologia medica. Al riguardo occorre procedere con grande rigore e prudenza, riducendo al minimo gli eventuali rischi per i pazienti, facilitando il confronto degli scienziati tra di loro e offrendo un’informazione completa al grande pubblico. È da incoraggiare l’impulso e il sostegno alla ricerca riguardante l’impiego delle cellule staminali adulte, in quanto non comporta problemi etici.

Tentativi di ibridazione

33. Recentemente sono stati utilizzati ovociti animali per la riprogrammazione di nuclei di cellule somatiche umane – generalmente chiamata clonazione ibrida – , al fine di estrarre cellule staminali embrionali dai risultanti embrioni, senza dover ricorrere all’uso di ovociti umani. Dal punto di vista etico simili procedure rappresentano una offesa alla dignità dell’essere umano, a causa della mescolanza di elementi genetici umani ed animali capaci di turbare l’identità specifica dell’uomo. L’eventuale uso delle cellule staminali, estratte da tali embrioni, comporterebbe inoltre dei rischi sanitari aggiuntivi, ancora del tutto sconosciuti, per la presenza di materiale genetico animale nel loro citoplasma. Esporre consapevolmente un essere umano a questi rischi è moralmente e deontologicamente inaccettabile.

L’uso di “materiale biologico” umano di origine illecita

35. Una fattispecie diversa viene a configurarsi quando i ricercatori impiegano “materiale biologico” di origine illecita che è stato prodotto fuori dal loro centro di ricerca o che si trova in commercio. L’Istruzione Donum vitae ha formulato il principio generale che in questi casi deve essere osservato: «I cadaveri di embrioni o feti umani, volontariamente abortiti o non, devono essere rispettati come le spoglie degli altri esseri umani. In particolare non possono essere oggetto di mutilazioni o autopsie se la loro morte non è stata accertata e senza il consenso dei genitori o della madre. Inoltre va sempre fatta salva l’esigenza morale che non vi sia stata complicità alcuna con l’aborto volontario e che sia evitato il pericolo di scandalo». A tale proposito è insufficiente il criterio dell’indipendenza formulato da alcuni comitati etici, vale a dire, affermare che sarebbe eticamente lecito l’utilizzo di “materiale biologico” di illecita provenienza, sempre che esista una chiara separazione tra coloro che da una parte producono, congelano e fanno morire gli embrioni e dall’altra i ricercatori che sviluppano la sperimentazione scientifica. Il criterio di indipendenza non basta a evitare una contraddizione nell’atteggiamento di chi afferma di non approvare l’ingiustizia commessa da altri, ma nel contempo accetta per il proprio lavoro il “materiale biologico” che altri ottengono mediante tale ingiustizia. Quando l’illecito è avallato dalle leggi che regolano il sistema sanitario e scientifico, occorre prendere le distanze dagli aspetti iniqui di tale sistema, per non dare l’impressione di una certa tolleranza o accettazione tacita di azioni gravemente ingiuste. Ciò infatti contribuirebbe a aumentare l’indifferenza, se non il favore con cui queste azioni sono viste in alcuni ambienti medici e politici. Talvolta si obietta che le considerazioni precedenti sembrano presupporre che i ricercatori di buona coscienza avrebbero il dovere di opporsi attivamente a tutte le azioni illecite realizzate in ambito medico, allargando così la loro responsabilità etica in modo eccessivo. Il dovere di evitare la cooperazione al male e lo scandalo, in realtà, riguarda la loro attività professionale ordinaria, che devono impostare rettamente e mediante la quale devono testimoniare il valore della vita, opponendosi anche alle leggi gravemente ingiuste. Va pertanto precisato che il dovere di rifiutare quel “materiale biologico” – anche in assenza di una qualche connessione prossima dei ricercatori con le azioni dei tecnici della procreazione artificiale o con quella di quanti hanno procurato l’aborto, e in assenza di un previo accordo con i centri di procreazione artificiale – scaturisce dal dovere di separarsi, nell’esercizio della propria attività di ricerca, da un quadro legislativo gravemente ingiusto e di affermare con chiarezza il valore della vita umana. Perciò il sopra citato criterio di indipendenza è necessario, ma può essere eticamente insufficiente.Naturalmente all’interno di questo quadro generale esistono responsabilità differenziate, e ragioni gravi potrebbero essere moralmente proporzionate per giustificare l’utilizzo del suddetto “materiale biologico”. Così, per esempio, il pericolo per la salute dei bambini può autorizzare i loro genitori a utilizzare un vaccino nella cui preparazione sono state utilizzate linee cellulari di origine illecita, fermo restando il dovere da parte di tutti di manifestare il proprio disaccordo al riguardo e di chiedere che i sistemi sanitari mettano a disposizione altri tipi di vaccini. D’altra parte, occorre tener presente che nelle imprese che utilizzano linee cellulari di origine illecita non è identica la responsabilità di coloro che decidono dell’orientamento della produzione rispetto a coloro che non hanno alcun potere di decisione. Nel contesto della urgente mobilitazione delle coscienze in favore della vita, occorre ricordare agli operatori sanitari che «la loro responsabilità è oggi enormemente accresciuta e trova la sua ispirazione più profonda e il suo sostegno più forte proprio nell’intrinseca e imprescindibile dimensione etica della professione sanitaria, come già riconosceva l’antico e sempre attuale giuramento di Ippocrate, secondo il quale ad ogni medico è chiesto di impegnarsi per il rispetto assoluto della vita umana e della sua sacralità».

