Il nostro futuro ?? Tempi precari anche per i medici

fonte: http://www.kwsalute.kataweb.it/Notizia/0,1044,5610,00.html

Tempi precari anche per i medici
Adele Sarno

La precarietà nel mondo dei camici bianchi si batte con la riorganizzazione di un sistema che funziona male. Perché i futuri medici svolgono studi regolari, spesso si laureano in tempo ma a distanza di tre anni dalla fine degli studi nel 75% dei casi sono ancora disoccupati. Quella in medicina infatti è una laurea che senza specializzazione non ha sbocchi professionali. Ma in specializzazione bisogna entrarci e se anche un medico ci riesce e completa il suo percorso professionale non vuol dire che il gioco sia fatto. Bisogna sempre cercare lavoro.

Il ‘Rapporto sul precariato nella professione medica’. La Commissione giovani medici dell’Ordine provinciale dei Medici, chirurghi e odontoiatri di Roma, ha svolto un’indagine, inviando un questionario a tutti i medici, prendendo in esame gli ultimi 15 anni della sanità italiana. “I dati parlano chiaro – afferma la dottoressa Debora Giannini, specialista in endocrinologia, revisore dei conti dell’Ordine dei medici di Roma e membro della commissione per i giovani –. Dal 2004 al 2007, il 75 per cento dei laureati in medicina dopo tre anni non ha trovato lavoro”. E qualche anno fa la situazione era simile. “Nel 2001-2004, i camici bianchi disoccupati ammontavano al 74%. Ma se si rapporta con dieci anni fa la situazione è radicalmente diversa. Nel periodo 1995-1998, infatti, solo il 55% dei medici italiani era ‘a spasso’, a fronte di un 45% che esercitava stabilmente la propria professione”. E quel 25% occupato? “Solo il 13% è un lavoratore ‘stabile’, mentre il 12% è precario”.

Un percorso difficile. “Per capire il problema non bastano i numeri – spiega la Giannini – bisogna pensare ai giovani e al percorso che si trovano ad affrontare. Un aspirante medico deve riuscire a entrare nelle facoltà di medicina blindate dal numero chiuso, superare sei anni di esami, arrivare alla laurea e superare l’abilitazione. Ma una volta ottenuta la pergamena deve ricominciare da capo”. La trafila continua con il mettersi in coda per entrare in una specializzazione dove la meritocrazia è un criterio di selezione che conta poco. E così il futuro specializzando è costretto a cambiare città, ospedale e professore pur di riuscire a fare ciò che desidera. E una volta diventato specializzando in formazione?

“Si ricomincia di nuovo da capo – continua la Giannini –. Al futuro medico specializzato aspettano altri cinque anni di formazione, che non è detto che lo conducano sulla strada di un’occupazione sicura. Inoltre la specializzazione è incompatibile con altri incarichi professionali”. Insomma chi si specializza non può iniziare a svolgere la professione privatamente e ricomincia da capo, iniziando a cercare una struttura in grado di assorbirlo. Certo è che uno specializzando guadagna perché firma un contratto con l’azienda ospedaliera presso cui lavora e da qualche mese c’è stato anche un adeguamento economico, che ha portato da 870 euro a 1.700 euro lo stipendio. Ma chi in specializzazione non entra?

La specializzazione mancata. Non tutti però entrano in specializzazione. E così chi non ce la fa è costretto a cercare soluzioni di ripiego, come per esempio farsi assumere a tempo determinato in strutture private o convenzionate con il Ssn, dove poter fare prelievi o lavorare come guardia medica. “Ebbene – continua la Giannini – il dato allarmante è che questi ragazzi sono sotto pagati. Basti pensare che in alcuni casi prendono 9-10 euro lordi all’ora per fare dei turni massacranti”. E se è vero che anni fa chi non entrava in specializzazione poteva tentare la strada del medico di famiglia, oggi per diventarlo è necessario fare un corso di specializzazione per avere un contratto di convenzione che consenta di raggiungere il ‘numero’, ovvero il codice che attribuisce a un medico di famiglia un paziente.

“Questo precariato – continua la dottoressa Giannini – dipende da un sistema ingolfato da pratiche di spoil system, clientelari e, in particolare, da una sbagliata pianificazione universitaria”. In pratica troppo spesso i posti delle specializzazioni vengono assegnati senza fare un’indagine di mercato reale e così accade che sono pochi quelli che accedono in reparto da specializzandi e non sono neanche sicuri di trovare uno sbocco lavorativo. “Bisognerebbe aumentare il numero dei posti, facendo specializzare anche senza retribuzione, dando così la possibilità a persone capaci e motivate di qualificarsi comunque, per poter essere in futuro ‘competitivi’ e offrendo al cittadino la possibilità di una scelta più equilibrata. Infine perché in Italia si raggiunga il livello di altri paesi bisognerebbe far sì che le strutture sanitarie siano obbligate a fornire una certificazione di trasparenza delle attività svolte”

09 Luglio 2008

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Pubblicato su Uncategorized. 1 Comment »

Una Risposta to “Il nostro futuro ?? Tempi precari anche per i medici”

  1. gilda vacca Says:

    La situazione del medico italiana è veramente assurda.A 52 anni lavoro ancora come precaria in guardia medica e come me molti altri colleghi.Eppure mancano i medici sia in pubblico che in privato,mentre la pletora ha raggiunto livelli allarmanti.Perchè non si comincia a dare a tutti la possiblità di esecitare come medico di famiglia per esempio,almeno a noi scritti in graduatoria regionale,saranno poi a pazienti a promuoverci o bocciarci.cosa ne pensano i colleghi di questa proposta?Mi piacerebbe avere delle opinioni in merito.


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