CONCLUSIONE

36. L’insegnamento morale della Chiesa è stato talvolta accusato di contenere troppi divieti. In realtà esso è fondato sul riconoscimento e sulla promozione di tutti i doni che il Creatore ha concesso all’uomo, come la vita, la conoscenza, la libertà e l’amore. Un particolare apprezzamento meritano perciò non soltanto le attività conoscitive dell’uomo, ma anche quelle pratiche, come il lavoro e l’attività tecnologica. Con queste ultime, infatti, l’uomo, partecipe del potere creatore di Dio, è chiamato a trasformare il creato, ordinandone le molteplici risorse in favore della dignità e del benessere di tutti gli uomini e di tutto l’uomo, e ad esserne anche il custode del valore e dell’intrinseca bellezza.Ma la storia dell’umanità è testimone di come l’uomo abbia abusato, e abusi ancora, del potere e delle capacità che gli sono state affidate da Dio, dando luogo a diverse forme di ingiusta discriminazione e di oppressione nei confronti dei più deboli e dei più indifesi. I quotidiani attentati contro la vita umana; l’esistenza di grandi aree di povertà nelle quali gli uomini muoiono di fame e di malattia, esclusi dalle risorse conoscitive e pratiche di cui invece dispongono in sovrabbondanza molti Paesi; uno sviluppo tecnologico ed industriale che sta creando il concreto rischio di un crollo dell’ecosistema; l’uso delle ricerche scientifiche nell’ambito della fisica, della chimica e della biologia per scopi bellici; le numerose guerre che ancor oggi dividono popoli e culture, sono, purtroppo, soltanto alcuni segni eloquenti di come l’uomo possa fare un cattivo uso delle sue capacità e diventare il peggior nemico di se stesso, perdendo la consapevolezza della sua alta e specifica vocazione di essere collaboratore dell’opera creatrice di Dio. Parallelamente la storia dell’umanità manifesta un reale progresso nella comprensione e nel riconoscimento del valore e della dignità di ogni persona, fondamento dei diritti e degli imperativi etici con cui si è cercato e si cerca di costruire la società umana. Proprio in nome della promozione della dignità umana si è, perciò, vietato ogni comportamento ed ogni stile di vita che risultava lesivo di tale dignità. Così, per esempio, i divieti, giuridico-politici e non solo etici, nei confronti delle varie forme di razzismo e di schiavitù, delle ingiuste discriminazioni ed emarginazioni delle donne, dei bambini, delle persone malate o con gravi disabilità, sono testimonianza evidente del riconoscimento del valore inalienabile e dell’intrinseca dignità di ogni essere umano e segno di un progresso autentico che percorre la storia dell’umanità. In altri termini, la legittimità di ogni divieto si fonda sulla necessità di tutelare un autentico bene morale.

37. Se il progresso umano e sociale si è inizialmente caratterizzato soprattutto attraverso lo sviluppo dell’industria e della produzione dei beni di consumo, oggi si qualifica per lo sviluppo dell’informatica, delle ricerche nel campo della genetica, della medicina e delle biotecnologie applicate anche all’uomo, settori di grande importanza per il futuro dell’umanità nei quali, però, si verificano anche evidenti e inaccettabili abusi. «Come un secolo fa ad essere oppressa nei suoi fondamentali diritti era la classe operaia, e la Chiesa con grande coraggio ne prese le difese, proclamando i sacrosanti diritti della persona del lavoratore, così ora, quando un’altra categoria di persone è oppressa nel diritto fondamentale alla vita, la Chiesa sente di dover dare voce con immutato coraggio a chi non ha voce. Il suo è sempre il grido evangelico in difesa dei poveri del mondo, di quanti sono minacciati, disprezzati e oppressi nei loro diritti umani». In virtù della missione dottrinale e pastorale della Chiesa, la Congregazione per la Dottrina della Fede si è sentita in dovere di riaffermare la dignità e i diritti fondamentali e inalienabili di ogni singolo essere umano, anche negli stadi iniziali della sua esistenza, e di esplicitare le esigenze di tutela e di rispetto che il riconoscimento di tale dignità a tutti richiede.L’adempimento di questo dovere implica il coraggio di opporsi a tutte quelle pratiche che determinano una grave e ingiusta discriminazione nei confronti degli esseri umani non ancora nati, che hanno la dignità di persona, creati anch’essi ad immagine di Dio. Dietro ogni “no” rifulge, nella fatica del discernimento tra il bene e il male, un grande “sì” al riconoscimento della dignità e del valore inalienabili di ogni singolo ed irripetibile essere umano chiamato all’esistenza. I fedeli si impegneranno con forza a promuovere una nuova cultura della vita, accogliendo i contenuti di questa Istruzione con l’assenso religioso del loro spirito, sapendo che Dio offre sempre la grazia necessaria per osservare i suoi comandamenti e che in ogni essere umano, soprattutto nei più piccoli, si incontra Cristo stesso (cf. Mt 25, 40). Anche tutti gli uomini di buona volontà, in particolare i medici e i ricercatori aperti al confronto e desiderosi di raggiungere la verità, sapranno comprendere e condividere questi principi e valutazioni, volti alla tutela della fragile condizione dell’essere umano nei suoi stadi iniziali di vita e alla promozione di una civiltà più umana.

Il Sommo Pontefice Benedetto XVI, nell’Udienza concessa il 20 giugno 2008 al sottoscritto Cardinale Prefetto, ha approvato la presente Istruzione, decisa nella Sessione Ordinaria di questa Congregazione, e ne ha ordinato la pubblicazione.

Roma, dalla Sede della Congregazione per la Dottrina della Fede, l’8 settembre 2008, Festa della Natività della Beata Vergine Maria.

WILLIAM Card. LEVADA

Prefetto

+LUIS F. LADARIA, S.I.

Arcivescovo tit. di Thibica

Segretario

Congregazione per la Dottrina della fede

“Se non ci fosse stata la Medicina??”;posizione sul caso E.Englaro

Silenzio.
Beppino Englaro ha chiesto solo il silenzio da parte dei Mass-Media.
Rispetto.
Rispetto per un padre che dopo troppi anni di battaglie legali (e chissà di quante battaglie morali) ha ricevuto la notizia più drammatica della sua vita, ma anche la più ambita: la possibilità di rendere atto delle volontà della propria figlia, Eluana.

Sono passati alcuni giorni da questa richiesta ed effettivamente i mass-media non hanno continuato a sfornare notizie su notizie..cioè variazioni su un medesimo tema che nessuno ha il coraggio di sviscerare.

Ma non sono qui per fare politica; con questo post voglio esprimere una personale presa di posizione sulla vicenda.

Punto della Situazione

Come per qualsiasi paziente, anche per Eluana la legge impone (giustamente) l’osservanza delle varie leggi sulla privacy, in modo da tutelare il riservo su una delle cose più importanti delle persone: la salute.
Conseguentemente a ciò, è praticamente impossibile conoscere le reali condizioni della paziente, il risultato dei vari esami medici, le cure “minime” (onde evitare l’accanimento terapeutico) che vengono giornalmente prescritte dai vari medici che la seguono.
Sappiamo solo una cosa: Eluana è in “coma vegetativo persistente”.

Risulta quindi impossibile costruire un dibattito basandoci sulle informazioni fin qui riportate.
Infatti, già la definizione di “coma vegetativo persistente(lo indicherò con CVP) lascia un pò a desiderare in quanto, dopo 16 anni in tale condizione, direi che si potrebbe parlare di “coma perenne” (secondo la definizione Inglese sul tema, basta un anno in tale condizione per definire come tali i pazienti colpiti da gravi danni a livello corticale e che presentano una attività cerebrale legata solo a cicli circadiani sonno/veglia , comunque non cognitivi).

Ripeto: non sono un Medico e, inoltre, sono ancora agli inizi dei miei studi; non posso quindi avere una conoscenza tale da esprimermi in modo preciso. Perciò accetterò ogni critica su quello che vado a dire di seguito.

Introduzione alla situazione clinica dei pazienti in “condizione vegetativa”

Studiando (per conto mio) una parte del libro “Principi di Neuroscienze” ( Kandel et al. , CEA ) e leggendo un documento della BMJ ( United Kingdom ) ho realizzato che:

a) I pazienti in CVP presentano delle attività “vegetative” (cioè indipendenti dalla volontà delle aree corticali, cioè quelle cognitive).
Infatti, in caso di danni gravi (certamente da quantificare e da definire in funzione delle varie aree corticali interessate) bilaterali a livello della neocortex (situazione molto diffusa in conseguenza di incidenti stradali) tali pazienti risultano privati delle facoltà superiori, che appunto risiedono a livello della corteccia.
Quest’ultima è la porzione più esterna del telencefalo.
E’ formata da una serie di circonvoluzioni e di solchi, che le limitano.
La neocortex è formata da strati di cellule neuronali supportate da cellule gliali,deputate al trofismo delle neuronali stesse.

Un danno a livello di aree quali la circonvoluzione pre-centrale (motoria) e post-centrale (sensitiva) può portare ad una incapacità nell’eseguire (rispettivamente) movimenti e nel ricevere sensazioni dalle varie parti del corpo.

L’assenza di danni a livello del tronco dell’encefalo permette il mantenimento di funzioni vegetative quali i controlli riflessi della pressione arteriosa, la presenza del riflesso di deglutizione, ecc.

Detto ciò, si comprende il perchè pazienti che presentano tali danni encefalici risultino capaci di aprire gli occhi, deglutire (quindi cibarsi), presentano riflessi a livello cardiocircolatorio e possano respirare autonomamente.

Per inciso, aggiungo che lo studio della fisiologia ci permette di conoscere che l’atto respiratorio è determinato da una scarica successiva di neuroni del centro della respirazione (eventualmente modulato dalla cortex) ed il cuore può autonomamente battere (come nei trapiantati che non hanno più modulazione da parte del vago/simpatico ); quindi non sonno da considerarsi fenomeni di tipo cosciente.

b) L’utilizzo di tecniche di imaging che “seguono” metaboliti (glucosio) marcati radioattivamente permette di comprendere quali aree corticali di tali pazienti sono compromesse.
Pur ricevendo sangue o, ancora più gravemente, non ricevendone affatto, tali aree possono non utilizzare più glucosio o subire processi di necrosi irreversibili ( in pochi minuti). Questo vuol dire mancanza di attività cioè mancanza delle facoltà superiori alle quali tali aree erano deputate.

Farmaci somministrati

Anche in questo caso è difficile risalire ai farmaci che vengono somministrati; si ipotizza comunque l’uso sicuramente di anticoagulanti per evitare trombi che potrebbero formarsi in pazienti che passano tutto il giorno stando seduti/sdraiati.
Ho letto (non so quanto sia attendibile la fonte) che vengono anche somministrati farmaci antiepilettici (in funzione del caso).

In questi due casi si potrebbe parlare di accanimento terapeutico; 100 anni fa (oltre all’assenza di rianimazione) non avremmo neanche discusso di tutto ciò. Qualcosa di molto grave sarebbe “fisiopatologicamente” accaduto.

La Soluzione fisiologica ( NaCl al 0,09%) è acqua ??? A me sembra una “soluzione omogena, sterile per iniezione intravenosa isosmotica rispetto al sangue”; mi sembra una medicina.
(“Dare da bere agli assetati” vuol dire fornire un bicchiere di acqua a chi te lo chiede…..e che percepisce il senso di sete !!).

Alimentazione con sondino naso-gastrico ………non proprio una medicina, effettivamente è cibo, omogenato di cibo, ma cibo; rimane comunque il fatto che non soddisfa alcun “bisogno di nutrirsi” per mancanza di tali capacità cognitive nel paziente.

Analisi Personale (di tipo TEORICO e DEDUTTIVO, basandosi su precedenti affermazioni dimostrate)

  • Nel caso un paziente presenti le sopradette condizioni cliniche, credo sia leggermente forzata la definizione di vita…non credo che nessuno definisca il battito autonomo del cuore o la respirazione come vita; in fin dei conti la chiesa consente il trapianto degli organi (nonstante le ultime dichiarazioni di una giornalista dell’Osservatore Romano che proporrebbe una revisione dei principi della dichiarazione di Oxford).
  • La possibilità di risveglio (nel senso di ripresa delle capacità cognitive) di tali pazienti dovrebbe essere valutata in funzione dei danni a livello corticali; nessuno credo possa addurre che le facoltà cognitive siano di pertinenza di altri loci encefalici.
  • I danni a livello encefalico (danni di tipo necrotico, distruttivi) sono (allo stato attuale della Scienza) irrimediabili (solo utlizzando cellule staminali forse fra qualche anno si potrà vedere realizzato questo sogno dei ricercatori/medici).
  • Credo che le possibiità di recupero (dopo 17 anni) siano veramente esigue e comunque impossibili da quantificare.
  • La presenza di eventuali somministrazioni farmaceutiche dovrebbe essere interrotta (accanimento terapeutico).
  • La valutazione di precedenti volontà riportate da familiari o, comunque, da fonti attendibili (cosa che riguarda il diritto, non la Medicina) dovrebbe essere alla base di una razionale decisione giuridica presa in un paese fondato sulla “libertà di pensiero e di religione” (non tutti dobbiamo sottostare alle decisioni della Chiesa Cattolica), caratterizzato da un pluralismo ideologico, inalienabile in una società moderna.

Personalmente concludo che:

  • è necessario rispettare le decisioni del Paziente
  • il decorso della legge è (per ora) stato pluralista ed assolutamente costituzionale; siamo in presenza di una lacuna legislativa grande come un oceano (in quanto potrebbe potenzialmlente interessare tutti i cittadini)
  • La “vita” fatta di sorrisi, relazioni, amore, pensieri, sensazioni, attività cerebrali in questi pazienti si conclude nel momento in cui lo standard  “quali/quantitativo del pool neuronale” risulta essere inferiore a quello necessario per avere una vita di relazione, per avere tali “sensazioni/relazioni interpersonali”…se quella di tali pazienti viene definita vita allora io cosa stò vivendo?? una super vita????
  • Ok, ipotizziamo di non accettare la pluralità di pensiero religioso/ideologico…
    Ok,la mia vita è in mano ad una entità superiore dalla quale derivo ed alla quale tornerò, la quale è pienamente in possesso delle mie volontà, che fa di me quello che vuole.
    Se tale entità ha deciso di “incidentare un persona” è forse colpa dei medici che hanno cercato di salvarla se si trova in quelle condizioni?? Forse la chiamata di tale entità è già avvenuta, noi la stiamo solo “eroicamente” rimandando…in fin dei conti vorremmo sempre avere accanto a noi i nostri cari.

    Se non ci fosse stata la Medicina???
    (In fin dei conti non credo che una Scienza che cerca di rimandare gli infarti, le trombosi, i cancri scritti in un “disegno divino” sia stata voluta dal progettista; andrebbe contro i suoi interessi…forse siamo tutti in un grande disegno…ma allora è un pessimo progetto perchè dissipa energie in modo scandaloso!!)
    Se non ci fosse la Medicina non sarei qui a discutere.
    Siamo quindi coerenti…ringraziamo la Scienza intera ma lasciamo che il decorso di questa situazione sia quello voluto 17 anni fa (non so da chi; fato? Dio?).

In fin dei conti il nostro fine ultimo non è quello di morire (lo dicono le telomerasi)???
P.s. Qualsiasi critica è ben accetta; evnetualmente lasciarte anche indirizzo mail o scirvete al mio indirizzo che si trova nella sezione disclaimer (in alto)

Ritornato…

Mi sono preso una settimana di riflessione dopo l’esperienza di Anatomia Settoria.

Ci vuole coraggio per donare il proprio corpo alla Scienza…ma se questo servirà a formare bravi Medici, ben venga.

Non mi resta (non ci resta) che ringraziare queste persone.
Ci siamo presi un bell’impegno; quello di far fruttare tale opera di bene!

A tutti i lettori voglio solo consigliare una cosa: donate gli organi e, se non è possibile, donate il corpo alla scienza…

Non è stata solo una “esercitazione su cadavere”….

La sensazione è fantastica….difficile da descrivere, ma ci proverò.

La successione dei fatti è stata semplice; sveglia, doccia, niente colazione ( “prevenire è meglio che curare!”), treno…non stavo nella pelle: nn vedevo l’ora!

L’Ospedale Bellaria è lontano dal centro; Bus n°36 e via verso il capolinea…verso l’Ospedale…verso la Camera Mortuaria.

L’edificio sorge sopra una montagnola, come a ricordarci che nell’antichità le sacrificazioni venivano fatte su di una superficie di marmo rialzata da terra…forse per avvicinare il cadavere al cielo…forse per sentirci più potenti…forse per chiedere scusa da più vicino…

Nello stesso “padiglione” sono ubicate sala mortuaria, chiesa, sala delle autopsie.
La Croce sopra la porta della Cappella, all’esterno dell’edificio, sembrava ricordarmi che in fin dei conti il nostro paese è permeato da Secoli di Religiosità invasiva; quel simbolo religioso era lì, quasi a dirci che potevamo scegliere fra “la fede e la scienza”…. ho camminato oltre da qualche anno….ed ho scelto.

Entriamo nella sala di aspetto; in cinque minuti siamo già all’ascensore, a quel classico ascensore con portata pari a 20 persone o 1 persona + 1 barella/bara… ci siamo: stiamo salendo verso la sala settoria.

La porta dell’ascensore si apre; sul muro di fronte un coperchio di una bara e, sulla destra ed in basso, una bara già pronta…inizi a pensare che la morte si avvicina, il senso della morte c’è, è nell’aria.

Inspiri; l’aria ti entra nelle cavità nasali: rinofaringe, orofaringe, ipofaringe, trachea, bronchi… l’anatomia ti sta prendendo la mano… le tue terminazioni olfattive, sotto l’osso etmoide, inviano un segnale al cervello: odore di pulilto, di candido, di asetticità al cubo…

Esci dall’ascensore e ti guardi intorno; pareti asettiche, chiare, pulitissime; porte verdi, maniglie in alluminio; sembra un bel reparto di un ospedale nuovo di zecca…peccato non sia un luogo di speranza, ma solo di pianto…

Continui a camminare fra le porte aperte….ti giri per guardare… un frigo in una stanza, nell’altra due sacchi bianchi dall’aspetto mummiforme….dai fa niente, manca poco….

Ritorni sui tuoi passi, alzi lo sguardo e davanti a te 4 persone intorno al tavolo settorio; sopra una serie di teli in PVC…. siamo nella preparazione della sala settoria.

Il Prof. Mazzotti ci viene incontro; saluto di benvenuto e istruzioni:

a)alzare i pantaloni
b) infilare copri-calzari in plastica
c)camice

Siamo pronti??? io credo di si….

Entro nella sala….prendo i guanti sul tavolo; mi infilo il destro; per il sinistro è stata un’impresa perchè la testa era già impegnata ad elaborare in immagini gli impulsi che le arrivavano dal nervo ottico…ormai avevo guardato oltre i teli…

Mi avvicino al tavolo; l’odore è di solvente, non di morto (che fortuna!).

Il Prof. ci augura una buona lezione, si scusa per non poterci far vedere una vera autopsia; per lui ci dobbiamo accontentare di un cadavere preparato (cioè già aperto, posto sotto formallina e conservato da tempo!)… è troppo grande questo regalo, altro che accontentarsi!

Non sai se essere contento, perchè realizzi uno dei sogni della tua vita, o essere toccato dal fatto che quella era una persona; sorvoliamo, dovremo abituarci….

Le Colleghe del 6° Anno ci elencano le solite precauzioni; attenzione a non sciupare gli organi, fate tutte le domande che volete, se vi sentite male uscite un attimo che nn ci sono problemi (dicono loro!), ci sono abituate.

La lezione inizia.

Il cadavere ha un aspetto giallognolo (dato dalla formalina); è una donna ( ha il seno sinistro); manca degli arti inferiori e delle braccia ( è un preparato del solo busto, senza arti ); la testa è coperta da un telo bianco che lascia intravedere le cavità orbitarie sopra la prominenza nasale; il bacino è coperto dal telo in PVC, che come una tuta ricopre il cadavere da almeno due anni, “solamente” nei lunghi periodi durante i quali non viene esposto per essere osservato da circa 600 occhi annui…

“…questa è la pella…apriamo l’incisura mediale e scopriamo il torace….”.

In superficie si notano le coste, lo sterno, i muscoli grande pettorale…viene tolto quest’ultimo e scopriamo il piccolo pettorale…sulla parte sinistra è presente un seno; ha un aspetto parenchimatoso, giallognolo ( con il capezzolo ancora in sede )  completamente privato del suo rivestimento epiteliale…

Segue puntualizzazione sulla importanza dei linfonodi ascellari.

“E’ importante per la semeiotica anche il punto di articolazione fra corpo e manubrio dello sterno”ci dice la collega; “toccatelo pure ragazzi”…i guanti fanno da isolante, ma era molto freddo….

Tolto il placcone sternale, vediamo gli organi toracici in sede anatomica; cuore nel mediastino (mediale) polmoni ai lati… viene tolto il cuore (perchè preparato!).
Ce lo giriamo fra di noi… è molto diverso da quello di maiale ed ha la forma ( a trapezio) assunta in organogenesi…vale più questo secondo che 3 ore sul Netter….

L’aorta è i sede anartomica, ed è enorme…grande anche la cava inferiore a livello dell’orifizio diaframmatico corrispondente.
Polmone sulla destra; notare quanto è grande….ilo del polmone…ecc.
La cavità del polmone è enorme; ” infilateci una mano e andate giù verso il diaframma, così potete sentire dove arriva la pleura…”; estremo: sto toccando le interiora di un Homo Sapiens Sapiens…

Piano piano una serie di consideraizioni anatomiche importantissime ci vengono cantate, e noi come bambini vogliosi di ascoltare una favola apriamo gli orecchi…

Dal vero capisci rapporti fra organi, dimensioni, ecc…. non siamo nel bidimensionale di un libro; questi sono muscoli, ossa, tendini, legamenti, connettivo….

Il problema è che ti fermi a riflettere e capisci che un giorno ci siamo, che siamo la macchina più perfetta e bella del mondo e che il momento dopo possiamo non esserci più; forse la Medicina serve a questo, cioè a metterci l’animo in pace dicendo che è stato fatto tutto il possibile e che quella morte  ha contribuito a salvare qualcuno.
Che sia una sola persona o un miliardo non importa; l’importante è che sia servito per un’opera di bene.

La collega le scopre il viso; non fa effetto, sembra una mummia…era una donna…era…

Sei a contatto con la morte, sei a contatto con un qualcosa che non riesci a spiegare…o meglio: non riesci a spiegare questa nostra transitorietà terrena.

…e ti domandi perchè….perchè….forse la morte non è vana….forse…

Non so come considerarmi; se uno sciacallo o uno da scomunicare…
Voglio semplicemente considerarmi uno Scienziato, che ha semplicemente analizzato il suo oggetto di studio; in fin dei conti quella è stata una persona ma ora non lo è più..diciamoci la verità: le manca quel qualcosa che non sappiamo cos’è , ma che ci rende noi; noi, uomini unici e non rari, diversi l’uno dall’altro e insostituibili.

Questa signora Austriaca o Svizzera ( non ho capito bene) ha deciso di donarsi alla Scienza…era anziana, aveva una bella dentatura, dai polmoni risultava una non fumatrice; non sò niente di lei…ma la ringrazio.

La ringrazio perchè ci ha permesso di capire il corpo umano, perchè ha avuto il coraggio di mostrarsi come nessuno fa mai, perchè non ha ancora ricevuto una solenne celebrazione; fra qualche tempo verrà cremata e il suo corpo verrà tumulato in qualche tomba a ricordare una persona che non c’è più da tanto, ma che è stata comunque presente per molto.

Grazie per tutto….Signora dell’Ospedale Bellaria, della Sala Mortuaria, del Giorno 11 Dicembre del 2007.